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sabato, gennaio 29, 2005

Arrivano le e-mail certificate


IL CONSIGLIO dei ministri ha dato l'ok definitivo alla posta elettronica certificata. Il provvedimento porta ora l'Italia tra i primi paesi al mondo a dare completa validità giuridica ai documenti trasmessi via e-mail che diventano così come una raccomandata con ricevuta di ritorno. Lo afferma il ministro per l'Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, annunciando la definitiva approvazione da parte del governo del provvedimento che «disciplina l'utilizzo della posta elettronica certificata non solo nei rapporti che cittadini ed imprese intrattengono con la Pubblica amministrazione, ma anche nelle relazioni tra uffici pubblici, come pure tra privati».
Il decreto, ricorda il Ministero in una nota, era stato licenziato dal Consiglio dei Ministri il 25 marzo scorso e, dopo essere passato al vaglio della Conferenza Unificata, Consiglio di Stato, Parlamento, Ministeri e Commissione ue, ha ultimato l'iter legislativo e con la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale diventa operativo a tutti gli effetti.
«Il provvedimento è un atto di modernità e siamo tra i primi Paesi al mondo ad aver varato una simile disposizione», ha detto Stanca.
«La posta elettronica certificata è una grossa innovazione perchè l'e-mail è sempre più diffusa: in Italia ogni giorno vengono spediti almeno 400 milioni di messaggi elettronici (ossia 146 miliardi l'anno), con la proiezione di oltre 500 milioni al giorno nel 2005», ha aggiunto il ministro.
Il decreto - rileva ancora il Ministero - certifica l'invio e la ricezione: ciò significa, per l'invio, che il mittente riceve dal proprio gestore di posta una ricevuta che costituisce prova legale dell'avvenuta spedizione del messaggio e dell'eventuale allegata documentazione. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il suo gestore di posta invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna, con l'indicazione di data ed orario, a prescindere dalla apertura del messaggio. Insieme alla ricevuta di consegna, inoltre, il gestore del destinatario può anche inviare al mittente la copia completa del testo del messaggio.

 (fonte : iltempo.it)

Postato da: niknet alle 15:46 | link | commenti |

domenica, gennaio 23, 2005

 Vediamo cosa batte sotto il sole in  casa google

Viaggio nella sede del motore di ricerca più famoso del mondo
dove hanno deciso di mettere in Rete tutti i libri esistenti
Nel "monastero" di Google
nuova biblioteca di Babele

Il catalogo incomincia dalla Bibbia di Gutenberg del 1455
"Vogliamo riempire i buchi e i vuoti della nostra storia"

I fondatori di Google
Sergey Brin e Larry Page
 
MOUNTAINVIEW (California) - Il villaggio della memoria totale con quel buffo nome da cartone animato, Google, è tutto di palazzetti bianchi, sparpagliati tra le ultime marcite della baia dove l'Oceano Pacifico muore. Così candido sullo sfondo della Sierra Nevada, nel suo color calce, ricorda quei paesi medioevali del nostro Mediterraneo che John Steinbeck immaginò trovandosi davanti a San Francisco e non solo nell'aspetto. Un dubbio di Medioevo venturo lo percorre davvero, nel silenzio da chiostro che lo avvolge, nella laboriosa e maniacale operosità dei tecno frati e delle cyber suore che lo popolano, ma soprattutto nell'impresa nella quale si sono buttati.
Niente altro che catalogare, ricomporre, riprodurre e salvare l'intera memoria dell'umanità contenuta in tutti i libri del mondo. I tecno monaci del nuovo ordine di San Google stanno in pratica tentando di ricomporre e ricostruire la Torre di Babele, sotto lo sguardo dello stesso Dio geloso che sbriciolò la prima.

Il villaggio si chiama ufficialmente "Googleplex", come lo hanno battezzato i nuovi "servi a manu", i nuovi amanuensi che aborriscono espressioni burocratico aziendali come sede centrale o quartier generale. Ma questo, qualunque sia il nome che si vuol dare alla rosa, è il quartier generale di quella società che uno studente americano e un immigrato russo crearono insieme sette anni orsono per rendere più razionale e facile con le loro formule alchemiche l'esplorazione di quella Babele, appunto, di quel caos primordiale chiamato Internet.

Qualche mese addietro, quando la sortita in Borsa della Google ha rovesciato un'inondazione di dollari, 60 miliardi, nella casse della società e nelle tasche dei fondatori e dei primi azionisti oltre i sogni più rosei, anziché correre a comperarsi Ferrari e Rolls, quadri impressionisti e ville in Sardegna, i nuovi ricchi con la vocazione (anche loro) del Bene hanno semplicemente deciso di investire miliardi, intelligenze, forze e tempo per catalogare e mettere a disposizione di tutti, ovunque, ogni pagina di ogni libro di ogni nazione di ogni lingua pubblicato da ogni editore in ogni tempo e in ogni luogo dal 1455, l'anno in cui Johann Gutenberg si cimentò con la Bibbia.
Nessun libro mai scritto e stampato, per quanto piccolo, insignificante, stupido, brutto, deve andare più perduto, perché ogni pagina è stata, e quindi è, una molecola del cervello collettivo dell'umanità.
Occorre essere molto giovani, molto ricchi, molto ambiziosi, molto Google, soltanto per concepire, non si dice realizzare, una impresa del genere.

"Effettivamente, neanche noi sappiamo quanto tempo occorrerà, forse anni, forse decenni, forse non lo finiremo mai, forse è addirittura impossibile. Che ne sappiamo, ci proviamo", civetta agitando le mani e sorridendo con i suoi begli occhi color grigio azzurro baltico Marissa, sangue finlandese-americano, una delle due badesse del progetto "biblioteca del mondo", due donne.

È probabile che menta, Marissa Mayer, perché anche lei, come tutti i giovanotti e le ragazze che si muovono in silenzio dentro il monastero di San Google, non sanno che cosa significhi fallire, non hanno mai battuto la testa contro il soffitto del cielo né subito la collera di questi dei dispettosi che hanno spazzato via con un gesto altri progetti e forato le infinite bolle della superbia umana, da Babele al Nasdaq.

Giovani certamente sono, con una scandalosa età media di 31 anni per i tremila impiegati. Sono carichi di lauree in "computer sciences", come Marissa, ottenuti nelle migliori università del pianeta, a cominciare da quella vicinissima Stanford, dove il russo Sergey Brin e l'americano Larry Page studiarono e si conobbero. Sono sfacciatamente e meritatamente ricchi, ora che la loro impresa fecondata inizialmente da una donazione di 10 mila dollari che i due non sapevano neppure dove depositare perché non avevano conti correnti bancari, è andata in Borsa dall'autunno 2004 e ha raggiunto un valore di capitale circolante superiore alla General Motors e la Ford. Messe insieme.

