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domenica, febbraio 05, 2006

Oggi nasce ufficialmente niknet-news.

Finalmente una nuova avventura inizia. Correte numerosi!!!

http://www.niknet-news.com

Postato da: niknet alle 05:08 | link | commenti |
giochi, guide utili, software utili, telefonia, link interessanti

martedì, gennaio 31, 2006

Carissimi utenti,
niknet internet e tecnologia va in pensione e dalla sue ceneri nasce il sito nuvo di zecca

http://www.niknet-news.com/portale/

Venite numerosi ed iscrivetevi!!


Grazie a tutti i visitatori del mio blog!

Postato da: niknet alle 03:37 | link | commenti |
giochi, guide utili, software utili, telefonia, link interessanti

venerdì, gennaio 20, 2006

Parto con l'annuncio di ENORMI NOVITà in arrivo (questione di pochissime settimane) .... presto nuovi dettagli

Fortuna che c'è BUSH che ci salva...

Il dipartimento di Giustizia ha chiesto a un giudice federale
di imporre al motore di ricerca l'obbligo di comunicare le richieste
Pornografia online, il governo Usa
vuole da Google i dati sulla domanda

Una prima ingiunzione di questo tipo era stata respinta dall'azienda

<B>Pornografia online, il governo Usa<br>vuole da Google i dati sulla domanda</B>

NEW YORK - Il Dipartimento di Giustizia Usa ha chiesto a un giudice federale di imporre a Google, il motore di ricerca più usato al mondo, di fornire le informazioni sulla tipologia di ricerca fatta dai propri utenti. La richiesta si riferisce in particolare alle query registrate nel periodo che va dall'1 giugno al 31 luglio dell'anno scorso. Il governo chiedeva inoltre un milione dei siti più ricorrenti selezionati dagli archivi di Google.

In una memoria presentata presso la Corte distrettuale di San Josè, il dipartimento di Giustizia rivela che Google si è rifiutata di accettare lo scorso anno una simile richiesta, opponendo dubbi per la violazione della privacy, nonchè la rivelazione dei segreti industriali del motore, sia di natura tecnologica sia strategica. Il dipartimento di Giustizia sostiene inoltre che diversi, tra i principali concorrenti di Google, hanno già risposto positivamente ad un'analoga richiesta.

L'obiettivo del governo è verificare e quantificare quante volte spuntano temi pornografici nelle pagine ricercate.

La richiesta fa parte di un più ampio tentativo del governo di rendere effettiva una legge del 1998, la Child Online Protection Act, or COPA, che punisce i siti che permettono ai bambini di vedere la pornografia.

Ma in una decisione del 2004 la Corte Suprema ha accolto un ricorso con il quale si chiedeva di impedire al governo di obbligare i siti ad applicare forzatamente tale legge.

Gli avvocati di Google sostengono che in questo modo potrebbe essere rivelata l'identità degli utenti del motore di ricerca, e hanno annunciato battaglia contro la nuova richiesta del governo.

(fonte : repubblica.it)

Postato da: niknet alle 20:38 | link | commenti |

giovedì, gennaio 19, 2006

Vi piace qualche artista in particolare e vorreste una radio come volete voi senza dj e interruzioni pubblicitarie? provate questo sito --> http://www.pandora.com/ e rimarrete stupiti.

Potrete scegliere i vostri artisti preferiti e vi verrà creata una radio su misura con una qualità identica ai vostri mp3 !!

Provare per credere

Postato da: niknet alle 22:06 | link | commenti |
link interessanti

I pc cresceranno più del previsto?

Per i PC è crescita a doppia cifra
Le stime di Gartner e IDC sul totale 2005 parlano di un buon incremento in termini di consegne



Concordano Gartner e IDC: le consegne di personal computer hanno registrato una crescita a doppia cifra nel 2005. Le stime di Gartner parlano di consegne pari a 218,5 milioni mentre quelle di IDC di 208,6 milioni. In queste cifre, ancora in forma previsionale, entrambe le società di analisi considerano desktop, computer mobili e server basati su architettura x86.

"La buona notizia, in generale, è il fatto di un altro trimestre forte", spiega Loren Loverde, direttore del PC Tracker research di IDC, secondo il quale nonostante le preoccupazioni circa un indebolimento delle vendite di PC consumer, le consegne negli ultimi tre trimestri sono comunque salite di oltre il 17% sui totali 2004.

Secondo Gartner è la regione EMEA (Europe, Middle East and Africa) ad aver fatto registrare i risultati migliori diventando per la prima volta il più grande mercato PC a livello mondiale. Le consegne in quest'area hanno infatti totalizzato 72,6 milioni di unità nel 2005, +17,1% sul 2004 e diversi milioni di unità sopra il mercato statunitense, che vede stime di 67,1 milioni di unità pari a un incremento del 7,5%, al di sotto della media mondiale del +15,3%. Gartner ritiene inoltre che il ciclo di sostituzione dei PC desktop aziendali abbia raggiunto il suo picco negli Stati Uniti, influenzando il quarto trimestre. La crescità dei PC mobili è stata invece stabile specialmente sul mercato SMB (small and medium business). L'EMEA non è stata tuttavia la regione con le preformance migliori in termini di crescita, visto che Asia Pacifico (Giappone escluso) e America Latina hanno registrato entrambe un +26% nell'anno, spiega Gartner. Tra i fattori che hanno influito su questo risultato sono stati una forte domanda della Cina nel quarto trimestre.

IDC non ha ancora rilasciato dati in termini geografici, mentre ritiene che le consegne in generale rallenteranno nel 2006, attestandosi su un +10% circa. Tuttavia il totale 2005 è stato migliore delle aspettative iniziali e Loverde afferma che non sarà sorpresa qualora dovesse ripteresi una situazione simile. "Formalmente non modifichiamo ancora le previsioni ma ci sono degli indicatori positivi per il 2006...".

 

fote : cwi.it

Postato da: niknet alle 21:05 | link | commenti |

Google punta alla radio?

Google occupa anche la radio
e studia lo spot personalizzato






Passato sotto silenzio per 48 ore, l'ultimo colpo di Google è stato sottolineato in tutta la sua importanza dagli stessi autori. L'acquisizione della piccola ma supertecnologica società californiana dMarc è mirata a occupare un'altra regione del Risiko di Google: quella della radio. E in particolare nella pubblicità radiofonica.

Dopo aver fatto degli annunci sulle pagine di risultato della ricerca il suo unico punto di forza, ora la società prodigio del Nasdaq muove verso la differenziazione. La migliore strategia possibile per proteggere il suo business dagli urti che potrebbero derivarle dal ciclo economico. E lo fa muovendosi ancora nel terreno della pubblicità, ma attaccando direttamente il territorio di quelli che vengono chiamati i "vecchi media".

Per la verità l'attacco è partito da tempo ed anche su un altro terreno, quello della pubblicità classificata, i piccoli annunci, dove Google ha fatto partire qualche mese fa Google-Base. Ma in quel territorio il momento dei ricavi appare difficile da individuare e troppo in là nel tempo: troppi i concorrenti, anche sul terreno dei nuovi media (uno di questi è la notissima Craiglist, fondata da Craig Newmark). E Google ha fretta, la fretta di chi deve alimentare un boom di borsa senza precedenti con sempre nuove prospettive di guadagno. Quindi la radio.

