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venerdì, dicembre 24, 2004

Eh già, oggi è il 24 dicembre!

Auguro a tutti i lettori di questo blog un Buon Natale ed un felice Anno Nuovo!!!!!

Visto che nei giorni di vacanze il blog non si aggiorna così spesso..... vi sparo una raffica di notizie (vi basterà cliccare sul titolo per leggere)

Apple tradita con BitTorrent
News - Alcuni sviluppatori in cui aveva riposto fiducia hanno usato la celebre piattaforma di sharing del download per portare in giro versioni classificate di Tiger che sarà lanciato solo tra diversi mesi

una bellissima notizia

Via libera alle sanzioni contro Microsoft
News - La corte di prima istanza ha stabilito che non c'è ragione di attendere la conclusione dell'appello per dare corpo ai rimedi stabiliti dall'antitrust europeo. Esulta FSF Europe. Microsoft: va bene così

 
Telefonia, tariffe da abbattere
Telefonia e C. - Ne parla AltroConsumo dopo la decisione dell'Autorità di congelare l'aumento delle tariffe di telefonia fissa per il 2005. Il confronto con gli altri paesi europei

ADSL senza linea voce, si può
Telefonia e C. - Telecom torna sui propri passi: il meeting con i provider ha chiarito che si possono attivare linee ADSL senza linea voce. E nessuno perderà l'ADSL già attivata con questa modalità. Un successo anche per il VoIP

fonte: punto-informatico.it







Postato da: niknet alle 22:06 | link | commenti |

domenica, dicembre 19, 2004

Lo spamming inizia a venir multato

La sentenza emessa da un giudice di Davenport, nello Iowa
Le tre società condannate a pagare sembrano sparite nel nulla
Per le e-mail spazzatura
multa miliardaria negli Usa

Sugli indirizzi di posta elettronica della società che ha avviato
la causa arrivavano fino a dieci milioni di messaggi al giorno

 

DAVENPORT (USA) - Un miliardo di dollari. E' la somma che dovranno pagare tre distributori di e-mail "spazzatura" a un fornitore di servizi su internet. A decidere l'entità della multa, a suo modo storica, è stato un giudice distrettuale, Charles R. Wolle, che non sembra non aver fatto altro che decidere in base alle leggi anti-spam federali e statali. E' una sentenza record contro i colpevoli di "spamming", salutata con soddisfazione da Laura Atkins, presidente della SpamCon Foundation, organizzazione californiana che si batte contro le e-mail spazzatura.

Gli avvocati di Robert Kramer, società che fornisce servizi e-mail a circa 5.000 clienti, si erano rivolta alla giustizia perché sugli indirizzi di posta elettronica della società arrivavano fino a dieci milioni di e-mail "spazzatura" in un solo giorno. "E' una vittoria per tutti noi - ha dichiarato Kramer, dopo la lettura della sentenza - costretti tutti ad aprire ogni giorno le nostre e-mail per trovarvi messaggi maliziosi o fraudolenti".

Kelly Wallace, l'avvocato di Kramer, ha dichiarato che la multa è così consistente perché per ogni e-mail spazzatura, la legge dello Iowa permette di chiedere un rimborso di 10 dollari.

Ma la sentenza rischia di restare simbolica, perché è difficile che gli "untori" del web paghino quella somma.
Tre i disturbatori: Amp Dollar Savings Inc. di Mesa, Arizona, chiamata a pagare 720 dollari, la Cash Link Systems Inc. di Miami, Florida, che dovrebbe contribuire con 360 milioni di dollari e in ultimo la Florida-based Tei Marketing Group, cui è stato presentato il conto meno salato: 140.000 dollari.
Ma raggiungere gli "untori" del web non sarà facile. Le aziende condannate a pagare non hanno un numero di telefono né in Arizona né in Florida. E una e-mail spedita sabato alla Cash Link Systems è rimasta senza risposta. D'altra parte nessun avvocato della difesa si è mai presentato in aula. Insomma gli "untori" sembrano spariti nel nulla. "Speriamo almeno di coprire i costi legali", è stato l'amaro commento dell'avvocato di Robert Kramer.















Postato da: niknet alle 17:56 | link | commenti |

sabato, dicembre 18, 2004

Una nuova frontiera di investimenti virtuali si sta aprendo??

L'acquirente è un 22enne australiano. Ha comprato un territorio
del gioco "Project Entropia", ora conta di affittarlo ad altri utenti
Videogame, un'isola virtuale
venduta per 26 mila dollari

Gli esperti: "Potrebbe anche rivelarsi un ottimo investimento"

I territori di Project Entropia
 

ROMA - 26 mila dollari per un'isola tropicale di oltre 2 mila ettari con annessi un castello e una miniera potrebbero essere un ottimo affare. Ma se la terra in questione esiste solo nel mondo virtuale di un videogame, allora la faccenda si complica.

Eppure un ragazzo australiano di 22 anni non ha esitato a spendere la concretissima cifra di 26.500 dollari statunitensi per accaparrarsi un ricco territorio del pianeta Calypso, scenario del popolare videogioco multiplayer Project Entropia. David Storey, questo il nome dell'acquirente, punta a diventare il precursore di una dinastia di imprenditori intenzionati guadagnare soldi reali investendo in mondi virtuali.

A fronte della considerevole spesa, infatti, Storey punta a ricavare una rendita altrettanto sostanziosa dallo sfruttamento del terreno appena acquistato. L'operazione, d'altra parte, è perfettamente in linea con la filosofia di Project Entropia, un gioco che si acquista gratuitamente, ma che può essere sfruttato appieno soltanto comprando beni e servizi virtuali (terreni, appunto, ma anche armi o metalli) con soldi reali. Secondo una ricerca pubblicata quest'anno, l'economia virtuale di Project Entropia genera un giro d'affari pari al prodotto interno lordo della Namibia.

Soley, conosciuto nel gioco con il soprannome di Deathifier, avrà ora il diritto di tassare qualunque tipo di attività (battute di caccia, sfruttamento delle miniere) si svolga sui suoi territori. Potrà inoltre vendere porzioni di terreno ad altri utenti che vogliano edificare. Il suo obiettivo dichiarato è "creare un insediamento prospero e funzionale per tutti".