E Google, il nome creato giocando sul lemma "googol", una parola inesistente che il nipotino di un grande matematico americano, Edward Kasner, inventò quando il nonno gli chiese di battezzare il numero 10 alla 100esima potenza ("Uno" seguito da 100 zeri) ha la faccia e l'anima di tutto del mondo, indiani, pachistani, cinesi, arabi, europei biondi e bruni, russi, africani, bianchi, che vedo curvi a compitare stringhe di caratteri sulle loro tastiere mute davanti agli schermi, in uno stato di volontaria e autosufficiente clausura.

Nel parcheggio, tra le solite Volvo scalcagnate, le Toyota usate (ma anche fresche Bmw e Mercedes e Lexus) che segnano tutti i campus della California, sosta uno studio odontoiatrico ambulante, perché neppure carie e nevralgie distolgano tempo dalla missione, mentre terziari laici provvedono a lavare le macchine e una signora turca, proprio turca "native" specifica il manifesto, offre al personale femminile con qualche prurito "lezioni di danza del ventre".

Un mondo autosufficiente, appunto come un convento cistercense. Ora et labora. Et gioca, come vedo, salutandolo da lontano attraverso i vetri del suo piccolissimo e quindi snobissimo ufficio, proprio Sergey Brin, il fondatore. Telefona da una scrivania assediata da un numero assurdo di automobiline radiocomandate sparse sul pavimento in vari stadi di montaggio e smontaggio, con le loro budelline elettroniche sventrate. Il riposo dell'ingegnere.

Il grande progetto
Non sono stati i primi, né gli unici, ad avere avuto l'idea di riversare nei server, negli armadi elettronici, i libri nel progetto Google Print, come si chiama ufficialmente. Lo fanno già grandi biblioteche universitarie e lo fa la British Library, che ha messo proprio la Bibbia di Gutenberg, conservata nelle proprie teche, in Internet. Lo fanno siti commerciali come la libreria on line amazon. com, che permette la consultazione via computer di estratti dei libri che vende e lo fanno i napoletani dell'associazione Liber Liber che nel loro Progetto Manuzio, il grande tipografo di Velletri contemporaneo di Gutenberg, hanno in rete già centinaia di capolavori della pagina stampata, a disposizione gratuita di tutti.

Non sta dunque nell'idea di portare in Internet il sogno perduto della biblioteca di Alessandria, della biblioteca Marciana di Venezia, della mitica biblioteca di San Giovanni il Teologo a Patmos, del Beato Renano in Alsazia o delle università arabe dove Ibn Sina e Ibn Rushd, Avicenna e Averroè, studiavano e scrivevano, la mirabile insensatezza dei benedettini googoliani.

È nella scala del progetto, in quella presunzione di assoluto contenuta nella promessa di portare ogni libro mai stampato a portata di qualsiasi computer portatile con un collegamento alla rete. Hybris, superbia da Prometei, mi azzardo a dire e lo sguardo baltico di Marissa si ghiaccia: "Noi preferiamo chiamarlo il nostro progetto Luna, il nostro Moonshot, quello che John Kennedy propose nel 1961, senza avere i mezzi, i soldi, la tecnologia per realizzarlo. Si ricorda?". Mi ricordo, io ero già grande "Otto anni dopo, il 20 luglio del 1969, Armstrong mise il piede sulla Luna. Era hybris, superbia, anche quella di Kennedy?".

Ma la luna era un passetto da bebè rispetto a questo balzo. "Soltanto nella Bibioteca del Congresso a Washington ci sono 12 terabytes da registrare", 12 mila miliardi di caratteri in 28 milioni di libri. E pochi di meno a Manhattan, nella Public Library di New York, nella Harvard di Cambridge, Massachussets, a Oxford, nelle cinque grandi biblioteche già convertite al progetto Babele, un'enormità di pagine stampate che, dagli ideogrammi cinesi a Bejing ai kanji Giapponesi, al cirillico, all'arabo nessuno può neppure cominciare a quantificare.

I rivali, che hanno visto in neppure sette anni, dal 1998 quando la Google Inc fu creata, risucchiare l'80% di tutte le queries, le ricerche, provenienti dal mondo intero, dicono che questa volta Brin, Page, i loro piccoli wizards, i loro Henry Potter, si romperanno il nasino. Che non ce la faranno a completare questo stunt, questo numero e può darsi che gli invidiosi abbiano ragione e il progetto di ricomporre l'albero della conoscenza, sia la loro fine.

Ma la metafora della Luna li sorregge più di quanto le rovine della Torre o la cacciata dall'Eden li inquietino. È toccante scoprire che giovanotti neppure nati quando Eagle allunò nel mare della Tranquillità, ancora sentano il richiamo di quella chiamata alle armi senza guerre. Ma come farete a spremere e infiascare nei vostri server tutti i libri del mondo?

"Prima di tutto dobbiamo risolvere il problema del copyright, dei diritti degli autori e degli editori. Stiamo assumendo più avvocati che specialisti di informatica, per negoziare con le case editrici in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti. Poi dobbiamo affrontare la difficoltà maggiore, quella di sfogliare le pagine, una per una". Mi racconta che lei e Sergey Brin, uno dei due cofondatori che potrebbe, a 30 anni, incassare il suo primo miliardo di dollari (la domanda pubblica di vendita di azioni è già stata fatta alla Commissione di Borsa, come vuole la legge americana quando sono i grandi azionisti dirigenti a liquidare) e vivere in eterno senza riuscire a spenderli, dopo avere partorito insieme l'idea provarono a riversare un libro qualsiasi, comperato in libreria, di 300 pagine nel computer. "Facendo una pagina a testa, a mano, dalla copertina alla quarta di copertina, impiegammo quasi un'ora".

Dunque, calcolando a braccio, soltanto per smazzare i 28 milioni di libri raccolti alla Library of Congress di Washington, i due impiegherebbero almeno 28 milioni di ore, un milione e 166 mila giorni, tre millenni, secolo più secolo meno. No, così non poteva funzionare, a meno di impiegare milioni di amanuensi e poi nemmeno, perché errare è umano "e alla fine ci accorgemmo che nella scannerizzazione delle pagine, cioè nella trasposizione delle parole stampate in caratteri alfanumerici, c'era stato il 3% di errore, circa 10 pagine su 300 sbagliate. Inaccettabile".

Ci hanno provato coi robot. Si sono rivolti all'Università americana più avanzata nella ricerca robotica, la Carnegie-Mellon di Pittsburgh, perché gli progettassero un automa amanuense. Mi fanno vedere una specie di benedettino meccanico, un ragno capace di sfogliare le pagine, di leggerle e di pomparle poi dentro la memoria dei computer. "Non ci siamo ancora", ride Marissa "i robot usano ventose per girare le pagine, ma qualche volta la strappavano, non le voltavano per bene, lasciavano pieghe che interferivano con la lettura ottica. Non possiamo correre il rischio di strappare una pagina della Bibbia del 1455 e poi dire, ooops, sorry, adesso la incolliamo con lo scotch tape". No, effettivamente, alla British ci resterebbero male.