La radio non è per niente vecchia ed è un mezzo che, con la digitalizzazione, è in pieno tumulto e crescita. A cosa serve la tecnologia di dMarc? Ad un paio di cose importanti. La prima, l'inserzionista che voglia piazzare un annuncio o un commercial radio può scegliersi da solo l'orario in cui il suo messaggio andrà in onda, la sua durata e può perfino "caricare" il messaggio dentro il sistema.

Ma ciò che è più importante potrà selezionare il momento di messa in onda - questa è una ipotesi che viene fatta, non un dato reso pubblico dalla società - sulla base di parole-guida, sul modello delle parole chiave che oggi sono alla base degli annunci sul motore di ricerca. In questo modo l'ascoltatore continuerà a sentire lo stesso comunicato, ma questo sarà in rapporto molto stretto con quanto è stato detto in radio in quel momento. Quindi dMarc garantirà una più forte capacità di contestualizzare il messaggio.

Le conseguenze sul piano commerciale non si faranno attendere. In primo luogo dMarc serve a comprare la pubblicità senza nemmeno rivolgersi all'agenzia e potrebbe estendere quel fenomeno di "disintermediazione" dei soggetti che lavorano nel mondo pubblicitario. Il meccanismo che regola l'acquisto resta quello dell'asta tra i clienti, asta tanto efficace nel vendere quanto poco trasparente nel suo svolgimento per il compratore. Tuttavia, scontata una fase di trasformazione dell'industria dell'advertising, dMarc potrà servire anche all'agenzia stessa e al pianificatore per decidere ed attuare rapidamente il loro "piano media".

Sul piano strategico invece la marcia della società di Page e Brin si fa impressionante. Se si pensa che appena pochi mesi fa, Google ha fatto partire uno dei suoi famosi progetti in fase di collaudo ("in beta") perché sia possibile inserire pubblicità su riviste periodiche e giornali quotidiani, la strategia di conquista del business editoriale appare nella sua elementare potenza: prima internet, poi la radio, quindi la stampa e al più presto possibile la tv.

Secondo molti osservatori Google ci sta già pensando e sta costruendo il meccanismo giusto per integrare la propria tecnologia con quella delle stazioni televisive e costruire così un altro pezzo della sua "macchina pubblicitaria".

Dicono gli obiettori: la pubblicità è un business legato alla persuasione e alle relazioni personali, non è possibile convertirlo facilmente in un sistema automatizzato e basato sull'asta. E poi: la televisione, che è il mezzo dove ci sono i soldi veri, non accetterà di essere "colonizzata" da questi tecnologi e dai loro software. E ancora: ma davvero credete che la pianificazione dei mezzi si possa fare con un collegamento a un sito e una carta di credito?

Con tutto il rispetto, si tratta di sciocchezze. La strategia di Google tende a costruire uno strumento completo, facile e potente che permette di governare tutti i mezzi possibili, in modo da essere funzionale alla costruzione di qualsiasi piano media si voglia. Il meccanismo del feed back, cioè dell'informazione fornita all'investitore sui ritorni degli investimenti, permetterà di rendere ancora più funzionale lo strumento al lavoro dei grandi centri pubblicitari.

Niente di sovversivo ma molto di eversivo. Google non punta certo a destabilizzare il potere economico e politico della pubblicità, ma all'integrazione con questo, a spese dei media (e in un secondo momento dei consumatori). In positivo avrà anche l'effetto di permettere l'accesso al mercato dei "pesci piccoli" dell'investimento, ma non c'è da illudersi: pesci piccoli o squali, con il meccanismo dell'asta vince sempre la "Casa". E poi, non è stata ancora costruita una tecnologia che non possa prendere istruzioni dagli esseri umani. Suvvia...

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet alle 16:42 | link | commenti |

martedì, gennaio 17, 2006

Il successo giunge spesso in maniera inaspettata!

Un uomo dell'Ohio ha diffuso sul suo sito una serie di foto
nelle quali interpreta se stesso che perde la vita in vari modi
Posa da morto su Internet
per diventare famoso

Nel giro di poco più di un mese l'obiettivo sembra raggiunto:
Chuck Lamb ha ottenuto diverse interviste, è stato in radio e in Tv

<B>Posa da morto su Internet<br>per diventare famoso</B>
Patrick Lamb 'schiacciato' dalla saracinesca

COLUMBUS (OHIO) - La sua maggiore aspirazione è quella di diventare il più famoso 'corpo morto' da vivo. "Non è incredibile? - dice Chuck Lamb, raccontando la sua storia a un giornalista del New York Times - Non avevo idea di ottenere un simile successo".

Lamb è diventato Dead Body Guy (l'uomo dal corpo morto) il 5 dicembre, diffondendo le sue immagini sul suo sito. Si tratta di foto che mostrano l'uomo che posa come morto in vari punti della sua casa. Per esempio schiacciato dalla porta del suo garage, oppure 'ucciso' da una scossa elettrica in bagno. C'è una serie di foto che mostra Lamb con la faccia immersa in una scodella di brodo di pollo, il titolo delle immagini è "Morire di influenza aviaria".

Le foto sono state scattate dalla moglie, Tonya, che lo ha anche aiutato negli allestimenti, a cominciare dalla preparazione del sangue finto. Interpretando la propria morte, Lamb spera di ottenere una modesta forma d'immortalità. Racconta di aver sempre voluto diventare un attore famoso. Invece, a 47 anni, si era ritrovato ad essere solo un programmatore informatico della Nationwide Insurance, padre di sei figli.

E quando le sue speranze di diventare il nuovo Sean Connery sono morte, il suo sogno è cambiato: "Vorrei solo per una volta - spiega - il mio nome tra gli autori di un film o di una serie televisiva".

Ma anche questo sogno rischiava di rimanere inattuato, almeno fino al mese scorso, quando ha pensato che avrebbe potuto ottenere un ruolo da morto. Ha impiegato due giorni per costruire il sito, e poi ha aspettato che qualcuno lo notasse.

L'attesa non è durata a lungo. Il sito ha ricevuto 300.000 visiste nelle prime tre settimane. Nel giro di due ore, 2.000 contatti solo dalla Spagna. "Sono famoso in Spagna", si vanta.

Poi la consacrazione ufficiale: la CNN ha nominato il sito di Lamb come uno dei migliori della settimana. USA Today gli ha dedicato un breve articolo. Sono arrivate le interviste. Lamb è apparso in oltre cento Tv locali, si è parlato di lui in oltre 300 trasmissioni radiofoniche.

"Questo tipo di Columbus che interpreta se stesso da morto con l'obiettivo di diventare famoso mi ha affascinato" ha detto Van Patrick, un conduttore radiofonico dell'emittente KCMO-AM di Kansas City, che ha ospitato in una trasmissione Lamb all'inizio di questo mese. "E' una vicenda che mi attrae e mi respinge allo stesso tempo", ha spiegato Patrick.