La domanda che tutti si pongono è se l'investimento del giovane australiano non sia un azzardo eccessivo. "Non lo è più dell'acquisto di certi bond", ha dichiarato alla rivista News Scientist Edward Castronova, professore di economia dei videogame alla Indiana University. "Alla fine, se Project Entropia diventerà un gioco di successo, potrebbe essere una mossa azzeccata".

Lanciato in versione definitiva nel 2003 dalla svedese Mindark, Project Entropia conta al momento 200 mila utenti registrati. Il tema principale del gioco è la conquista del territorio di Calypso da parte di coloni umani, che si trovano ad affrontare robot e mutanti. Ma, in senso più ampio, Project Entropia rappresenta un vero e proprio universo virtuale nel quale i giocatori sono in grado di compiere qualunque tipo di attività.

(fonte: repubblica.it)
















Postato da: niknet alle 13:34 | link | commenti |

martedì, dicembre 14, 2004

Apriamo oggi con un articolo interessante tratto da punto-informatico.it riguardante il triste fenomeno del pedoporno via p2p

P2P, insieme contro il pedoporno?

Costringere all'angolo chi critica i sistemi di sharing e crearsi un'immagine più pulita: c'è anche questo dietro alla nuova iniziativa dei grandi sistemi di condivisione

Washington (USA) - C'è un unico vero grande nemico per il peer-to-peer. Laddove le major non sono riuscite a fermare l'avanzata e la diffusione in tutto il Mondo dei sistemi di condivisione, a provocare una stretta contro queste piattaforme può intervenire un fattore assai più devastante della copia illegale di contenuti: la diffusione del pedoporno.

Per contrastare l'immagine di un peer-to-peer prono ai bisogni e allo sfruttamento di organizzazioni criminali e malavitose, capaci di produrre video e foto con abusi su minori per poi diffonderli a circoli di amici o clienti paganti anche attraverso il P2P, le industrie di settore hanno deciso di presentarsi in modo diverso.

Consapevoli della necessità politica e della difficoltà tecnica di dare un segnale forte contro l'abuso del P2P a fini pornopedofili, i membri della
Distributed Computing Industry Association (DCIA) hanno dato vita a P2Ppatrol, i cui sottotitoli sono, nell'ordine: "Genitori e adolescenti del P2P reagiscono online" - "Proteggi i bambini" - "Contribuisci ad eliminare la pornografia infantile dal file sharing". P2P Patrol si chiama così perché deriva, appunto, da "Peer-To-Peer Parents And Teens ReactOn Line".

L'iniziativa dunque intende sensibilizzare gli utenti del P2P sulla diffusione di questo materiale e fornire loro gli strumenti più adatti per agire quando venissero in contatto con certi materiali. P2P Patrol, si legge sul sito dedicato, intende consentire agli utenti di riconoscere, rimuovere e notificare casi individuali di pornografia infantile nei quali si può incorrere in rete".

Poiché le società del P2P hanno sempre sostenuto di non poter controllare quel che gira sulle reti dello sharing, il concetto viene ora ribadito spiegando che "sta a ciascun utente decidere con responsabilità e nella legalità quali file condividere e quali scaricare".

Gli utenti registrati del programma potranno accedere ad un sistema di notifica delle immagini illegali messo a punto con alcuni gruppi che da tempo si battono contro la diffusione di immagini di pornografia infantile. Si tratta in sostanza di notificare al servizio l'hash del file per una identificazione univoca, l'IP dell'utente che lo ha posto in condivisione e quando il file è stato visto e scaricato.

Di interesse segnalare come P2P Patrol sconsigli di inviare alla polizia file illegali che si abbia inavvertitamente scaricati in quanto qualsiasi atto, dal download alla trasmissione, potrebbe mettere nei guai persino chi effettua la denuncia.













Postato da: niknet alle 12:05 | link | commenti |

lunedì, dicembre 13, 2004

Ciao a tutti,  vi invito a leggere l'articolo di punto-informatico di seguito linkato (vi basterà cliccare sul titolo)

No al caro-cellulare
Telefonia e C. - Le tasse più alte d'Europa, il caro-SMS, le politiche degli operatori telefonici: contro quelli che in molti definiscono abusi sabato prossimo 18 dicembre il primo sciopero europeo dei cellulari. Ecco di che si tratta


Postato da: niknet alle 15:16 | link | commenti |

sabato, dicembre 11, 2004

Brevetti software, qualcosa si sta muovendo!!!!

Brevetti software, mesi di suspense

Icona La mobilitazione senza precedenti ha portato su nuove posizioni parlamentari europei e nazionali e il Consiglio UE si è spaccato, come segnala la decisione di rinviare ogni pronunciamento. La FFII avverte: non è finita

News - Roma - Con grande attenzione viene seguita in queste ore la conferma che, a dispetto di quanto previsto, il Consiglio della UE non procederà subito alla revisione della proposta di direttiva sui brevetti del software o, meglio, sulle invenzioni "computer-implemented".

La notizia del rinvio arriva dal Belgio, dove il ministro della giustizia Marc Verwilghen in un intervento al parlamento ha confermato che il Consiglio non deciderà sulle modifiche prima di alcuni mesi.

L'intervento di Verwilghen, che ha ventilato la primavera del 2005 come possibile periodo in cui una decisione verrà presa, per la prima volta prende atto formalmente della spaccatura che si è creata in seno al Consiglio sulla contestatissima direttiva. Come si ricorderà, nelle scorse settimane il governo polacco si è opposto in modo deciso all'avanzare della direttiva così come è formulata dando nuovo spazio alle perplessità avanzate da altri paesi, tra cui anche l'Italia.

La proposta, col passare dei mesi, ha prodotto una massiccia campagna per il No in tutta Europa e in Italia, una mobilitazione guidata in primis della Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII) che ha raccolto attorno ad una petizione contraria centinaia di migliaia di firme, oltre all'appoggio di molte imprese ed esperti di tecnologia e di mercato.