"Per i libri nuovi, in commercio, la soluzione è quella di strappare le pagine una per una, e passarle su un lettore piatto, tipo fotocopiatrice o fax, ma con i libri fuori stampa o addirittura antichi, non se ne parla. Anche se potessimo farlo, il costo di rimettere poi insieme le pagine e rilegare di nuovo il libro sarebbe proibitivo". Esattamente come nel 1961, quando Kennedy si buttò sulla Luna, c'è l'idea, ci sono i soldi, ma la tecnologia per realizzarla è ancora da inventare.

Forse per questo, tutto è ancora rigorosamente segreto. Marissa mi dice soltanto che "alcune nostre squadre stanno già lavorando in questo momento con biblioteche e bibliotecari, mentre gli avvocati trattano con gli editori per i diritti", una piaga, questa dei legali, che almeno agli architetti della Torre fu risparmiata. Ma non mi vuol dire esattamente dove.

Come tutti i grandi ordini religiosi, i grandi monasteri e Disneyworld, dove tutto sembra dolce e soffice in superficie, ma sotto il saio e sotto il pelouche ci sono segreti e sancta sanctorum, anche Google è un'armata soft, ma un'armata non di meno. Sa di essere impegnata in una guerra buona ("Non fate mai il Male" è il motto ultrabuonista dei fondatori, che precede persino George Bush) ma una guerra, contro avversari che ogni secondo di ogni giorno lavorano per portarle via i segreti del successo.

L'arma di dominio di massa è il numero delle richieste che 200 milioni di utenti di Internet presentano ogni giorno al sito di Google, con queries, domande che coprono l'universo delle curiosità lecite e illecite e, secondo i rating di NetMetrix, rappresentano il 70% del traffico mondiale. Avere nei propri cervelli elettronici l'intera memoria bibliografica del mondo promette nuovi e ancora più grandi maree di contatti, oltre a quelli che vedo scorrere incessantemente sui grandi monitor al plasma accesi ovunque dentro le palazzine bianche.

Depurate delle richieste oscene o delle domande di accesso alla galassia del porno Internet, passano sugli schermi richieste in ogni lingua, in cinese e in hindi, in russo, in spagnolo, in italiano. Dall'Italia, sanno tempestando Google con domande sulla storia, le dimensioni e le immagini del Partenone. C'è qualche scolaro disperato, o qualche genitore premuroso a Varese o a Messina, a Venezia o a Imperia, che sta sudando sangue su una ricerca.

Le domande del mondo
E proprio in quelle domande che corrono a cascata sugli schermi al plasma e divengono raggi luminosi che si sprigionano dal mappamondo virtuale che ruota su un altro monitor per indicare graficamente da dove vengano, e quante siano le queries, c'è la dolcezza di questa superbia. Spogliata di tutta la retorica spesso imbonitoria della New Economy, l'impresa dei trentenni di Google è il tributo finale del futuro al passato, la pace tra la memoria e la fantascienza.

Carta e silicio, rilegatori e programmatori, si riconciliano nella fatica di questa sfida. "Le racconterò come mi è venuta l'idea", si scioglie alla fine la signora del Baltico trapiantata sulla Baia di San Francisco. Un giorno, frugando nella classica soffitta, trovai un sussidiario di quinta elementare appartenuto a mio nonno, quando era bambino a Helsinki. Cominciai a leggerlo e poi a cercare gli altri volumi, dalla prima alla quarta, e non c'erano più, erano andati persi, o buttati via. Pensai a quanti bambini finlandesi erano cresciuti e si erano formati su quei sillabari e sussidiari, che erano entrati a far parte della loro memoria collettiva e quindi della storia di una nazione, di una cultura, del mondo e che erano andati perduti per sempre. C'era un buco, un vuoto, nella nostra storia. Ne parlai con Sergey Brin, uno degli inventori e fondatori - e anche lui, che era andato via dall'Unione Sovietica con la sua famiglia quando era ancora alle elementari aveva pensato le stesse cose".

Dunque ricordare tutto, per non ripetere niente, per non farsi ingannare da chi riempie le fosse delle amnesie con le nuove bugie. Già oggi, Google è diventato un verbo, "to google". Se qualcuno vi racconta qualcosa di sospetto, se un politico proclama qualche verità trombonesca, sulle tasse, sulla guerra, sulla storia, "google it", andate a verificare. In fondo, dietro le magie dei bit e dei byte, si sente una inespressa e inconfessabile intenzione politica, nel senso più alto della parola. La verità della memoria, che è l'antitesi di ogni ideologia. L'antidoto definitivo a ogni possibile censura, a ogni falò di libri, a ogni indice.

Nel Mein Kampf, Adolf Hitler scrive che "la capacità della masse di comprendere è molto limitata, ma la loro capacità di dimenticare è infinita". Se la pazzia di questi nuovi scalatori della Luna nel loro convento modernista alla fine dell'Oceano riuscirà, nessuno potrà più dire che "non sapeva".

Nella raccolta di ogni parola mai scritta, di ogni pensiero mai formulato, c'è la Bibbia dell'uomo, il nuovo peccato imperdonabile della libertà di conoscere. Potrà il Dio geloso di Babele permetterlo?

(fonte : repubblica.it)

Postato da: niknet alle 12:49 | link | commenti |

sabato, gennaio 22, 2005

Ed ora veniamo ad una notizia riguardante i domini .it

 I domini ''.it'' raggiungono quota 1 Milione

Il milionesimo sito internet con suffisso .it è andato ad uno studente di Caltanissetta

1 Milione, tanti sono da ieri i domini Internet ''.it''. L'Italia, avendo raggiunto il traguardo dell'attivazione del milionesimo dominio, si conferma la quarta realtà del panorama internet mondiale, almeno per quanto riguarda i domini geografici che identificano i singoli paesi.
In testa alla classifica c'è la Germania, saldamente al comando con le 8,2 milioni di registrazioni di domini ".de". Seguono l'Inghilterra ".uk" (3,7 milioni di indirizzi) e, al terzo posto, l'Olanda, con 1,3 milioni di suffissi ".nl" registrati.

Possessore del dominio ''.it'' n° 1.000.000 è un ragazzo siciliano, Luca Vullo, 25enne di Caltanissetta, studente del Dams di Bologna e aspirante regista cinematografico, che si è aggiudicato l'indirizzo ''www.lucavullo.it''.
L'annuncio è stato dato dal Cnr di Pisa, che dal '87 assegna gli indirizzi internet ".it". "La prima casa virtuale a sei zeri della rete italiana apparterrà dunque a un privato cittadino e non a un'azienda (nonostante le imprese rappresentino la fetta più grossa del mercato dei domini), testimonianza di come l'aspirazione a costruire un proprio sito internet non sia ormai più dettata solo da interessi economici e commerciali ma rappresenti, soprattutto per gli utenti più giovani, una vera e propria rivoluzione culturale", sottolinea il Cnr in un comunicato.