E tuttavia nonostante i suoi 250.000 contatti, Lamb finora non ha ricevuta nessuna offerta cinematografica. In compenso è stato però invitato al Los Angeles Film Festival di giugno, dove otterrà un premio speciale per la categoria Self-Promotion. E poserà da morto su un tappeto rosso mentre attori cinematografici passeranno sul suo corpo. "Avete idea di quante migliaia di attori cinematografici di Los Angeles ucciderebbero per la pubblicità che lui sta ottenendo adesso?", chiede Al Bowman, un organizzatore di festival.

Naturalmente Lamb ha anche un ufficio stampa, Anne Howard, che sta cercando di farlo invitare da Jay Leno, nel suo Saturday Night Live. "Se funziona, spero che lui si ricordi di me", dice la signora Howard.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet alle 19:29 | link | commenti |

Dipendiamo tutti dalla mail?

E-mail dipendenza

Secondo uno studio commissionato da Symantec il 75% degli utenti di computer soffrono di dipendenza dall’e-mail.

Symantec ha annunciato i risultati di uno studio condotto da Dynamic Market su 1.700 utenti, da cui emerge come l’Europa sia caratterizzata da una forte presenza di e-mail-dipendenti. Il 75% degli intervistati ha infatti dichiarato di non poter fare a meno dell’e-mail e uno su cinque rientra in una nuova categoria di utenti detti “dipendenti”, soggetti cioè che controllano l’e-mail in maniera compulsiva e si abbandonano al panico se non riescono ad accedervi.

Secondo lo studio gli intervistati rientrano essenzialmente in quattro categorie distinte in base all’uso che fanno dell’e-mail: i disciplinati, ossia coloro (il 49%) che ritengono di essere “disciplinati”, e quidni rilassati rispetto all’e-mail ma molto rigidi in merito a quando e dove utilizzarla, limitandola all’orario di ufficio e ai luoghi di lavoro; i dipendenti che nel 21% dei casi controlla l’e-mail in maniera compulsiva, abbandonandosi al panico se non riesce ad accedervi; i fobici dove il 10% degli intervistati si definisce tecnofobico quando si tratta dell’e-mail, gli utenti di questa categoria utilizza l’e-mail solo per le funzioni di base poiché preferiscono la comunicazione verbale; i sopraffatti coloro (6%) che vengono “bombardati” dalle e-mail e hanno difficoltà a farvi fronte.

“Le caratteristiche di ciascuna di queste categorie non stupiscono - commenta Marco Riboli, Country Manager di Symantec Italia -. Ciò che preoccupa è il fatto che quasi il 40% del campione ha un approccio malsano all’e-mail: l’e-mail può portare enormi benefici e facilitare la vita lavorativa, ma gli utenti devono controllare il loro modo di usarla e il numero di volte in cui vi accedono. L’e-mail inoltre non dovrebbe mai ostacolare il lavoro e i dipendenti dovrebbero autoregolarsi e imparare a gestire la posta nel modo più efficiente possibile.”

Nel 2005 il numero di e-mail da gestire è aumentato notevolmente; il 91% delle imprese afferma infatti che negli ultimi 12 mesi il volume è aumentato in media del 47%, con un conseguente aumento del tempo dedicato alla loro consultazione e gestione. Il 52% dedica due o più ore al giorno all’invio e al ricevimento della posta elettronica, mentre il 15% vi dedica quattro ore al giorno, pari a più di due giorni lavorativi alla settimana.
In merito al tempo dedicato alla gestione delle e-mail, l’Italia rientra nel primo gruppo, infatti gli italiani vi dedicano mediamente 2 ore al giorno con una media percentuale di 4 e-mail ricevute e 32 inviate al giorno.

“Vari fattori hanno contribuito all’epidemia di e-mail-dipendenza attualmente in corso - ha aggiunto Riboli -. Oggi l’e-mail è molto più di un semplice strumento di comunicazione. Viene infatti usata per gestire agende o contatti, delegare mansioni e spesso viene anche utilizzata come registrazione formale degli eventi. Oggi l’e-mail è a tutti gli effetti un’agenda giornaliera e non stupisce che gli utenti vi facciano totale affidamento per gestire la loro vita lavorativa.”

Secondo quanto emerso dallo studio, l’e-mail sembra aver prolungato la giornata lavorativa del dirigente medio: il 54% di tutti i dipendenti, infatti, la controlla prima delle 9 del mattino (alcuni già alle 6) e la maggior parte effettua l’ultima verifica della giornata intorno alle 17 (alcuni anche a mezzanotte).Gli italiani intervistati mediamente controllano per la prima volta le e-mail alle 8.40 e l’ultima alle 17.50.
Anche l’avvento dell’e-mail mobile sembra avere influito sulla giornata lavorativa. Il 31% degli intervistati usano un telefono cellulare per accedere alla posta; il 34% la controllano alla mattina appena svegli e il 30% alla sera prima di andare a dormire. Il 72% degli intervistati hanno controllato la posta fuori ufficio in situazioni non lavorative, il 40% dei quali mentre in vacanza e il 38% durante le assenze per malattia. Il 65% degli utenti dell’e-mail mobile usano il telefono cellulare a scopo lavorativo anche in presenza dei loro partner e/o di amici intimi e parenti.
Uno degli aspetti incoraggianti emersi dallo studio è tuttavia un atteggiamento molto positivo nei confronti dell’e-mail. Se il 27% degli intervistati afferma che controllare la posta al di fuori dell’orario di lavoro aumenta lo stress, una percentuale significativa (23%) al contrario sostiene che lo riduce. Il 43% degli utenti dell’e-mail mobile ritiene che l’accesso fuori ufficio li renda più efficienti e il 75% è convinto che sia compito loro, e non dei loro datori di lavoro, tenere sotto controllo la propria inbox.

 

(fonte: datamanager.it)

Postato da: niknet alle 18:01 | link | commenti |

lunedì, gennaio 16, 2006

Rischio censura? Le società che fanno?? Censurano e incassano....

LA CINA CENSURA SKYPE

Verrà applicato un filtro sulle conversazioni con il software Voip

 

(ITnews) - Roma - La censura cinese colpisce anche Skype. Dopo Yahoo, Google e Microsoft anche un altro big della new economy ha deciso di scendere a patti con le autorità di Pechino pur di prendere un posto nel business della popolosa e ricca nazione. Il popolare software che consente di effettuare telefonate gratis via Internet attraverso il protocollo Voip ha infatti accettato di supportare un "filtro" durante le web-chiacchierate telefoniche in terra cinese.

A riportare la notizia è il settimanale finanziario Business Week secondo cui Li-Ka-shing il miliardario di Hong Kong che ha in mano la Tom on line ha imposto la scure ai vertici di Skype.

Verrà applicato in sostanza una sorta di "bip", a discrezione dei censori, sulle conversazioni. Per chi intenda quindi parlare di Falun Gong (il movimento perseguitato dal regime), del Dalai Lama o dell'indipendenza di Taiwan non ci sarà scampo. L'esercito dei censori farà scattare il filtro per impedire che si diffondano comunicazioni ritenute anti-regime. Ogni giorno circa 30mila operatori sono infatti impegnati nel garantire che siti Internet, blog, e-mail e chat room si conformino al diktat imposto dalle autorità governative.