Sviluppatori indipendenti e piccole imprese temono che l'approvazione di una direttiva di questo tipo costituisca l'importazione in Europa dei brevetti sul software all'americana, una eventualità che metterebbe nelle mani delle grandi corporation un portfolio impressionante di proprietà intellettuali su ogni aspetto del software. Il risultato, dicono i contestatori, sarebbe un mercato interamente dominato dai grandi e si assisterebbe ad un rallentamento della ricerca e dello sviluppo dunque, in definitiva, dell'innovazione.

La massiccia mobilitazione, che ha compreso anche manifestazioni pubbliche a Bruxelles, ha consentito di informare sulla questione brevetti i molti parlamentari poco avezzi a ragionare sul software. Una spinta propulsiva che si è fatta sentire moltissimo. Nel corso dei mesi, infatti, il parlamento olandese è arrivato a chiedere al Governo di contrastare una direttiva che L'Aia ha fin qui formalmente appoggiato. Allo stesso modo i partiti politici tedeschi hanno contestato il voto favorevole in passato offerto da Berlino alla direttiva. Come già noto l'Italia ha oggi una posizione critica rispetto alla direttiva.

Sebbene siano decisamente soddisfatti dalla maretta provocata e dai problemi che sta incontrando l'approvazione della Direttiva, quelli della FFII avvertono che si tratta, comunque, di un rinvio "natalizio" dovuto, almeno in parte, alla laboriosità della traduzione nelle tante lingue della direttiva sulle invenzioni realizzate tramite computer. Secondo FFII una decisione del Consiglio è da attendersi per marzo.

(punto-informatico.it)













Postato da: niknet alle 19:52 | link | commenti |

mytech.it ha testato i servizi per accelerare i 56 kb. Vediamo che han scoperto....

Abbiamo testato i due nuovi servizi di connessione accelerati di Wind e Tin. Risultati più che buoni per la navigazione; deludenti per e-mail e ftp

 Wind e Tin provano dunque un lifting per l'accesso a Internet in dial-up (l'annuncio per entrambi i provider è della scorsa settimana: [qui per Tin e qui per Wind. Lo spingono, con rinnovato coraggio, nel gran gala dell'Internet moderna, sempre più affollato di suoni, immagini e video.  

_I fatti. Wind e Tin hanno lanciato due servizi per accelerare la connessione via modem 56K o Isdn. Di quanto? Di sei volte, dice Wind; di tre, secondo Tin.

MyTech ha deciso di scoprire quali sono i vantaggi effettivi di questi servizi: li ha testati, per un paio d'ore, in varie situazioni. Risulta che, per la velocità sul Web, Wind è un po' troppo ottimista, mentre Tin dice il vero. I due servizi, in questo caso, non sono quindi molto diversi e in genere riescono a accelerare di circa tre volte la visualizzazione dei siti. Meno bene se la cavano con le altre applicazioni: posta elettronica e ftp, per esempio.

_Come funzionano. Il Web si accelera con facilità poiché gli operatori comprimono sia i testi sia le immagini delle pagine. Questi servizi: fanno passare i dati da un server proxy, che li comprime e poi li invia all'utente. Non è un'idea nuova, bene inteso: è applicata dai molti Internet accelerator presenti, da anni, in Rete.
Wind e Tin hanno avuto però il merito di lanciare, per primi tra gli operatori nostrani, quest'idea al pubblico di massa italiano tramite due programmi semplici e gratuiti.
Quasi tutti gli altri Internet accelerator presenti in Rete sono basati invece su un canone mensile. In realtà, il servizio è davvero gratuito solo nel caso di Wind. Tin, infatti, per le connessioni accelerate fa pagare uno scatto alla risposta più elevato: 12 euro cent. Quasi il doppio del normale e pari a circa 10 minuti di connessione).

_Le tariffe al minuto. Vengono applicate le stesse tariffe del normale dial-up, sia per Tin sia per Wind, che applica inoltre lo scatto alla risposta standard (6,19 euro cent). Sono quindi le tariffe a fare la principale differenza tra i servizi dei due operatori. Le opzioni dei programmi sono invece simili: entrambi, per esempio, permettono di calibrare la compressione delle immagini visualizzate nei siti.
Più sono compresse, meno belle appariranno; fino a non avere più contorni definiti e a dare solo un'idea vaga degli oggetti raffigurati. Anche con livelli di compressione medi, però, la navigazione risulta velocizzata di almeno due volte. Lo conferma il software di Wind: a differenza di quello di Tin, ha un menu di statistiche che indicano, momento per momento, quanto si è riusciti a risparmiare grazie alla compressione.

_Si naviga a consumo. Navigando fino a visualizzare l'equivalente di 2 MB di pagine Web, durante il test si è visto che la quota in realtà scaricata era solo di 650 KB. La ratio di accelerazione, indicata sul software, è stata quindi pari a 3 (in dettaglio, 4 per i testi e 2 per le immagini). Il rovescio della medaglia non è tanto il tempo della Cpu sottratto dalla decompressione software: è limitato; piuttosto, può pesare il fatto che per usare il servizio bisogna connettersi con il provider che lo fornisce. E poiché Wind e Tin non hanno tariffe flat-rate, ne deriva anche l'obbligo di navigare a consumo.

_Quando vale la pena. Il gioco potrebbe valere la candela, però, soprattutto per gli utenti che si connettono solo per navigare, che è l'applicazione meglio supportata da questi software. Il test non ha mostrato infatti significative accelerazioni del servizio e-mail (invio o ricezione), il cui traffico ha avuto una ratio pari a 1 nelle statistiche del software di Wind. Il quale non ha invece mostrato segni di vita quando si è tentato un download via ftp. Il software di Tin, a riguardo, sembrerebbe più promettente: nelle sue impostazioni avanzate è possibile indicare protocolli ulteriori su cui fare valere la compressione. Non si è riusciti però ad aprire le directory di un server ftp (ne sono stati provati tre) quando era attiva la compressione di Tin: inconvenienti del proxy.
_Il futuro del dial-up. In ogni caso, sembra che i due provider intendano continuare a investire sulla tecnologia dial-up e forse in futuro alcuni problemi, emersi da questo test, saranno risolti. Il punto è infatti che, come segnala alla stampa Francesca Reich, Responsabile Marketing di Tin.it, il dial-up ha ancora un futuro per gli operatori. Continua ad attrarre tre categorie di utenti: i neofiti, ancora non convinti a passare all'Adsl; coloro che non ne sono coperti e coloro che non ne sono interessati perché si limitano a navigare e a usare la posta. Attività per le quali, dice Reich, la banda larga non è poi così importante.