''Sono rimasto piacevolmente stupito: non capita tutti i giorni di essere il milionesimo e mi auguro che questo 'primato' mi porti fortuna''. E' stato questo il commento di Luca Vullo alla notizia che proprio il suo sito è il milionesimo dominio .it. Nello sterminato World Wide Web, in questa maniera il suo potrebbe avere un pizzico di insperata visibilità in più.
Diventato in pochi anni un imponente fenomeno di tendenza tra i giovani, soprattutto tra i giovani artisti ma non solo, aprire una propria casa virtuale è vissuto soprattutto come occasione per trovare nuovi contatti. ''E' una possibilità in più per aprire una finestra sul mondo virtuale, una forma di comunicazione immediata, rapida e potenzialmente a diffusione illimitata - dice lo studente siciliano - che è anche a portata di tasca per i giovani. Internet è nello spirito delle nuove generazioni''.

E che Internet sia ormai nel quotidiano di tutte le persone, e non soltanto una farlocca profezia degli anni addietro, lo dice la portata dei numeri. Un italiano su 60 apre un sito web, e in Italia sono circa 15mila le nuove registrazioni ogni mese.
"Numeri e cifre confermano lo stato di salute della rete italiana", ha dichiarato il professor Franco Denoth, direttore dell'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, responsabile del registro dei domini. "Da segnalare anche i primi effetti della liberalizzazione che il registro ha messo in atto dall'agosto scorso: oggi chiunque, privato cittadino, associazione o impresa, può registrare un numero illimitato di domini .it con il solo vincolo della maggiore età e della cittadinanza comunitaria".

(fonte:  guidasicilia.it)

Postato da: niknet alle 13:05 | link | commenti |

lunedì, gennaio 17, 2005

Truccare i cellulari è vietato?

Che me lo trucchi il cellulare?

di Luddist - Qualcuno ancora non sa che, anche da noi, è vietato fare ciò che si vuole di quanto si è acquistato, soprattutto di questi tempi e soprattutto quando si parla di telefonini e UMTS

Commenti - Roma - Gli schermini a colori che strizzano l'occhio dalle vetrine dei negozi italiani, quei cosini lampeggianti che trasformano un telefonino UMTS in una tentazione soverchiante… Son cose che istigano allo shopping... Soprattutto se, una volta acquistati, i nuovi cellulari si possono truccare.
Chi ha vissuto con la testa nella sabbia in questi mesi potrebbe non sapere che 3 vende cellulari UMTS a prezzi talmente bassi da provocare capogiri, cellulari che devono essere utilizzati soltanto con i servizi forniti da 3. Vietato dunque comprare il cellulare e sfruttare l'UMTS di un altro gestore.

D'altra parte 3 sa con chi ha a che fare, con italiani curiosi e creativi, e nei cellulari infila un software di blocco che aiuta gli acquirenti a non cadere in tentazione, impedendo tout-court l'uso dei telefonini con un altro operatore.

Tutto bene? Basta saperlo: chi compra un cellulare 3 a quel prezzo sa che queste sono le condizioni d'uso. Ma gli italiani di cui sopra sono, appunto, italiani. E non stupisce quindi che ad Udine tre smanettoni siano stati denunciati perché fornivano un servizio artigianale di "sblocco". In un'automobile il terzetto nel giro di 20 minuti, ad un prezzo di qualche decina d'euro, provvedeva a modificare i cellulari: li sbloccava consentendo agli utenti di usare l'UMTS di altri operatori. Una fila talmente lunga si snodava da quell'automobile che la polizia non ha avuto difficoltà ad individuarli e denunciarli.

Non sappiamo ancora cosa accadrà ai tre cracker telefonici, ideatori di un phreaking carbonaro ma mercenario, di certo sappiamo che 3 ormai da tempo cerca di perseguire chi trucca i cellulari propri e di altri.

Ed è giusto? Sì. Patti chiari, amicizia lunga. E su questo si potrebbe chiudere, se non fosse per quell'insopprimibile irritante senso di impotenza che mi coglie ogni volta che qualcuno viene perseguito per aver giochicchiato con una cosa che ha comprato. È come se la mia ragione sapesse che uno accetta la licenza d'uso e che si lega da solo le mani, ma il mio cuore mi spingesse a ritenere di mia proprietà quel che compro, al punto da poterne fare ciò che più mi piace. È un conflitto doloroso e insanabile. Spero di non incontrare mai uno smanettone che mi chieda un venti euro per la modifica. Potrei cascarci.

Luddist

(fonte: punto-informatico.it)

Postato da: niknet alle 14:54 | link | commenti |

venerdì, gennaio 14, 2005

 E finalmente Paypal arriva in Italia!!

Arriva il servizio dedicato a chi vuole vendere e acquistare online
senza il rischio di truffe. Ha già 56 milioni di clienti in 45 paesi
PayPal sbarca in Italia
Per pagare basta un'e-mail

 
MILANO - Volete vendere qualcosa su Internet ma avete paura di non essere pagati? Oppure volete comprare, ma non vi va di dare in giro il vostro numero di carta di credito? Da oggi basta avere un indirizzo e-mail per inviare o ricevere soldi online in tutta sicurezza: arriva anche in Italia PayPal, leader mondiale dei pagamenti online.

Il servizio PayPal si basa su infrastrutture finanziarie già esistenti (carte di credito e conti bancari) e consente ai privati di effettuare pagamenti via e-mail per gli acquisti fatti su siti di e-commerce. PayPal funziona un po' come un contocorrente bancario: ci si iscrive, si deposita una somma di denaro. Fatto questo, è possibile trasferire i soldi a altri iscritti. Le transazioni sono gestite direttamente da PayPal, quindi nessun utente conosce le informazioni finanziarie degli altri.

Fondato nel 1998, PayPal è disponibile in 45 paesi e ha oggi 56 milioni di conti attivi. E' possibile effettuare e ricevere pagamenti in sei valute diverse: euro, sterline, yen, dollari statunitensi, dollari canadesi e dollari australiani.

Ad ottobre del 2002, PayPal è stato acquistato da eBay, principale sito d'aste online, e i due servizi sono perfettamente integrati, in modo da semplificare il pagamento fra acquirenti e venditori della community di eBay.

"Con PayPal, gli utenti internet italiani scopriranno un servizio innovativo di pagamento online rapido, efficace e sicuro", afferma Giulio Montemagno, senior manager di PayPal Italia. "Oltre all'integrazione su eBay, PayPal contribuirà a sviluppare l'attività di commercio online delle piccole e medie imprese italiane".
Lanciato negli Stati Uniti nel 1998, PayPal era già presente in Gran Bretagna, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Francia.

Postato da: niknet alle 22:47 | link | commenti (1) |

lunedì, gennaio 10, 2005

Legge urbani, qualcosa cambierà?

Legge Urbani all'esame di Bruxelles
La normativa che ha messo in ridicolo le dichiarazioni di autorevoli esponenti del Governo italiano sarà passata al setaccio dalle autorità comunitarie


10/01/05 - News - Bruxelles - C'è entusiasmo nella nota con cui l'associazione NewGlobal ha annunciato l'interessamento della Commissione Europea per l'esposto contro la Legge Urbani che, come si ricorderà, l'associazione ha presentato lo scorso novembre a Bruxelles.

"La Commissione europea - si legge nella risposta alla denuncia di NewGlobal.it - è consapevole delle varie problematiche sorte in Italia in seguito all'adozione del Decreto Legge n. 72 del 22 marzo 2004 (Legge Urbani, ndr.)... I servizi della Commissione esamineranno la questione alla luce del diritto comunitario".