E' il secondo caso in pochi giorni in cui si torna a parlare del controverso rapporto tra Cina e Web. Poche ore fa infatti è balzata all'attenzione della cronaca la notizia della chiusura di Wikipedia, l'enciclopedia libera online, nel cyberspazio cinese.


(fonte : itnews.it)


Postato da: niknet alle 19:43 | link | commenti |

Problemi di privacy per gli utilizzatori di itunes??

iTunes diventa Spytunes? Protestano gli utenti

Apple aggiorna la sua piattaforma musicale con una funzione che raccomanda le tracce audio, ma non avverte gli utenti degli effetti collaterali sulla privacy. Esperti e osservatori: non si fa così

 

Roma - L'aggiornamento di iTunes alla versione 6.02 (6.0.2.23) rischia di costare ad Apple più del preventivato. Blogger di tutto il mondo e siti specializzati ormai da giorni hanno iniziato a pubblicare crudi commenti sull'operato della casa della Mela, colpevole secondo molti di non aver segnalato che le nuove funzioni integrate del software multimediale avrebbero violato la privacy degli utenti.

Il rinnovato "Spytunes" avrebbe dovuto solo "includere miglioramenti per le performance e la stabilità della piattaforma". In verità la novità più saliente era rappresentata dal "Ministore", una funzione che è in grado di raccomandare tracce audio e album in relazione alla riproduzione selezionata. L'icona correlata è presente sia nella "libreria" che nel canale "acquisti". Volendo, la funzione può essere chiusa in base alle esigenze.

Secondo Marc A. Garrett, specialista del settore ICT, iTunes MiniStore raccoglierebbe le informazioni sensibili degli utenti per raggiungere il suo scopo. "Quando il Ministore è attivo, iTunes 6.0.2 spedisce due pacchetti di dati ogni volta che l'utente seleziona una nuova traccia. Uno giunge alla Apple, l'altro a 2o7.net, un dominio di proprietà della società marketing Omniture. Il tutto sarebbe pienamente accettabile se non fosse che nella licenza iTunes, o nel Terms of Service, o nel Customer Privacy Statement non vi sono riferimenti all'operato della Omniture. Tutto questo è sconosciuto all'utente, a meno che non venga eseguita un'applicazione come Little Snitch, che attiva alert quando un software tenta di connettersi a siti esterni", ha spiegato sul suo blog Garrett.

Garrett ha dichiarato, inoltre, che Apple avrebbe potuto implementare questo servizio con maggiore attenzione, come ha fatto con GraceNote, il database musicale che permette a iTunes di fornire le informazioni riguardanti ogni traccia. iTunes End User License Agreement (EULA), infatti, include tutte le note riguardanti la condivisione di dati fra Apple e GraceNote. "La trasparenza e la fiducia sono fondamentali. Voglio avere a che fare con aziende che rispettano la mia privacy e voglio che siano chiare quando decidono di utilizzare i miei dati. Preferirei opzioni di default che mi proteggano, piuttosto che il contrario. È chiedere troppo?", ha aggiunto Garrett.

Anche PC Magazine si è occupato del problema, seguendo l'evoluzione della questione esplosa in contemporanea con il lancio ufficiale dell'upgrade avvenuto il 10 gennaio. I redattori sono convinti che la condivisione di dati con Apple non dovrebbe sussistere, dato che le tracce residenti nella libreria iTunes sono autorizzate per la riproduzione su PC; tutte le altre, invece, hanno bisogno di una verifica attuata da Apple. "I file iTunes M4P files, che sono a tutti gli effetti file AAC con DRM, vengono normalmente validati localmente, rendendo inutile la condivisione dati con Apple. La riproduzione da parte degli utenti dovrebbe essere totalmente libera. Cosa che non avviene con la release 6.0.2.23 dove ad ogni click su una traccia, corrisponde una ‘chiamatà ad Apple. Solo nel caso in cui venga chiusa l'applicazione Ministore ogni trasferimento dati viene interrotto", hanno confermato i redattori della nota testata ICT.

Apple ha fin qui confermato che le informazioni personali non vengono archiviate, ma utilizzate solo ed esclusivamente per la fornitura del servizio. Dopo di che vengono distrutte.

La scorsa settimana la dirigenza Apple, durante il MacWorld Expo, aveva promesso che, a breve, sarebbe stato emesso un comunicato ufficiale per fare chiarezza. Al momento la posizione dell'azienda al riguardo non sembra essere ancora chiara. "Abbiamo una policy riguardante la privacy decisamente rigorosa. Richiediamo infatti ai nostri clienti di informare gli utenti sul tipo di dati che vengono raccolti e come vengono utilizzati. Lavoriamo come un agente incaricato all'organizzazione dei dati raccolti, e ci preoccupiamo di custodirli in data center sicuri accessibili solo ed esclusivamente dal committente", ha dichiarato Gail Ennis, vice presidente marketing della Omniture. "2o7.net è un nostro dominio utilizzato per questo tipo di servizio, ma stiamo migrando verso un sistema che permetta l'identificazione del committente. Insomma, i nostri clienti non vogliono certamente che gli utenti possano pensare che gli si cerchi di nascondere qualcosa con domini sconosciuti".

"Apple dovrebbe chiarire le sue azioni e intenzioni nell'iTunes EULA e lasciare chiuso di default il MiniStore. Questo spiacevole incidente ricorda l'operato di Microsoft degli anni 90', quando Windows e altri programmi celavano funzioni di questo tipo. In qualità di professionista della sicurezza mi preoccupa se un fornitore così importante decide di attuare pratiche di questo tipo", ha dichiarato Richard Forno, analista ICT.

The Register ha rilevato che il "Knowledge Base" di Apple datato 4 gennaio 2006 - quindi precedente al lancio della release 6.0.2 - spiegava agli utenti come disattivare MiniStore. L'aggiornamento del 9 gennaio, invece, includeva nel testo: "iTunes spedisce dati, riguardanti le tracce selezionate nella libreria personale, a iTunes Music Store un servizio di raccomandazioni consigliate. Quando il Ministore viene chiusa, i dati non vengono spediti a iTunes Music Store". I redattori non sono certi della correttezza temporale dell'aggiornamento: il 10 gennaio, quando è stata scaricata la patch, non vi era alcun riferimento ad un trasferimento dati nelle informazioni di compendio.

"Le dichiarazioni di Apple sul problema mi hanno convinto che non si tratti di una soluzione particolarmente invasiva. È di un sistema di segnalazione correlato alle tracce in riproduzione. È attivo solo quando MiniStore è aperto, ed Apple ha confermato che non archivia nessuno dei dati collezionati", ha dichiarato Andrew Jaquith, analista presso Yankee Group. "E anche vero però che Apple avrebbe dovuto aggiornare gli utenti sulle nuove funzioni durante la fase di upgrade. Senza contare che sarebbe dovuta essere presente un'opzione esplicita che permettesse, magari nelle preferenze, di attivare o disattivare Ministore. Viviamo in un'epoca dove l'attivazione, non consensuale, di applicazioni potenzialmente dannose per i propri diritti di privacy non è più tollerata. I consumatori sono stanchi dei software che operano senza il loro consenso".