Postato da: niknet alle 17:35 | link | commenti |

giovedì, dicembre 09, 2004


Due nuove utility gratuite su Pocket Gear

Presso il sito PocketGear sono recentemente disponibili due nuove utility gratuite per Pocket PC.
La prima di queste è HardReset for Pocket PC, applicazione che consente di effettuare un reset totale del prorprio dispositivo semplicemnte "tappando" su un'icona.
HardReset è compatibile con dispositivi Pocket PC 2002 e Windows Mobile 2003; maggiori informazioni ed eventuale download
qui.
La seconda applicazione è Joint Sense for Pocket PC, che permette di disabilitare tutti i tasti hardware del dispositivo quando in funzione.
L'applicazione è utile, ad esempio, per poter ascoltare MP3, riponendo il dispotivo in tasca.
Maggiori informazioni ed eventuale download
qui.

(fonte: pocketpcitalia.com)








Postato da: niknet alle 21:22 | link | commenti |

E se lo spam diventasse religioso?

 Da Londra gli esperti di sicurezza internet lanciano l'allarme
Sono sempre di più i messaggi indesiderati su temi religiosi
Una e-mail per salvarti l'anima
E' boom dello "spiritual spam"

A fare la parte del leone sono i gruppi cristiani Usa
Ma anche in Cina il fenomeno è in forte crescita

 LONDRA - E' stato definito spiritual spam, e questa coppia di termini dice già tutto: si tratta infatti di messaggi di posta elettronica indesiderati che hanno come oggetto non - come al solito - proposte di shopping, o annunci porno, ma inviti a salvare la propria anima o a invocare l'Onnipotente. Con tanto di preghiere allegate.

A etichettare la nuova tendenza internettiana sono gli esperti inglesi, tra i primi a studiare il fenomeno. "E' un universo in costante crescita - ha dichiarato ad esempio Martin Lee di MessageLabs, società specializzata nella sicurezza delle e-mail - anche i seguaci di Dio, infatti, si stanno adeguando alle tecniche del ventunesimo secolo. E la maggior parte dello spam riguarda proprio il mondo cristiano".

Quanto alla provenienza, la maggior parte dei messaggi arriva da gruppi religiosi degli Stati Uniti, e sono quindi in lingua inglese. Ma anche altre parti del globo sono ben rappresentate: ad esempio, una grande quantità di spiritual spam circola nella Cina. Ma la supremazia Usa è innegabile. Forse anche a causa di una falla nello Spam act, cioè nella legge che protegge dall'invasione di e-mail indesiderate: "Le norme - spiega ancora Lee - sono applicabili solo ai messaggi di posta con fini dichiaratamente commerciali". E dunque, se qualcuno bussa alla tua porta (elettronica) per salvarti l'anima, non hai strumenti di protezione.

Riguardo al tipo di messaggio più comunemente diffuso, di solito il testo comincia con un invito a seguire la strada indicata da Dio, se ancora non lo si è fatto; segue una breve preghiera, in cui si chiede al Signore di toglierci di dosso il peccato e di renderci liberi.


E a rendere così rilevante, così diffuso il fenomeno - come spiega Neil Hammerton, direttore della società di sicurezza informatica Email Systems - c'è il fatto che inondare gli utenti internet di una valanga di messaggi non è affatto difficile: anzi, è poco costoso e tecnicamente semplice. Basta avere a disposizione una lista di indirizzi, comprare un programmino per l'inoltro automatico dei messaggi che costa meno di 50 euro, e il gioco è fatto: "Con una connessione a banda larga - racconta Hammerton - si possono mandare migliaia di e-mail in una sola notte".

Certo, quando parliamo di un fenomeno in crescita non dobbiamo comunque esagerare: messaggi di questo tipo rappresentano meno dell'1 per cento dell'intero ammontare di traffico postale indesiderato che viaggia attraverso la rete. A sorpresa, il settore numero uno, che da solo rappresenta il 48 per cento dello spam totale, è quello medico; seguono pornografia (15 per cento) e giochi e scommesse (11 per cento).

(fonte: repubblica.it)















Postato da: niknet alle 21:09 | link | commenti (1) |

p2p devi morì??? MAI!!

 Agli artisti il P2P fa comodo

Icona Musicisti e cantautori, più volte tirati in ballo dalle major, in realtà sembrano tutt'altro che turbati dal file sharing. Anzi, la maggioranza considera Internet uno strumento insostituibile. Una verità scomoda?

Roma - Alle major potrebbe non piacere il risultato di una autorevole rilevazione secondo cui molti artisti americani vedono in Internet una grande opportunità e, pur condividendo le leggi sul copyright, non considerano il peer-to-peer come un problema reale.

 Su più di 3mila artisti intervistati da una importante società di analisi, due terzi ha infatti risposto che il file sharing minaccia poco o non minaccia affatto la propria attività. Questo uno dei risultati della rilevazione effettuata da Pew Internet & American Life Project che ha incrociato i dati di un sondaggio telefonico su persone che si definiscono artisti e i risultati di un questionario distribuito ad un campione dell'industria di settore (musicisti, cantautori, editori). Si tratta della prima analisi del genere mai condotta.

L'importanza dei risultati è data dal fatto che da sempre, fin dagli inizi della grande campagna legale contro i sistemi di file sharing, l'industria ha utilizzato anche in Italia i nomi di alcuni celebri artisti per cercare di scoraggiare l'uso dei sistemi di condivisione. Ma, a quanto pare, non tutti gli interessati sono allineati sulle posizioni più intransigenti. Anzi.

Pew ha intervistato tanto artisti di successo quanto musicisti che ancora devono riuscire a sfondare, ma tutti sono d'accordo su un punto: Internet mette loro a disposizione nuovi e formidabili strumenti per far conoscere la propria musica. "Usano Internet - spiega Pew nel rapporto - per migliorare i modi con cui realizzano, commercializzano e vendono le proprie opere creative. Usano Internet per trovare l'ispirazione, costruire un rapporto con i fan e gli altri artisti e per perseguire nuovi obiettivi commerciali".