Per i numerosissimi oppositori di una legge che ha sollevato la perplessità, tra i tanti, anche di molti autorevoli giuristi, si riaprono dunque le speranze che la normativa che porta il nome del ministro dei Beni culturali possa essere finalmente bocciata. È ancora presto evidentemente per giudicare se si tratti di una luce in fondo al tunnel, ma è certo che appare qualcosa di assai più concreto delle modifiche al testo ripetutamente promesse da parte del Governo e della sua maggioranza.

Come si ricorderà, infatti, prima lo stesso Giuliano Urbani e poi il ministro all'Innovazione Lucio Stanca avevano promesso che le pesantissime sanzioni a carico degli utenti Internet previste dalla legge sarebbero state rimosse: Stanca prevedeva entro lo scorso novembre. Promesse che con il passare dei mesi non si sono concretizzate, dando lo spunto a reazioni ironiche come il concorso Grazie Urbani.

L'avvio dell'iter della denuncia alla Commissione Europea è in questo quadro, dunque, una notizia di sicuro interesse sebbene, come avverte la stessa associazione NewGlobal.it, si tratti "solo di un primo passo e per questo la nostra associazione mantiene alta la mobilitazione contro la legge Urbani e non rinuncia a intraprendere ogni iniziativa sarà ritenuta utile. Ci lascia in ogni caso ben sperare l'evidente consapevolezza a livello europeo della criticità del provvedimento fortemente voluto dal Ministro Urbani".

(fonte : punto-informatico.it)

 

Postato da: niknet alle 15:09 | link | commenti |

venerdì, gennaio 07, 2005

 Ed è con grande felicità che scrivo il mio primo post dal browser Mozilla Firefox (ce n'è voluto di tempo splinder è ^_^)

Microsoft regala anti-spyware? sembra proprio di si. il monopolista vuole proprio essere monopolista  a 360°

Presto in regalo anche un antivirus
Microsoft regala antispyware a utenti Windows
Il nuovo software scaricabile dal sito della casa di Redmond blocca i programmi volti ad identificare le attività di un pc
MILANO - Migliorare i propri sistemi operativi non serve a niente se i pc degli tutenti vengono infettati da un virus. E' questo il ragionamento che devono aver fatto i dirigenti di casa Microsoft, spingendoli per la prima volta nella loro storia ad offrire agli utenti Windows la possibilità di scaricare gratuitamente un programma antispyware.
Il nuovo software, che blocca i programmi che generano "pop-up" indesiderati e che registrano segretamente le attività di un utente di un computer, è basato su un programma della Giant Company Software, che Microsoft ha acquistato il mese scorso per una cifra imprecisata. L'AntiSpyware di Windows è disponibile per essere scaricato a questo indirizzo . Il maggiore produttore di computer del mondo ha anche detto che la settimana prossima comincerà ad offrire uno strumento che toglie i virus dai computer.

(fonte: corriere.it)


Postato da: niknet alle 19:35 | link | commenti |

giovedì, gennaio 06, 2005

Vi piace la disinformazione?

Bene, cliccando qua finirete in una sezione dedicata a questa branchia dell'informazione, molto interessante!

Visitate, visitate!

Postato da: niknet alle 19:50 | link | commenti |
link interessanti

E se i truffati fossero i truffatori?

Si chiama 419eater.com. Vi si prendono in giro gli autori
del Nigerian Scam, uno dei raggiri online più noti e pericolosi
Frodi via e-mail, un sito
per beffare i truffatori

 
LONDRA - La tradizione partenopea insegna che la migliore risposta al "pacco" (la frode, il raggiro) è il "contropacco", un piano ingegnoso per gabbare il truffatore. Forti di questa lezione, in Inghilterra hanno creato un sito per disarmare quello che è probabilmente il pacco più diffuso e pericoloso di internet: il cosiddetto "Nigerian Scam".

Il meccanismo della frode è semplice: la vittima riceve una e-mail nella quale un sedicente funzionario del governo nigeriano chiede un appoggio (un numero di conto corrente) per trasferire una grande somma di denaro. Se il "pollo" di turno abbocca, il truffatore trova mille scuse per spillargli quanti più soldi possibile. Un meccanismo perfettamente collaudato tanto da essere, in termini di fatturato, una delle principali industrie della Nigeria, e da essersi guadagnato un'intera sezione del codice penale nigeriano, la 419.

E 419eater si chiama un sito in cui un gruppo di buontemponi ha pensato di ripagare i truffatori nigeriani con la loro stessa moneta, o meglio, con la moneta dell'ironia. Fingendosi interessati all'offerta, chiedono all'autore dell'e-mail una prova della sua buona fede. Quello, pur di incassare i soldi, si ridicolizza in qualunque modo. Il sito 419eater.com trabocca di foto dei truffatori nigeriani nelle pose più ridicole. C'è chi, pur di conquistare la fiducia della presunta preda, ha accettato di aderire a sette che prevedevano di dipingersi il petto con strani simboli. Altri si sono fatti fotografare con una pagnotta in testa.

Le foto raccolte su 419eater.com sono talmente ridicole, le storie raccontate così incredibili, che si potrebbe pensare ad una bufala. Tanto più che le organizzazioni criminali che si nascondono dietro il Nigerian Scam sono formate da persone spietate, che non hanno esitato in passato ad uccidere le proprie vittime dopo averle spennate. "Secondo me questa gente cade nello stesso meccanismo che intrappola quelli che cascano nella loro truffa", spiega Mike, in arte Shiver Metimbers, il webmaster del sito. "La cupidigia annebbia il loro giudizio".

(fonte: repubblica.it)











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mercoledì, gennaio 05, 2005

Apriamo oggi con una colossale truffa eseguita sfruttando il circuito ebay!

Arrestati due romeni che avevano imitato il famoso sito di aste
Con finte e-mail erano riusciti a farsi spedire merce per milioni
Scoperta a Milano super truffa
con false ricevute di eBay

 
MILANO - Orologi di marca, palmari, computer e strumentazione hi-fi. Avevano fatto incetta di oggetti di ogni tipo per un valore di molti milioni di euro senza pagare una lira, ma alla fine sono stati scoperti e arrestati dai carabinieri di Milano. Autori della truffa, due cittadini romeni, un uomo e una donna, che grazie all'aiuto di un esperto informatico avevano creato un sito simile a eBay, trovato un modo per creare false ricevute di pagamento emesse dal famoso sito che organizza la compravendita online di qualsiasi tipo di merce. Alla truffa ovviamente eBay era completamente estranea.

Una volta recapitato al venditore il riscontro del pagamento, in realtà mai avvenuto, i due romeni si facevano spedire tramite corriere espresso gli articoli ordinati via web. I due truffatori sono stati bloccati proprio mentre ritiravano alcuni pacchi contenenti oggetti per 100 mila euro spediti da spagnoli, austriaci e tedeschi che avevano scelto il sito per vendere i loro oggetti usati.