"Non è un disastro, perché gli utenti possono tranquillamente disattivare la funzione, ma Apple avrebbe dovuto rispettare la policy sulla privacy con un aggiornamento ben visibile. È importante che l'impegno sia massimo in questa direzione, affinché non vi siano future incomprensioni sull'utilizzo dei dati da parte di Apple iTunes", ha dichiarato Laura Koetzle, analista di Forrester Research.

(fonte: punto-informatico.it)

Postato da: niknet alle 19:11 | link | commenti |


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Pornografia online, il governo Usa
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Una prima ingiunzione di questo tipo era stata respinta dall'azienda

<B>Pornografia online, il governo Usa<br>vuole da Google i dati sulla domanda</B>

NEW YORK - Il Dipartimento di Giustizia Usa ha chiesto a un giudice federale di imporre a Google, il motore di ricerca più usato al mondo, di fornire le informazioni sulla tipologia di ricerca fatta dai propri utenti. La richiesta si riferisce in particolare alle query registrate nel periodo che va dall'1 giugno al 31 luglio dell'anno scorso. Il governo chiedeva inoltre un milione dei siti più ricorrenti selezionati dagli archivi di Google.

In una memoria presentata presso la Corte distrettuale di San Josè, il dipartimento di Giustizia rivela che Google si è rifiutata di accettare lo scorso anno una simile richiesta, opponendo dubbi per la violazione della privacy, nonchè la rivelazione dei segreti industriali del motore, sia di natura tecnologica sia strategica. Il dipartimento di Giustizia sostiene inoltre che diversi, tra i principali concorrenti di Google, hanno già risposto positivamente ad un'analoga richiesta.

L'obiettivo del governo è verificare e quantificare quante volte spuntano temi pornografici nelle pagine ricercate.

La richiesta fa parte di un più ampio tentativo del governo di rendere effettiva una legge del 1998, la Child Online Protection Act, or COPA, che punisce i siti che permettono ai bambini di vedere la pornografia.

Ma in una decisione del 2004 la Corte Suprema ha accolto un ricorso con il quale si chiedeva di impedire al governo di obbligare i siti ad applicare forzatamente tale legge.

Gli avvocati di Google sostengono che in questo modo potrebbe essere rivelata l'identità degli utenti del motore di ricerca, e hanno annunciato battaglia contro la nuova richiesta del governo.

(fonte : repubblica.it)

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giovedì, gennaio 19, 2006

Vi piace qualche artista in particolare e vorreste una radio come volete voi senza dj e interruzioni pubblicitarie? provate questo sito --> http://www.pandora.com/ e rimarrete stupiti.

Potrete scegliere i vostri artisti preferiti e vi verrà creata una radio su misura con una qualità identica ai vostri mp3 !!

Provare per credere

Postato da: niknet a 22:06 | link | commenti |
link interessanti

I pc cresceranno più del previsto?

Per i PC è crescita a doppia cifra
Le stime di Gartner e IDC sul totale 2005 parlano di un buon incremento in termini di consegne



Concordano Gartner e IDC: le consegne di personal computer hanno registrato una crescita a doppia cifra nel 2005. Le stime di Gartner parlano di consegne pari a 218,5 milioni mentre quelle di IDC di 208,6 milioni. In queste cifre, ancora in forma previsionale, entrambe le società di analisi considerano desktop, computer mobili e server basati su architettura x86.

"La buona notizia, in generale, è il fatto di un altro trimestre forte", spiega Loren Loverde, direttore del PC Tracker research di IDC, secondo il quale nonostante le preoccupazioni circa un indebolimento delle vendite di PC consumer, le consegne negli ultimi tre trimestri sono comunque salite di oltre il 17% sui totali 2004.

Secondo Gartner è la regione EMEA (Europe, Middle East and Africa) ad aver fatto registrare i risultati migliori diventando per la prima volta il più grande mercato PC a livello mondiale. Le consegne in quest'area hanno infatti totalizzato 72,6 milioni di unità nel 2005, +17,1% sul 2004 e diversi milioni di unità sopra il mercato statunitense, che vede stime di 67,1 milioni di unità pari a un incremento del 7,5%, al di sotto della media mondiale del +15,3%. Gartner ritiene inoltre che il ciclo di sostituzione dei PC desktop aziendali abbia raggiunto il suo picco negli Stati Uniti, influenzando il quarto trimestre. La crescità dei PC mobili è stata invece stabile specialmente sul mercato SMB (small and medium business). L'EMEA non è stata tuttavia la regione con le preformance migliori in termini di crescita, visto che Asia Pacifico (Giappone escluso) e America Latina hanno registrato entrambe un +26% nell'anno, spiega Gartner. Tra i fattori che hanno influito su questo risultato sono stati una forte domanda della Cina nel quarto trimestre.

IDC non ha ancora rilasciato dati in termini geografici, mentre ritiene che le consegne in generale rallenteranno nel 2006, attestandosi su un +10% circa. Tuttavia il totale 2005 è stato migliore delle aspettative iniziali e Loverde afferma che non sarà sorpresa qualora dovesse ripteresi una situazione simile. "Formalmente non modifichiamo ancora le previsioni ma ci sono degli indicatori positivi per il 2006...".

 

fote : cwi.it

Postato da: niknet a 21:05 | link | commenti |

Google punta alla radio?

Google occupa anche la radio
e studia lo spot personalizzato






Passato sotto silenzio per 48 ore, l'ultimo colpo di Google è stato sottolineato in tutta la sua importanza dagli stessi autori. L'acquisizione della piccola ma supertecnologica società californiana dMarc è mirata a occupare un'altra regione del Risiko di Google: quella della radio. E in particolare nella pubblicità radiofonica.

Dopo aver fatto degli annunci sulle pagine di risultato della ricerca il suo unico punto di forza, ora la società prodigio del Nasdaq muove verso la differenziazione. La migliore strategia possibile per proteggere il suo business dagli urti che potrebbero derivarle dal ciclo economico. E lo fa muovendosi ancora nel terreno della pubblicità, ma attaccando direttamente il territorio di quelli che vengono chiamati i "vecchi media".

Per la verità l'attacco è partito da tempo ed anche su un altro terreno, quello della pubblicità classificata, i piccoli annunci, dove Google ha fatto partire qualche mese fa Google-Base. Ma in quel territorio il momento dei ricavi appare difficile da individuare e troppo in là nel tempo: troppi i concorrenti, anche sul terreno dei nuovi media (uno di questi è la notissima Craiglist, fondata da Craig Newmark). E Google ha fretta, la fretta di chi deve alimentare un boom di borsa senza precedenti con sempre nuove prospettive di guadagno. Quindi la radio.

La radio non è per niente vecchia ed è un mezzo che, con la digitalizzazione, è in pieno tumulto e crescita. A cosa serve la tecnologia di dMarc? Ad un paio di cose importanti. La prima, l'inserzionista che voglia piazzare un annuncio o un commercial radio può scegliersi da solo l'orario in cui il suo messaggio andrà in onda, la sua durata e può perfino "caricare" il messaggio dentro il sistema.