Ma in molti ritengono comunque che copiare e condividere non sia corretto e che anzi queste debbano essere considerate attività illegali. "In generale - scrive Pew - affermano che Internet ha dato loro modo di guadagnare dal proprio lavoro, più di quanto non dicano che ha reso più difficile proteggere le proprie opere". "Si può dire - ha dichiarato il direttore del Pew, Lee Ranie - che la comunità degli artisti ha idee ed esperienze in merito assai più diversificate di quanto possano immaginare coloro che seguono il dibattito sul copyright che si fa a Washington ".

Di interesse anche la suddivisione nelle risposte date dagli "artisti pagati", ossia coloro che ottengono dei compensi dal proprio lavoro, rispetto a tutte le altre. Emerge infatti che solo il 30 per cento di chi già vive grazie ai propri lavori creativi ritiene il file sharing una minaccia. E metà di tutti gli artisti afferma invece che le leggi sul copyright tendono a tutelare gli intermediari assai più dei musicisti stessi.

Secondo Pew, la visione che gli artisti hanno del P2P riveste una particolare importanza in un momento nel quale l'industria della discografia, ma anche quella del cinema, ha portato alla massima espansione la propria azione legale contro gli utenti del P2P. Questi, peraltro, continuano ad affermarsi, così come aumenta la popolarità dei jukebox a pagamento.

Il rapporto del Pew è disponibile in formato pdf qui

(fonte: punto-informatico.it)














Postato da: niknet alle 19:30 | link | commenti |


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Gli avvocati di Robert Kramer, società che fornisce servizi e-mail a circa 5.000 clienti, si erano rivolta alla giustizia perché sugli indirizzi di posta elettronica della società arrivavano fino a dieci milioni di e-mail "spazzatura" in un solo giorno. "E' una vittoria per tutti noi - ha dichiarato Kramer, dopo la lettura della sentenza - costretti tutti ad aprire ogni giorno le nostre e-mail per trovarvi messaggi maliziosi o fraudolenti".

Kelly Wallace, l'avvocato di Kramer, ha dichiarato che la multa è così consistente perché per ogni e-mail spazzatura, la legge dello Iowa permette di chiedere un rimborso di 10 dollari.

Ma la sentenza rischia di restare simbolica, perché è difficile che gli "untori" del web paghino quella somma.
Tre i disturbatori: Amp Dollar Savings Inc. di Mesa, Arizona, chiamata a pagare 720 dollari, la Cash Link Systems Inc. di Miami, Florida, che dovrebbe contribuire con 360 milioni di dollari e in ultimo la Florida-based Tei Marketing Group, cui è stato presentato il conto meno salato: 140.000 dollari.
Ma raggiungere gli "untori" del web non sarà facile. Le aziende condannate a pagare non hanno un numero di telefono né in Arizona né in Florida. E una e-mail spedita sabato alla Cash Link Systems è rimasta senza risposta. D'altra parte nessun avvocato della difesa si è mai presentato in aula. Insomma gli "untori" sembrano spariti nel nulla. "Speriamo almeno di coprire i costi legali", è stato l'amaro commento dell'avvocato di Robert Kramer.















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L'acquirente è un 22enne australiano. Ha comprato un territorio
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I territori di Project Entropia
 

ROMA - 26 mila dollari per un'isola tropicale di oltre 2 mila ettari con annessi un castello e una miniera potrebbero essere un ottimo affare. Ma se la terra in questione esiste solo nel mondo virtuale di un videogame, allora la faccenda si complica.

Eppure un ragazzo australiano di 22 anni non ha esitato a spendere la concretissima cifra di 26.500 dollari statunitensi per accaparrarsi un ricco territorio del pianeta Calypso, scenario del popolare videogioco multiplayer Project Entropia. David Storey, questo il nome dell'acquirente, punta a diventare il precursore di una dinastia di imprenditori intenzionati guadagnare soldi reali investendo in mondi virtuali.

A fronte della considerevole spesa, infatti, Storey punta a ricavare una rendita altrettanto sostanziosa dallo sfruttamento del terreno appena acquistato. L'operazione, d'altra parte, è perfettamente in linea con la filosofia di Project Entropia, un gioco che si acquista gratuitamente, ma che può essere sfruttato appieno soltanto comprando beni e servizi virtuali (terreni, appunto, ma anche armi o metalli) con soldi reali. Secondo una ricerca pubblicata quest'anno, l'economia virtuale di Project Entropia genera un giro d'affari pari al prodotto interno lordo della Namibia.

Soley, conosciuto nel gioco con il soprannome di Deathifier, avrà ora il diritto di tassare qualunque tipo di attività (battute di caccia, sfruttamento delle miniere) si svolga sui suoi territori. Potrà inoltre vendere porzioni di terreno ad altri utenti che vogliano edificare. Il suo obiettivo dichiarato è "creare un insediamento prospero e funzionale per tutti".


La domanda che tutti si pongono è se l'investimento del giovane australiano non sia un azzardo eccessivo. "Non lo è più dell'acquisto di certi bond", ha dichiarato alla rivista News Scientist Edward Castronova, professore di economia dei videogame alla Indiana University. "Alla fine, se Project Entropia diventerà un gioco di successo, potrebbe essere una mossa azzeccata".

Lanciato in versione definitiva nel 2003 dalla svedese Mindark, Project Entropia conta al momento 200 mila utenti registrati. Il tema principale del gioco è la conquista del territorio di Calypso da parte di coloni umani, che si trovano ad affrontare robot e mutanti. Ma, in senso più ampio, Project Entropia rappresenta un vero e proprio universo virtuale nel quale i giocatori sono in grado di compiere qualunque tipo di attività.

(fonte: repubblica.it)
















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martedì, dicembre 14, 2004

Apriamo oggi con un articolo interessante tratto da punto-informatico.it riguardante il triste fenomeno del pedoporno via p2p

P2P, insieme contro il pedoporno?