A mettere in moto gli investigatori, che sono ancora alla caccia di complici dei due romeni, è stata una segnalazione sulla enorme quantità di pacchi che ogni giorno riceveva la stessa persona, Stefan Marian Geanovu, 31 anni. Il giro era talmente vasto che anche dopo l'arresto all'indirizzo continuano ad arrivare da tutta Europa pacchi contenenti merce acquistata con lo stesso sistema, merce che viene rispedita ai mittenti con una lettera di accompagnamento dei carabinieri.

Ebay Italia ha precisato che la sicurezza dei suoi utenti non è stata mai messa a rischio. "Chiediamo ai nostri clienti di attenersi alle regole con molta attenzione e di verificare la veridicità di certe e-mail".

(fonte: repubblica.it)











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sabato, gennaio 29, 2005

Arrivano le e-mail certificate


IL CONSIGLIO dei ministri ha dato l'ok definitivo alla posta elettronica certificata. Il provvedimento porta ora l'Italia tra i primi paesi al mondo a dare completa validità giuridica ai documenti trasmessi via e-mail che diventano così come una raccomandata con ricevuta di ritorno. Lo afferma il ministro per l'Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, annunciando la definitiva approvazione da parte del governo del provvedimento che «disciplina l'utilizzo della posta elettronica certificata non solo nei rapporti che cittadini ed imprese intrattengono con la Pubblica amministrazione, ma anche nelle relazioni tra uffici pubblici, come pure tra privati».
Il decreto, ricorda il Ministero in una nota, era stato licenziato dal Consiglio dei Ministri il 25 marzo scorso e, dopo essere passato al vaglio della Conferenza Unificata, Consiglio di Stato, Parlamento, Ministeri e Commissione ue, ha ultimato l'iter legislativo e con la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale diventa operativo a tutti gli effetti.
«Il provvedimento è un atto di modernità e siamo tra i primi Paesi al mondo ad aver varato una simile disposizione», ha detto Stanca.
«La posta elettronica certificata è una grossa innovazione perchè l'e-mail è sempre più diffusa: in Italia ogni giorno vengono spediti almeno 400 milioni di messaggi elettronici (ossia 146 miliardi l'anno), con la proiezione di oltre 500 milioni al giorno nel 2005», ha aggiunto il ministro.
Il decreto - rileva ancora il Ministero - certifica l'invio e la ricezione: ciò significa, per l'invio, che il mittente riceve dal proprio gestore di posta una ricevuta che costituisce prova legale dell'avvenuta spedizione del messaggio e dell'eventuale allegata documentazione. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il suo gestore di posta invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna, con l'indicazione di data ed orario, a prescindere dalla apertura del messaggio. Insieme alla ricevuta di consegna, inoltre, il gestore del destinatario può anche inviare al mittente la copia completa del testo del messaggio.

 (fonte : iltempo.it)

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domenica, gennaio 23, 2005

 Vediamo cosa batte sotto il sole in  casa google

Viaggio nella sede del motore di ricerca più famoso del mondo
dove hanno deciso di mettere in Rete tutti i libri esistenti
Nel "monastero" di Google
nuova biblioteca di Babele

Il catalogo incomincia dalla Bibbia di Gutenberg del 1455
"Vogliamo riempire i buchi e i vuoti della nostra storia"

I fondatori di Google
Sergey Brin e Larry Page
 
MOUNTAINVIEW (California) - Il villaggio della memoria totale con quel buffo nome da cartone animato, Google, è tutto di palazzetti bianchi, sparpagliati tra le ultime marcite della baia dove l'Oceano Pacifico muore. Così candido sullo sfondo della Sierra Nevada, nel suo color calce, ricorda quei paesi medioevali del nostro Mediterraneo che John Steinbeck immaginò trovandosi davanti a San Francisco e non solo nell'aspetto. Un dubbio di Medioevo venturo lo percorre davvero, nel silenzio da chiostro che lo avvolge, nella laboriosa e maniacale operosità dei tecno frati e delle cyber suore che lo popolano, ma soprattutto nell'impresa nella quale si sono buttati.
Niente altro che catalogare, ricomporre, riprodurre e salvare l'intera memoria dell'umanità contenuta in tutti i libri del mondo. I tecno monaci del nuovo ordine di San Google stanno in pratica tentando di ricomporre e ricostruire la Torre di Babele, sotto lo sguardo dello stesso Dio geloso che sbriciolò la prima.

Il villaggio si chiama ufficialmente "Googleplex", come lo hanno battezzato i nuovi "servi a manu", i nuovi amanuensi che aborriscono espressioni burocratico aziendali come sede centrale o quartier generale. Ma questo, qualunque sia il nome che si vuol dare alla rosa, è il quartier generale di quella società che uno studente americano e un immigrato russo crearono insieme sette anni orsono per rendere più razionale e facile con le loro formule alchemiche l'esplorazione di quella Babele, appunto, di quel caos primordiale chiamato Internet.

Qualche mese addietro, quando la sortita in Borsa della Google ha rovesciato un'inondazione di dollari, 60 miliardi, nella casse della società e nelle tasche dei fondatori e dei primi azionisti oltre i sogni più rosei, anziché correre a comperarsi Ferrari e Rolls, quadri impressionisti e ville in Sardegna, i nuovi ricchi con la vocazione (anche loro) del Bene hanno semplicemente deciso di investire miliardi, intelligenze, forze e tempo per catalogare e mettere a disposizione di tutti, ovunque, ogni pagina di ogni libro di ogni nazione di ogni lingua pubblicato da ogni editore in ogni tempo e in ogni luogo dal 1455, l'anno in cui Johann Gutenberg si cimentò con la Bibbia.
Nessun libro mai scritto e stampato, per quanto piccolo, insignificante, stupido, brutto, deve andare più perduto, perché ogni pagina è stata, e quindi è, una molecola del cervello collettivo dell'umanità.
Occorre essere molto giovani, molto ricchi, molto ambiziosi, molto Google, soltanto per concepire, non si dice realizzare, una impresa del genere.

"Effettivamente, neanche noi sappiamo quanto tempo occorrerà, forse anni, forse decenni, forse non lo finiremo mai, forse è addirittura impossibile. Che ne sappiamo, ci proviamo", civetta agitando le mani e sorridendo con i suoi begli occhi color grigio azzurro baltico Marissa, sangue finlandese-americano, una delle due badesse del progetto "biblioteca del mondo", due donne.

È probabile che menta, Marissa Mayer, perché anche lei, come tutti i giovanotti e le ragazze che si muovono in silenzio dentro il monastero di San Google, non sanno che cosa significhi fallire, non hanno mai battuto la testa contro il soffitto del cielo né subito la collera di questi dei dispettosi che hanno spazzato via con un gesto altri progetti e forato le infinite bolle della superbia umana, da Babele al Nasdaq.