Ma ciò che è più importante potrà selezionare il momento di messa in onda - questa è una ipotesi che viene fatta, non un dato reso pubblico dalla società - sulla base di parole-guida, sul modello delle parole chiave che oggi sono alla base degli annunci sul motore di ricerca. In questo modo l'ascoltatore continuerà a sentire lo stesso comunicato, ma questo sarà in rapporto molto stretto con quanto è stato detto in radio in quel momento. Quindi dMarc garantirà una più forte capacità di contestualizzare il messaggio.

Le conseguenze sul piano commerciale non si faranno attendere. In primo luogo dMarc serve a comprare la pubblicità senza nemmeno rivolgersi all'agenzia e potrebbe estendere quel fenomeno di "disintermediazione" dei soggetti che lavorano nel mondo pubblicitario. Il meccanismo che regola l'acquisto resta quello dell'asta tra i clienti, asta tanto efficace nel vendere quanto poco trasparente nel suo svolgimento per il compratore. Tuttavia, scontata una fase di trasformazione dell'industria dell'advertising, dMarc potrà servire anche all'agenzia stessa e al pianificatore per decidere ed attuare rapidamente il loro "piano media".

Sul piano strategico invece la marcia della società di Page e Brin si fa impressionante. Se si pensa che appena pochi mesi fa, Google ha fatto partire uno dei suoi famosi progetti in fase di collaudo ("in beta") perché sia possibile inserire pubblicità su riviste periodiche e giornali quotidiani, la strategia di conquista del business editoriale appare nella sua elementare potenza: prima internet, poi la radio, quindi la stampa e al più presto possibile la tv.

Secondo molti osservatori Google ci sta già pensando e sta costruendo il meccanismo giusto per integrare la propria tecnologia con quella delle stazioni televisive e costruire così un altro pezzo della sua "macchina pubblicitaria".

Dicono gli obiettori: la pubblicità è un business legato alla persuasione e alle relazioni personali, non è possibile convertirlo facilmente in un sistema automatizzato e basato sull'asta. E poi: la televisione, che è il mezzo dove ci sono i soldi veri, non accetterà di essere "colonizzata" da questi tecnologi e dai loro software. E ancora: ma davvero credete che la pianificazione dei mezzi si possa fare con un collegamento a un sito e una carta di credito?

Con tutto il rispetto, si tratta di sciocchezze. La strategia di Google tende a costruire uno strumento completo, facile e potente che permette di governare tutti i mezzi possibili, in modo da essere funzionale alla costruzione di qualsiasi piano media si voglia. Il meccanismo del feed back, cioè dell'informazione fornita all'investitore sui ritorni degli investimenti, permetterà di rendere ancora più funzionale lo strumento al lavoro dei grandi centri pubblicitari.

Niente di sovversivo ma molto di eversivo. Google non punta certo a destabilizzare il potere economico e politico della pubblicità, ma all'integrazione con questo, a spese dei media (e in un secondo momento dei consumatori). In positivo avrà anche l'effetto di permettere l'accesso al mercato dei "pesci piccoli" dell'investimento, ma non c'è da illudersi: pesci piccoli o squali, con il meccanismo dell'asta vince sempre la "Casa". E poi, non è stata ancora costruita una tecnologia che non possa prendere istruzioni dagli esseri umani. Suvvia...

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet a 16:42 | link | commenti |

martedì, gennaio 17, 2006

Il successo giunge spesso in maniera inaspettata!

Un uomo dell'Ohio ha diffuso sul suo sito una serie di foto
nelle quali interpreta se stesso che perde la vita in vari modi
Posa da morto su Internet
per diventare famoso

Nel giro di poco più di un mese l'obiettivo sembra raggiunto:
Chuck Lamb ha ottenuto diverse interviste, è stato in radio e in Tv

<B>Posa da morto su Internet<br>per diventare famoso</B>
Patrick Lamb 'schiacciato' dalla saracinesca

COLUMBUS (OHIO) - La sua maggiore aspirazione è quella di diventare il più famoso 'corpo morto' da vivo. "Non è incredibile? - dice Chuck Lamb, raccontando la sua storia a un giornalista del New York Times - Non avevo idea di ottenere un simile successo".

Lamb è diventato Dead Body Guy (l'uomo dal corpo morto) il 5 dicembre, diffondendo le sue immagini sul suo sito. Si tratta di foto che mostrano l'uomo che posa come morto in vari punti della sua casa. Per esempio schiacciato dalla porta del suo garage, oppure 'ucciso' da una scossa elettrica in bagno. C'è una serie di foto che mostra Lamb con la faccia immersa in una scodella di brodo di pollo, il titolo delle immagini è "Morire di influenza aviaria".

Le foto sono state scattate dalla moglie, Tonya, che lo ha anche aiutato negli allestimenti, a cominciare dalla preparazione del sangue finto. Interpretando la propria morte, Lamb spera di ottenere una modesta forma d'immortalità. Racconta di aver sempre voluto diventare un attore famoso. Invece, a 47 anni, si era ritrovato ad essere solo un programmatore informatico della Nationwide Insurance, padre di sei figli.

E quando le sue speranze di diventare il nuovo Sean Connery sono morte, il suo sogno è cambiato: "Vorrei solo per una volta - spiega - il mio nome tra gli autori di un film o di una serie televisiva".

Ma anche questo sogno rischiava di rimanere inattuato, almeno fino al mese scorso, quando ha pensato che avrebbe potuto ottenere un ruolo da morto. Ha impiegato due giorni per costruire il sito, e poi ha aspettato che qualcuno lo notasse.

L'attesa non è durata a lungo. Il sito ha ricevuto 300.000 visiste nelle prime tre settimane. Nel giro di due ore, 2.000 contatti solo dalla Spagna. "Sono famoso in Spagna", si vanta.

Poi la consacrazione ufficiale: la CNN ha nominato il sito di Lamb come uno dei migliori della settimana. USA Today gli ha dedicato un breve articolo. Sono arrivate le interviste. Lamb è apparso in oltre cento Tv locali, si è parlato di lui in oltre 300 trasmissioni radiofoniche.

"Questo tipo di Columbus che interpreta se stesso da morto con l'obiettivo di diventare famoso mi ha affascinato" ha detto Van Patrick, un conduttore radiofonico dell'emittente KCMO-AM di Kansas City, che ha ospitato in una trasmissione Lamb all'inizio di questo mese. "E' una vicenda che mi attrae e mi respinge allo stesso tempo", ha spiegato Patrick.

E tuttavia nonostante i suoi 250.000 contatti, Lamb finora non ha ricevuta nessuna offerta cinematografica. In compenso è stato però invitato al Los Angeles Film Festival di giugno, dove otterrà un premio speciale per la categoria Self-Promotion. E poserà da morto su un tappeto rosso mentre attori cinematografici passeranno sul suo corpo. "Avete idea di quante migliaia di attori cinematografici di Los Angeles ucciderebbero per la pubblicità che lui sta ottenendo adesso?", chiede Al Bowman, un organizzatore di festival.