Costringere all'angolo chi critica i sistemi di sharing e crearsi un'immagine più pulita: c'è anche questo dietro alla nuova iniziativa dei grandi sistemi di condivisione

Washington (USA) - C'è un unico vero grande nemico per il peer-to-peer. Laddove le major non sono riuscite a fermare l'avanzata e la diffusione in tutto il Mondo dei sistemi di condivisione, a provocare una stretta contro queste piattaforme può intervenire un fattore assai più devastante della copia illegale di contenuti: la diffusione del pedoporno.

Per contrastare l'immagine di un peer-to-peer prono ai bisogni e allo sfruttamento di organizzazioni criminali e malavitose, capaci di produrre video e foto con abusi su minori per poi diffonderli a circoli di amici o clienti paganti anche attraverso il P2P, le industrie di settore hanno deciso di presentarsi in modo diverso.

Consapevoli della necessità politica e della difficoltà tecnica di dare un segnale forte contro l'abuso del P2P a fini pornopedofili, i membri della
Distributed Computing Industry Association (DCIA) hanno dato vita a P2Ppatrol, i cui sottotitoli sono, nell'ordine: "Genitori e adolescenti del P2P reagiscono online" - "Proteggi i bambini" - "Contribuisci ad eliminare la pornografia infantile dal file sharing". P2P Patrol si chiama così perché deriva, appunto, da "Peer-To-Peer Parents And Teens ReactOn Line".

L'iniziativa dunque intende sensibilizzare gli utenti del P2P sulla diffusione di questo materiale e fornire loro gli strumenti più adatti per agire quando venissero in contatto con certi materiali. P2P Patrol, si legge sul sito dedicato, intende consentire agli utenti di riconoscere, rimuovere e notificare casi individuali di pornografia infantile nei quali si può incorrere in rete".

Poiché le società del P2P hanno sempre sostenuto di non poter controllare quel che gira sulle reti dello sharing, il concetto viene ora ribadito spiegando che "sta a ciascun utente decidere con responsabilità e nella legalità quali file condividere e quali scaricare".

Gli utenti registrati del programma potranno accedere ad un sistema di notifica delle immagini illegali messo a punto con alcuni gruppi che da tempo si battono contro la diffusione di immagini di pornografia infantile. Si tratta in sostanza di notificare al servizio l'hash del file per una identificazione univoca, l'IP dell'utente che lo ha posto in condivisione e quando il file è stato visto e scaricato.

Di interesse segnalare come P2P Patrol sconsigli di inviare alla polizia file illegali che si abbia inavvertitamente scaricati in quanto qualsiasi atto, dal download alla trasmissione, potrebbe mettere nei guai persino chi effettua la denuncia.













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lunedì, dicembre 13, 2004

Ciao a tutti,  vi invito a leggere l'articolo di punto-informatico di seguito linkato (vi basterà cliccare sul titolo)

No al caro-cellulare
Telefonia e C. - Le tasse più alte d'Europa, il caro-SMS, le politiche degli operatori telefonici: contro quelli che in molti definiscono abusi sabato prossimo 18 dicembre il primo sciopero europeo dei cellulari. Ecco di che si tratta


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sabato, dicembre 11, 2004

Brevetti software, qualcosa si sta muovendo!!!!

Brevetti software, mesi di suspense

Icona La mobilitazione senza precedenti ha portato su nuove posizioni parlamentari europei e nazionali e il Consiglio UE si è spaccato, come segnala la decisione di rinviare ogni pronunciamento. La FFII avverte: non è finita

News - Roma - Con grande attenzione viene seguita in queste ore la conferma che, a dispetto di quanto previsto, il Consiglio della UE non procederà subito alla revisione della proposta di direttiva sui brevetti del software o, meglio, sulle invenzioni "computer-implemented".

La notizia del rinvio arriva dal Belgio, dove il ministro della giustizia Marc Verwilghen in un intervento al parlamento ha confermato che il Consiglio non deciderà sulle modifiche prima di alcuni mesi.

L'intervento di Verwilghen, che ha ventilato la primavera del 2005 come possibile periodo in cui una decisione verrà presa, per la prima volta prende atto formalmente della spaccatura che si è creata in seno al Consiglio sulla contestatissima direttiva. Come si ricorderà, nelle scorse settimane il governo polacco si è opposto in modo deciso all'avanzare della direttiva così come è formulata dando nuovo spazio alle perplessità avanzate da altri paesi, tra cui anche l'Italia.

La proposta, col passare dei mesi, ha prodotto una massiccia campagna per il No in tutta Europa e in Italia, una mobilitazione guidata in primis della Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII) che ha raccolto attorno ad una petizione contraria centinaia di migliaia di firme, oltre all'appoggio di molte imprese ed esperti di tecnologia e di mercato.

Sviluppatori indipendenti e piccole imprese temono che l'approvazione di una direttiva di questo tipo costituisca l'importazione in Europa dei brevetti sul software all'americana, una eventualità che metterebbe nelle mani delle grandi corporation un portfolio impressionante di proprietà intellettuali su ogni aspetto del software. Il risultato, dicono i contestatori, sarebbe un mercato interamente dominato dai grandi e si assisterebbe ad un rallentamento della ricerca e dello sviluppo dunque, in definitiva, dell'innovazione.

La massiccia mobilitazione, che ha compreso anche manifestazioni pubbliche a Bruxelles, ha consentito di informare sulla questione brevetti i molti parlamentari poco avezzi a ragionare sul software. Una spinta propulsiva che si è fatta sentire moltissimo. Nel corso dei mesi, infatti, il parlamento olandese è arrivato a chiedere al Governo di contrastare una direttiva che L'Aia ha fin qui formalmente appoggiato. Allo stesso modo i partiti politici tedeschi hanno contestato il voto favorevole in passato offerto da Berlino alla direttiva. Come già noto l'Italia ha oggi una posizione critica rispetto alla direttiva.

Sebbene siano decisamente soddisfatti dalla maretta provocata e dai problemi che sta incontrando l'approvazione della Direttiva, quelli della FFII avvertono che si tratta, comunque, di un rinvio "natalizio" dovuto, almeno in parte, alla laboriosità della traduzione nelle tante lingue della direttiva sulle invenzioni realizzate tramite computer. Secondo FFII una decisione del Consiglio è da attendersi per marzo.