Giovani certamente sono, con una scandalosa età media di 31 anni per i tremila impiegati. Sono carichi di lauree in "computer sciences", come Marissa, ottenuti nelle migliori università del pianeta, a cominciare da quella vicinissima Stanford, dove il russo Sergey Brin e l'americano Larry Page studiarono e si conobbero. Sono sfacciatamente e meritatamente ricchi, ora che la loro impresa fecondata inizialmente da una donazione di 10 mila dollari che i due non sapevano neppure dove depositare perché non avevano conti correnti bancari, è andata in Borsa dall'autunno 2004 e ha raggiunto un valore di capitale circolante superiore alla General Motors e la Ford. Messe insieme.

E Google, il nome creato giocando sul lemma "googol", una parola inesistente che il nipotino di un grande matematico americano, Edward Kasner, inventò quando il nonno gli chiese di battezzare il numero 10 alla 100esima potenza ("Uno" seguito da 100 zeri) ha la faccia e l'anima di tutto del mondo, indiani, pachistani, cinesi, arabi, europei biondi e bruni, russi, africani, bianchi, che vedo curvi a compitare stringhe di caratteri sulle loro tastiere mute davanti agli schermi, in uno stato di volontaria e autosufficiente clausura.

Nel parcheggio, tra le solite Volvo scalcagnate, le Toyota usate (ma anche fresche Bmw e Mercedes e Lexus) che segnano tutti i campus della California, sosta uno studio odontoiatrico ambulante, perché neppure carie e nevralgie distolgano tempo dalla missione, mentre terziari laici provvedono a lavare le macchine e una signora turca, proprio turca "native" specifica il manifesto, offre al personale femminile con qualche prurito "lezioni di danza del ventre".

Un mondo autosufficiente, appunto come un convento cistercense. Ora et labora. Et gioca, come vedo, salutandolo da lontano attraverso i vetri del suo piccolissimo e quindi snobissimo ufficio, proprio Sergey Brin, il fondatore. Telefona da una scrivania assediata da un numero assurdo di automobiline radiocomandate sparse sul pavimento in vari stadi di montaggio e smontaggio, con le loro budelline elettroniche sventrate. Il riposo dell'ingegnere.

Il grande progetto
Non sono stati i primi, né gli unici, ad avere avuto l'idea di riversare nei server, negli armadi elettronici, i libri nel progetto Google Print, come si chiama ufficialmente. Lo fanno già grandi biblioteche universitarie e lo fa la British Library, che ha messo proprio la Bibbia di Gutenberg, conservata nelle proprie teche, in Internet. Lo fanno siti commerciali come la libreria on line amazon. com, che permette la consultazione via computer di estratti dei libri che vende e lo fanno i napoletani dell'associazione Liber Liber che nel loro Progetto Manuzio, il grande tipografo di Velletri contemporaneo di Gutenberg, hanno in rete già centinaia di capolavori della pagina stampata, a disposizione gratuita di tutti.

Non sta dunque nell'idea di portare in Internet il sogno perduto della biblioteca di Alessandria, della biblioteca Marciana di Venezia, della mitica biblioteca di San Giovanni il Teologo a Patmos, del Beato Renano in Alsazia o delle università arabe dove Ibn Sina e Ibn Rushd, Avicenna e Averroè, studiavano e scrivevano, la mirabile insensatezza dei benedettini googoliani.

È nella scala del progetto, in quella presunzione di assoluto contenuta nella promessa di portare ogni libro mai stampato a portata di qualsiasi computer portatile con un collegamento alla rete. Hybris, superbia da Prometei, mi azzardo a dire e lo sguardo baltico di Marissa si ghiaccia: "Noi preferiamo chiamarlo il nostro progetto Luna, il nostro Moonshot, quello che John Kennedy propose nel 1961, senza avere i mezzi, i soldi, la tecnologia per realizzarlo. Si ricorda?". Mi ricordo, io ero già grande "Otto anni dopo, il 20 luglio del 1969, Armstrong mise il piede sulla Luna. Era hybris, superbia, anche quella di Kennedy?".

Ma la luna era un passetto da bebè rispetto a questo balzo. "Soltanto nella Bibioteca del Congresso a Washington ci sono 12 terabytes da registrare", 12 mila miliardi di caratteri in 28 milioni di libri. E pochi di meno a Manhattan, nella Public Library di New York, nella Harvard di Cambridge, Massachussets, a Oxford, nelle cinque grandi biblioteche già convertite al progetto Babele, un'enormità di pagine stampate che, dagli ideogrammi cinesi a Bejing ai kanji Giapponesi, al cirillico, all'arabo nessuno può neppure cominciare a quantificare.

I rivali, che hanno visto in neppure sette anni, dal 1998 quando la Google Inc fu creata, risucchiare l'80% di tutte le queries, le ricerche, provenienti dal mondo intero, dicono che questa volta Brin, Page, i loro piccoli wizards, i loro Henry Potter, si romperanno il nasino. Che non ce la faranno a completare questo stunt, questo numero e può darsi che gli invidiosi abbiano ragione e il progetto di ricomporre l'albero della conoscenza, sia la loro fine.

Ma la metafora della Luna li sorregge più di quanto le rovine della Torre o la cacciata dall'Eden li inquietino. È toccante scoprire che giovanotti neppure nati quando Eagle allunò nel mare della Tranquillità, ancora sentano il richiamo di quella chiamata alle armi senza guerre. Ma come farete a spremere e infiascare nei vostri server tutti i libri del mondo?

"Prima di tutto dobbiamo risolvere il problema del copyright, dei diritti degli autori e degli editori. Stiamo assumendo più avvocati che specialisti di informatica, per negoziare con le case editrici in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti. Poi dobbiamo affrontare la difficoltà maggiore, quella di sfogliare le pagine, una per una". Mi racconta che lei e Sergey Brin, uno dei due cofondatori che potrebbe, a 30 anni, incassare il suo primo miliardo di dollari (la domanda pubblica di vendita di azioni è già stata fatta alla Commissione di Borsa, come vuole la legge americana quando sono i grandi azionisti dirigenti a liquidare) e vivere in eterno senza riuscire a spenderli, dopo avere partorito insieme l'idea provarono a riversare un libro qualsiasi, comperato in libreria, di 300 pagine nel computer. "Facendo una pagina a testa, a mano, dalla copertina alla quarta di copertina, impiegammo quasi un'ora".

Dunque, calcolando a braccio, soltanto per smazzare i 28 milioni di libri raccolti alla Library of Congress di Washington, i due impiegherebbero almeno 28 milioni di ore, un milione e 166 mila giorni, tre millenni, secolo più secolo meno. No, così non poteva funzionare, a meno di impiegare milioni di amanuensi e poi nemmeno, perché errare è umano "e alla fine ci accorgemmo che nella scannerizzazione delle pagine, cioè nella trasposizione delle parole stampate in caratteri alfanumerici, c'era stato il 3% di errore, circa 10 pagine su 300 sbagliate. Inaccettabile".