Naturalmente Lamb ha anche un ufficio stampa, Anne Howard, che sta cercando di farlo invitare da Jay Leno, nel suo Saturday Night Live. "Se funziona, spero che lui si ricordi di me", dice la signora Howard.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet a 19:29 | link | commenti |

Dipendiamo tutti dalla mail?

E-mail dipendenza

Secondo uno studio commissionato da Symantec il 75% degli utenti di computer soffrono di dipendenza dall’e-mail.

Symantec ha annunciato i risultati di uno studio condotto da Dynamic Market su 1.700 utenti, da cui emerge come l’Europa sia caratterizzata da una forte presenza di e-mail-dipendenti. Il 75% degli intervistati ha infatti dichiarato di non poter fare a meno dell’e-mail e uno su cinque rientra in una nuova categoria di utenti detti “dipendenti”, soggetti cioè che controllano l’e-mail in maniera compulsiva e si abbandonano al panico se non riescono ad accedervi.

Secondo lo studio gli intervistati rientrano essenzialmente in quattro categorie distinte in base all’uso che fanno dell’e-mail: i disciplinati, ossia coloro (il 49%) che ritengono di essere “disciplinati”, e quidni rilassati rispetto all’e-mail ma molto rigidi in merito a quando e dove utilizzarla, limitandola all’orario di ufficio e ai luoghi di lavoro; i dipendenti che nel 21% dei casi controlla l’e-mail in maniera compulsiva, abbandonandosi al panico se non riesce ad accedervi; i fobici dove il 10% degli intervistati si definisce tecnofobico quando si tratta dell’e-mail, gli utenti di questa categoria utilizza l’e-mail solo per le funzioni di base poiché preferiscono la comunicazione verbale; i sopraffatti coloro (6%) che vengono “bombardati” dalle e-mail e hanno difficoltà a farvi fronte.

“Le caratteristiche di ciascuna di queste categorie non stupiscono - commenta Marco Riboli, Country Manager di Symantec Italia -. Ciò che preoccupa è il fatto che quasi il 40% del campione ha un approccio malsano all’e-mail: l’e-mail può portare enormi benefici e facilitare la vita lavorativa, ma gli utenti devono controllare il loro modo di usarla e il numero di volte in cui vi accedono. L’e-mail inoltre non dovrebbe mai ostacolare il lavoro e i dipendenti dovrebbero autoregolarsi e imparare a gestire la posta nel modo più efficiente possibile.”

Nel 2005 il numero di e-mail da gestire è aumentato notevolmente; il 91% delle imprese afferma infatti che negli ultimi 12 mesi il volume è aumentato in media del 47%, con un conseguente aumento del tempo dedicato alla loro consultazione e gestione. Il 52% dedica due o più ore al giorno all’invio e al ricevimento della posta elettronica, mentre il 15% vi dedica quattro ore al giorno, pari a più di due giorni lavorativi alla settimana.
In merito al tempo dedicato alla gestione delle e-mail, l’Italia rientra nel primo gruppo, infatti gli italiani vi dedicano mediamente 2 ore al giorno con una media percentuale di 4 e-mail ricevute e 32 inviate al giorno.

“Vari fattori hanno contribuito all’epidemia di e-mail-dipendenza attualmente in corso - ha aggiunto Riboli -. Oggi l’e-mail è molto più di un semplice strumento di comunicazione. Viene infatti usata per gestire agende o contatti, delegare mansioni e spesso viene anche utilizzata come registrazione formale degli eventi. Oggi l’e-mail è a tutti gli effetti un’agenda giornaliera e non stupisce che gli utenti vi facciano totale affidamento per gestire la loro vita lavorativa.”

Secondo quanto emerso dallo studio, l’e-mail sembra aver prolungato la giornata lavorativa del dirigente medio: il 54% di tutti i dipendenti, infatti, la controlla prima delle 9 del mattino (alcuni già alle 6) e la maggior parte effettua l’ultima verifica della giornata intorno alle 17 (alcuni anche a mezzanotte).Gli italiani intervistati mediamente controllano per la prima volta le e-mail alle 8.40 e l’ultima alle 17.50.
Anche l’avvento dell’e-mail mobile sembra avere influito sulla giornata lavorativa. Il 31% degli intervistati usano un telefono cellulare per accedere alla posta; il 34% la controllano alla mattina appena svegli e il 30% alla sera prima di andare a dormire. Il 72% degli intervistati hanno controllato la posta fuori ufficio in situazioni non lavorative, il 40% dei quali mentre in vacanza e il 38% durante le assenze per malattia. Il 65% degli utenti dell’e-mail mobile usano il telefono cellulare a scopo lavorativo anche in presenza dei loro partner e/o di amici intimi e parenti.
Uno degli aspetti incoraggianti emersi dallo studio è tuttavia un atteggiamento molto positivo nei confronti dell’e-mail. Se il 27% degli intervistati afferma che controllare la posta al di fuori dell’orario di lavoro aumenta lo stress, una percentuale significativa (23%) al contrario sostiene che lo riduce. Il 43% degli utenti dell’e-mail mobile ritiene che l’accesso fuori ufficio li renda più efficienti e il 75% è convinto che sia compito loro, e non dei loro datori di lavoro, tenere sotto controllo la propria inbox.

 

(fonte: datamanager.it)

Postato da: niknet a 18:01 | link | commenti |

lunedì, gennaio 16, 2006

Rischio censura? Le società che fanno?? Censurano e incassano....

LA CINA CENSURA SKYPE

Verrà applicato un filtro sulle conversazioni con il software Voip

 

(ITnews) - Roma - La censura cinese colpisce anche Skype. Dopo Yahoo, Google e Microsoft anche un altro big della new economy ha deciso di scendere a patti con le autorità di Pechino pur di prendere un posto nel business della popolosa e ricca nazione. Il popolare software che consente di effettuare telefonate gratis via Internet attraverso il protocollo Voip ha infatti accettato di supportare un "filtro" durante le web-chiacchierate telefoniche in terra cinese.

A riportare la notizia è il settimanale finanziario Business Week secondo cui Li-Ka-shing il miliardario di Hong Kong che ha in mano la Tom on line ha imposto la scure ai vertici di Skype.

Verrà applicato in sostanza una sorta di "bip", a discrezione dei censori, sulle conversazioni. Per chi intenda quindi parlare di Falun Gong (il movimento perseguitato dal regime), del Dalai Lama o dell'indipendenza di Taiwan non ci sarà scampo. L'esercito dei censori farà scattare il filtro per impedire che si diffondano comunicazioni ritenute anti-regime. Ogni giorno circa 30mila operatori sono infatti impegnati nel garantire che siti Internet, blog, e-mail e chat room si conformino al diktat imposto dalle autorità governative.

E' il secondo caso in pochi giorni in cui si torna a parlare del controverso rapporto tra Cina e Web. Poche ore fa infatti è balzata all'attenzione della cronaca la notizia della chiusura di Wikipedia, l'enciclopedia libera online, nel cyberspazio cinese.