(punto-informatico.it)













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mytech.it ha testato i servizi per accelerare i 56 kb. Vediamo che han scoperto....

Abbiamo testato i due nuovi servizi di connessione accelerati di Wind e Tin. Risultati più che buoni per la navigazione; deludenti per e-mail e ftp

 Wind e Tin provano dunque un lifting per l'accesso a Internet in dial-up (l'annuncio per entrambi i provider è della scorsa settimana: [qui per Tin e qui per Wind. Lo spingono, con rinnovato coraggio, nel gran gala dell'Internet moderna, sempre più affollato di suoni, immagini e video.  

_I fatti. Wind e Tin hanno lanciato due servizi per accelerare la connessione via modem 56K o Isdn. Di quanto? Di sei volte, dice Wind; di tre, secondo Tin.

MyTech ha deciso di scoprire quali sono i vantaggi effettivi di questi servizi: li ha testati, per un paio d'ore, in varie situazioni. Risulta che, per la velocità sul Web, Wind è un po' troppo ottimista, mentre Tin dice il vero. I due servizi, in questo caso, non sono quindi molto diversi e in genere riescono a accelerare di circa tre volte la visualizzazione dei siti. Meno bene se la cavano con le altre applicazioni: posta elettronica e ftp, per esempio.

_Come funzionano. Il Web si accelera con facilità poiché gli operatori comprimono sia i testi sia le immagini delle pagine. Questi servizi: fanno passare i dati da un server proxy, che li comprime e poi li invia all'utente. Non è un'idea nuova, bene inteso: è applicata dai molti Internet accelerator presenti, da anni, in Rete.
Wind e Tin hanno avuto però il merito di lanciare, per primi tra gli operatori nostrani, quest'idea al pubblico di massa italiano tramite due programmi semplici e gratuiti.
Quasi tutti gli altri Internet accelerator presenti in Rete sono basati invece su un canone mensile. In realtà, il servizio è davvero gratuito solo nel caso di Wind. Tin, infatti, per le connessioni accelerate fa pagare uno scatto alla risposta più elevato: 12 euro cent. Quasi il doppio del normale e pari a circa 10 minuti di connessione).

_Le tariffe al minuto. Vengono applicate le stesse tariffe del normale dial-up, sia per Tin sia per Wind, che applica inoltre lo scatto alla risposta standard (6,19 euro cent). Sono quindi le tariffe a fare la principale differenza tra i servizi dei due operatori. Le opzioni dei programmi sono invece simili: entrambi, per esempio, permettono di calibrare la compressione delle immagini visualizzate nei siti.
Più sono compresse, meno belle appariranno; fino a non avere più contorni definiti e a dare solo un'idea vaga degli oggetti raffigurati. Anche con livelli di compressione medi, però, la navigazione risulta velocizzata di almeno due volte. Lo conferma il software di Wind: a differenza di quello di Tin, ha un menu di statistiche che indicano, momento per momento, quanto si è riusciti a risparmiare grazie alla compressione.

_Si naviga a consumo. Navigando fino a visualizzare l'equivalente di 2 MB di pagine Web, durante il test si è visto che la quota in realtà scaricata era solo di 650 KB. La ratio di accelerazione, indicata sul software, è stata quindi pari a 3 (in dettaglio, 4 per i testi e 2 per le immagini). Il rovescio della medaglia non è tanto il tempo della Cpu sottratto dalla decompressione software: è limitato; piuttosto, può pesare il fatto che per usare il servizio bisogna connettersi con il provider che lo fornisce. E poiché Wind e Tin non hanno tariffe flat-rate, ne deriva anche l'obbligo di navigare a consumo.

_Quando vale la pena. Il gioco potrebbe valere la candela, però, soprattutto per gli utenti che si connettono solo per navigare, che è l'applicazione meglio supportata da questi software. Il test non ha mostrato infatti significative accelerazioni del servizio e-mail (invio o ricezione), il cui traffico ha avuto una ratio pari a 1 nelle statistiche del software di Wind. Il quale non ha invece mostrato segni di vita quando si è tentato un download via ftp. Il software di Tin, a riguardo, sembrerebbe più promettente: nelle sue impostazioni avanzate è possibile indicare protocolli ulteriori su cui fare valere la compressione. Non si è riusciti però ad aprire le directory di un server ftp (ne sono stati provati tre) quando era attiva la compressione di Tin: inconvenienti del proxy.
_Il futuro del dial-up. In ogni caso, sembra che i due provider intendano continuare a investire sulla tecnologia dial-up e forse in futuro alcuni problemi, emersi da questo test, saranno risolti. Il punto è infatti che, come segnala alla stampa Francesca Reich, Responsabile Marketing di Tin.it, il dial-up ha ancora un futuro per gli operatori. Continua ad attrarre tre categorie di utenti: i neofiti, ancora non convinti a passare all'Adsl; coloro che non ne sono coperti e coloro che non ne sono interessati perché si limitano a navigare e a usare la posta. Attività per le quali, dice Reich, la banda larga non è poi così importante.















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giovedì, dicembre 09, 2004


Due nuove utility gratuite su Pocket Gear

Presso il sito PocketGear sono recentemente disponibili due nuove utility gratuite per Pocket PC.
La prima di queste è HardReset for Pocket PC, applicazione che consente di effettuare un reset totale del prorprio dispositivo semplicemnte "tappando" su un'icona.
HardReset è compatibile con dispositivi Pocket PC 2002 e Windows Mobile 2003; maggiori informazioni ed eventuale download
qui.
La seconda applicazione è Joint Sense for Pocket PC, che permette di disabilitare tutti i tasti hardware del dispositivo quando in funzione.
L'applicazione è utile, ad esempio, per poter ascoltare MP3, riponendo il dispotivo in tasca.
Maggiori informazioni ed eventuale download
qui.

(fonte: pocketpcitalia.com)








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E se lo spam diventasse religioso?