(fonte : itnews.it)


Postato da: niknet a 19:43 | link | commenti |

Problemi di privacy per gli utilizzatori di itunes??

iTunes diventa Spytunes? Protestano gli utenti

Apple aggiorna la sua piattaforma musicale con una funzione che raccomanda le tracce audio, ma non avverte gli utenti degli effetti collaterali sulla privacy. Esperti e osservatori: non si fa così

 

Roma - L'aggiornamento di iTunes alla versione 6.02 (6.0.2.23) rischia di costare ad Apple più del preventivato. Blogger di tutto il mondo e siti specializzati ormai da giorni hanno iniziato a pubblicare crudi commenti sull'operato della casa della Mela, colpevole secondo molti di non aver segnalato che le nuove funzioni integrate del software multimediale avrebbero violato la privacy degli utenti.

Il rinnovato "Spytunes" avrebbe dovuto solo "includere miglioramenti per le performance e la stabilità della piattaforma". In verità la novità più saliente era rappresentata dal "Ministore", una funzione che è in grado di raccomandare tracce audio e album in relazione alla riproduzione selezionata. L'icona correlata è presente sia nella "libreria" che nel canale "acquisti". Volendo, la funzione può essere chiusa in base alle esigenze.

Secondo Marc A. Garrett, specialista del settore ICT, iTunes MiniStore raccoglierebbe le informazioni sensibili degli utenti per raggiungere il suo scopo. "Quando il Ministore è attivo, iTunes 6.0.2 spedisce due pacchetti di dati ogni volta che l'utente seleziona una nuova traccia. Uno giunge alla Apple, l'altro a 2o7.net, un dominio di proprietà della società marketing Omniture. Il tutto sarebbe pienamente accettabile se non fosse che nella licenza iTunes, o nel Terms of Service, o nel Customer Privacy Statement non vi sono riferimenti all'operato della Omniture. Tutto questo è sconosciuto all'utente, a meno che non venga eseguita un'applicazione come Little Snitch, che attiva alert quando un software tenta di connettersi a siti esterni", ha spiegato sul suo blog Garrett.

Garrett ha dichiarato, inoltre, che Apple avrebbe potuto implementare questo servizio con maggiore attenzione, come ha fatto con GraceNote, il database musicale che permette a iTunes di fornire le informazioni riguardanti ogni traccia. iTunes End User License Agreement (EULA), infatti, include tutte le note riguardanti la condivisione di dati fra Apple e GraceNote. "La trasparenza e la fiducia sono fondamentali. Voglio avere a che fare con aziende che rispettano la mia privacy e voglio che siano chiare quando decidono di utilizzare i miei dati. Preferirei opzioni di default che mi proteggano, piuttosto che il contrario. È chiedere troppo?", ha aggiunto Garrett.

Anche PC Magazine si è occupato del problema, seguendo l'evoluzione della questione esplosa in contemporanea con il lancio ufficiale dell'upgrade avvenuto il 10 gennaio. I redattori sono convinti che la condivisione di dati con Apple non dovrebbe sussistere, dato che le tracce residenti nella libreria iTunes sono autorizzate per la riproduzione su PC; tutte le altre, invece, hanno bisogno di una verifica attuata da Apple. "I file iTunes M4P files, che sono a tutti gli effetti file AAC con DRM, vengono normalmente validati localmente, rendendo inutile la condivisione dati con Apple. La riproduzione da parte degli utenti dovrebbe essere totalmente libera. Cosa che non avviene con la release 6.0.2.23 dove ad ogni click su una traccia, corrisponde una ‘chiamatà ad Apple. Solo nel caso in cui venga chiusa l'applicazione Ministore ogni trasferimento dati viene interrotto", hanno confermato i redattori della nota testata ICT.

Apple ha fin qui confermato che le informazioni personali non vengono archiviate, ma utilizzate solo ed esclusivamente per la fornitura del servizio. Dopo di che vengono distrutte.

La scorsa settimana la dirigenza Apple, durante il MacWorld Expo, aveva promesso che, a breve, sarebbe stato emesso un comunicato ufficiale per fare chiarezza. Al momento la posizione dell'azienda al riguardo non sembra essere ancora chiara. "Abbiamo una policy riguardante la privacy decisamente rigorosa. Richiediamo infatti ai nostri clienti di informare gli utenti sul tipo di dati che vengono raccolti e come vengono utilizzati. Lavoriamo come un agente incaricato all'organizzazione dei dati raccolti, e ci preoccupiamo di custodirli in data center sicuri accessibili solo ed esclusivamente dal committente", ha dichiarato Gail Ennis, vice presidente marketing della Omniture. "2o7.net è un nostro dominio utilizzato per questo tipo di servizio, ma stiamo migrando verso un sistema che permetta l'identificazione del committente. Insomma, i nostri clienti non vogliono certamente che gli utenti possano pensare che gli si cerchi di nascondere qualcosa con domini sconosciuti".

"Apple dovrebbe chiarire le sue azioni e intenzioni nell'iTunes EULA e lasciare chiuso di default il MiniStore. Questo spiacevole incidente ricorda l'operato di Microsoft degli anni 90', quando Windows e altri programmi celavano funzioni di questo tipo. In qualità di professionista della sicurezza mi preoccupa se un fornitore così importante decide di attuare pratiche di questo tipo", ha dichiarato Richard Forno, analista ICT.

The Register ha rilevato che il "Knowledge Base" di Apple datato 4 gennaio 2006 - quindi precedente al lancio della release 6.0.2 - spiegava agli utenti come disattivare MiniStore. L'aggiornamento del 9 gennaio, invece, includeva nel testo: "iTunes spedisce dati, riguardanti le tracce selezionate nella libreria personale, a iTunes Music Store un servizio di raccomandazioni consigliate. Quando il Ministore viene chiusa, i dati non vengono spediti a iTunes Music Store". I redattori non sono certi della correttezza temporale dell'aggiornamento: il 10 gennaio, quando è stata scaricata la patch, non vi era alcun riferimento ad un trasferimento dati nelle informazioni di compendio.

"Le dichiarazioni di Apple sul problema mi hanno convinto che non si tratti di una soluzione particolarmente invasiva. È di un sistema di segnalazione correlato alle tracce in riproduzione. È attivo solo quando MiniStore è aperto, ed Apple ha confermato che non archivia nessuno dei dati collezionati", ha dichiarato Andrew Jaquith, analista presso Yankee Group. "E anche vero però che Apple avrebbe dovuto aggiornare gli utenti sulle nuove funzioni durante la fase di upgrade. Senza contare che sarebbe dovuta essere presente un'opzione esplicita che permettesse, magari nelle preferenze, di attivare o disattivare Ministore. Viviamo in un'epoca dove l'attivazione, non consensuale, di applicazioni potenzialmente dannose per i propri diritti di privacy non è più tollerata. I consumatori sono stanchi dei software che operano senza il loro consenso".

"Non è un disastro, perché gli utenti possono tranquillamente disattivare la funzione, ma Apple avrebbe dovuto rispettare la policy sulla privacy con un aggiornamento ben visibile. È importante che l'impegno sia massimo in questa direzione, affinché non vi siano future incomprensioni sull'utilizzo dei dati da parte di Apple iTunes", ha dichiarato Laura Koetzle, analista di Forrester Research.

(fonte: punto-informatico.it)

Postato da: niknet a 19:11 | link | commenti |