 Da Londra gli esperti di sicurezza internet lanciano l'allarme
Sono sempre di più i messaggi indesiderati su temi religiosi
Una e-mail per salvarti l'anima
E' boom dello "spiritual spam"

A fare la parte del leone sono i gruppi cristiani Usa
Ma anche in Cina il fenomeno è in forte crescita

 LONDRA - E' stato definito spiritual spam, e questa coppia di termini dice già tutto: si tratta infatti di messaggi di posta elettronica indesiderati che hanno come oggetto non - come al solito - proposte di shopping, o annunci porno, ma inviti a salvare la propria anima o a invocare l'Onnipotente. Con tanto di preghiere allegate.

A etichettare la nuova tendenza internettiana sono gli esperti inglesi, tra i primi a studiare il fenomeno. "E' un universo in costante crescita - ha dichiarato ad esempio Martin Lee di MessageLabs, società specializzata nella sicurezza delle e-mail - anche i seguaci di Dio, infatti, si stanno adeguando alle tecniche del ventunesimo secolo. E la maggior parte dello spam riguarda proprio il mondo cristiano".

Quanto alla provenienza, la maggior parte dei messaggi arriva da gruppi religiosi degli Stati Uniti, e sono quindi in lingua inglese. Ma anche altre parti del globo sono ben rappresentate: ad esempio, una grande quantità di spiritual spam circola nella Cina. Ma la supremazia Usa è innegabile. Forse anche a causa di una falla nello Spam act, cioè nella legge che protegge dall'invasione di e-mail indesiderate: "Le norme - spiega ancora Lee - sono applicabili solo ai messaggi di posta con fini dichiaratamente commerciali". E dunque, se qualcuno bussa alla tua porta (elettronica) per salvarti l'anima, non hai strumenti di protezione.

Riguardo al tipo di messaggio più comunemente diffuso, di solito il testo comincia con un invito a seguire la strada indicata da Dio, se ancora non lo si è fatto; segue una breve preghiera, in cui si chiede al Signore di toglierci di dosso il peccato e di renderci liberi.


E a rendere così rilevante, così diffuso il fenomeno - come spiega Neil Hammerton, direttore della società di sicurezza informatica Email Systems - c'è il fatto che inondare gli utenti internet di una valanga di messaggi non è affatto difficile: anzi, è poco costoso e tecnicamente semplice. Basta avere a disposizione una lista di indirizzi, comprare un programmino per l'inoltro automatico dei messaggi che costa meno di 50 euro, e il gioco è fatto: "Con una connessione a banda larga - racconta Hammerton - si possono mandare migliaia di e-mail in una sola notte".

Certo, quando parliamo di un fenomeno in crescita non dobbiamo comunque esagerare: messaggi di questo tipo rappresentano meno dell'1 per cento dell'intero ammontare di traffico postale indesiderato che viaggia attraverso la rete. A sorpresa, il settore numero uno, che da solo rappresenta il 48 per cento dello spam totale, è quello medico; seguono pornografia (15 per cento) e giochi e scommesse (11 per cento).

(fonte: repubblica.it)















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p2p devi morì??? MAI!!

 Agli artisti il P2P fa comodo

Icona Musicisti e cantautori, più volte tirati in ballo dalle major, in realtà sembrano tutt'altro che turbati dal file sharing. Anzi, la maggioranza considera Internet uno strumento insostituibile. Una verità scomoda?

Roma - Alle major potrebbe non piacere il risultato di una autorevole rilevazione secondo cui molti artisti americani vedono in Internet una grande opportunità e, pur condividendo le leggi sul copyright, non considerano il peer-to-peer come un problema reale.

 Su più di 3mila artisti intervistati da una importante società di analisi, due terzi ha infatti risposto che il file sharing minaccia poco o non minaccia affatto la propria attività. Questo uno dei risultati della rilevazione effettuata da Pew Internet & American Life Project che ha incrociato i dati di un sondaggio telefonico su persone che si definiscono artisti e i risultati di un questionario distribuito ad un campione dell'industria di settore (musicisti, cantautori, editori). Si tratta della prima analisi del genere mai condotta.

L'importanza dei risultati è data dal fatto che da sempre, fin dagli inizi della grande campagna legale contro i sistemi di file sharing, l'industria ha utilizzato anche in Italia i nomi di alcuni celebri artisti per cercare di scoraggiare l'uso dei sistemi di condivisione. Ma, a quanto pare, non tutti gli interessati sono allineati sulle posizioni più intransigenti. Anzi.

Pew ha intervistato tanto artisti di successo quanto musicisti che ancora devono riuscire a sfondare, ma tutti sono d'accordo su un punto: Internet mette loro a disposizione nuovi e formidabili strumenti per far conoscere la propria musica. "Usano Internet - spiega Pew nel rapporto - per migliorare i modi con cui realizzano, commercializzano e vendono le proprie opere creative. Usano Internet per trovare l'ispirazione, costruire un rapporto con i fan e gli altri artisti e per perseguire nuovi obiettivi commerciali".

Ma in molti ritengono comunque che copiare e condividere non sia corretto e che anzi queste debbano essere considerate attività illegali. "In generale - scrive Pew - affermano che Internet ha dato loro modo di guadagnare dal proprio lavoro, più di quanto non dicano che ha reso più difficile proteggere le proprie opere". "Si può dire - ha dichiarato il direttore del Pew, Lee Ranie - che la comunità degli artisti ha idee ed esperienze in merito assai più diversificate di quanto possano immaginare coloro che seguono il dibattito sul copyright che si fa a Washington ".

Di interesse anche la suddivisione nelle risposte date dagli "artisti pagati", ossia coloro che ottengono dei compensi dal proprio lavoro, rispetto a tutte le altre. Emerge infatti che solo il 30 per cento di chi già vive grazie ai propri lavori creativi ritiene il file sharing una minaccia. E metà di tutti gli artisti afferma invece che le leggi sul copyright tendono a tutelare gli intermediari assai più dei musicisti stessi.

Secondo Pew, la visione che gli artisti hanno del P2P riveste una particolare importanza in un momento nel quale l'industria della discografia, ma anche quella del cinema, ha portato alla massima espansione la propria azione legale contro gli utenti del P2P. Questi, peraltro, continuano ad affermarsi, così come aumenta la popolarità dei jukebox a pagamento.

Il rapporto del Pew è disponibile in formato pdf qui

(fonte: punto-informatico.it)














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