Ci hanno provato coi robot. Si sono rivolti all'Università americana più avanzata nella ricerca robotica, la Carnegie-Mellon di Pittsburgh, perché gli progettassero un automa amanuense. Mi fanno vedere una specie di benedettino meccanico, un ragno capace di sfogliare le pagine, di leggerle e di pomparle poi dentro la memoria dei computer. "Non ci siamo ancora", ride Marissa "i robot usano ventose per girare le pagine, ma qualche volta la strappavano, non le voltavano per bene, lasciavano pieghe che interferivano con la lettura ottica. Non possiamo correre il rischio di strappare una pagina della Bibbia del 1455 e poi dire, ooops, sorry, adesso la incolliamo con lo scotch tape". No, effettivamente, alla British ci resterebbero male.

"Per i libri nuovi, in commercio, la soluzione è quella di strappare le pagine una per una, e passarle su un lettore piatto, tipo fotocopiatrice o fax, ma con i libri fuori stampa o addirittura antichi, non se ne parla. Anche se potessimo farlo, il costo di rimettere poi insieme le pagine e rilegare di nuovo il libro sarebbe proibitivo". Esattamente come nel 1961, quando Kennedy si buttò sulla Luna, c'è l'idea, ci sono i soldi, ma la tecnologia per realizzarla è ancora da inventare.

Forse per questo, tutto è ancora rigorosamente segreto. Marissa mi dice soltanto che "alcune nostre squadre stanno già lavorando in questo momento con biblioteche e bibliotecari, mentre gli avvocati trattano con gli editori per i diritti", una piaga, questa dei legali, che almeno agli architetti della Torre fu risparmiata. Ma non mi vuol dire esattamente dove.

Come tutti i grandi ordini religiosi, i grandi monasteri e Disneyworld, dove tutto sembra dolce e soffice in superficie, ma sotto il saio e sotto il pelouche ci sono segreti e sancta sanctorum, anche Google è un'armata soft, ma un'armata non di meno. Sa di essere impegnata in una guerra buona ("Non fate mai il Male" è il motto ultrabuonista dei fondatori, che precede persino George Bush) ma una guerra, contro avversari che ogni secondo di ogni giorno lavorano per portarle via i segreti del successo.

L'arma di dominio di massa è il numero delle richieste che 200 milioni di utenti di Internet presentano ogni giorno al sito di Google, con queries, domande che coprono l'universo delle curiosità lecite e illecite e, secondo i rating di NetMetrix, rappresentano il 70% del traffico mondiale. Avere nei propri cervelli elettronici l'intera memoria bibliografica del mondo promette nuovi e ancora più grandi maree di contatti, oltre a quelli che vedo scorrere incessantemente sui grandi monitor al plasma accesi ovunque dentro le palazzine bianche.

Depurate delle richieste oscene o delle domande di accesso alla galassia del porno Internet, passano sugli schermi richieste in ogni lingua, in cinese e in hindi, in russo, in spagnolo, in italiano. Dall'Italia, sanno tempestando Google con domande sulla storia, le dimensioni e le immagini del Partenone. C'è qualche scolaro disperato, o qualche genitore premuroso a Varese o a Messina, a Venezia o a Imperia, che sta sudando sangue su una ricerca.

Le domande del mondo
E proprio in quelle domande che corrono a cascata sugli schermi al plasma e divengono raggi luminosi che si sprigionano dal mappamondo virtuale che ruota su un altro monitor per indicare graficamente da dove vengano, e quante siano le queries, c'è la dolcezza di questa superbia. Spogliata di tutta la retorica spesso imbonitoria della New Economy, l'impresa dei trentenni di Google è il tributo finale del futuro al passato, la pace tra la memoria e la fantascienza.

Carta e silicio, rilegatori e programmatori, si riconciliano nella fatica di questa sfida. "Le racconterò come mi è venuta l'idea", si scioglie alla fine la signora del Baltico trapiantata sulla Baia di San Francisco. Un giorno, frugando nella classica soffitta, trovai un sussidiario di quinta elementare appartenuto a mio nonno, quando era bambino a Helsinki. Cominciai a leggerlo e poi a cercare gli altri volumi, dalla prima alla quarta, e non c'erano più, erano andati persi, o buttati via. Pensai a quanti bambini finlandesi erano cresciuti e si erano formati su quei sillabari e sussidiari, che erano entrati a far parte della loro memoria collettiva e quindi della storia di una nazione, di una cultura, del mondo e che erano andati perduti per sempre. C'era un buco, un vuoto, nella nostra storia. Ne parlai con Sergey Brin, uno degli inventori e fondatori - e anche lui, che era andato via dall'Unione Sovietica con la sua famiglia quando era ancora alle elementari aveva pensato le stesse cose".

Dunque ricordare tutto, per non ripetere niente, per non farsi ingannare da chi riempie le fosse delle amnesie con le nuove bugie. Già oggi, Google è diventato un verbo, "to google". Se qualcuno vi racconta qualcosa di sospetto, se un politico proclama qualche verità trombonesca, sulle tasse, sulla guerra, sulla storia, "google it", andate a verificare. In fondo, dietro le magie dei bit e dei byte, si sente una inespressa e inconfessabile intenzione politica, nel senso più alto della parola. La verità della memoria, che è l'antitesi di ogni ideologia. L'antidoto definitivo a ogni possibile censura, a ogni falò di libri, a ogni indice.

Nel Mein Kampf, Adolf Hitler scrive che "la capacità della masse di comprendere è molto limitata, ma la loro capacità di dimenticare è infinita". Se la pazzia di questi nuovi scalatori della Luna nel loro convento modernista alla fine dell'Oceano riuscirà, nessuno potrà più dire che "non sapeva".

Nella raccolta di ogni parola mai scritta, di ogni pensiero mai formulato, c'è la Bibbia dell'uomo, il nuovo peccato imperdonabile della libertà di conoscere. Potrà il Dio geloso di Babele permetterlo?

(fonte : repubblica.it)

Postato da: niknet a 12:49 | link | commenti |

sabato, gennaio 22, 2005

Ed ora veniamo ad una notizia riguardante i domini .it

 I domini ''.it'' raggiungono quota 1 Milione

Il milionesimo sito internet con suffisso .it è andato ad uno studente di Caltanissetta

1 Milione, tanti sono da ieri i domini Internet ''.it''. L'Italia, avendo raggiunto il traguardo dell'attivazione del milionesimo dominio, si conferma la quarta realtà del panorama internet mondiale, almeno per quanto riguarda i domini geografici che identificano i singoli paesi.
In testa alla classifica c'è la Germania, saldamente al comando con le 8,2 milioni di registrazioni di domini ".de". Seguono l'Inghilterra ".uk" (3,7 milioni di indirizzi) e, al terzo posto, l'Olanda, con 1,3 milioni di suffissi ".nl" registrati.

Possessore del dominio ''.it'' n° 1.000.000 è un ragazzo siciliano, Luca Vullo, 25enne di Caltanissetta, studente del Dams di Bologna e aspirante regista cinematografico, che si è aggiudicato l'indirizzo ''www.lucavullo.it''.
L'annuncio è stato dato dal Cnr di Pisa, che dal '87 assegna gli indirizzi internet ".it". "La prima casa virtuale a sei zeri della rete italiana apparterrà dunque a un privato cittadino e non a un'azienda (nonostante le imprese rappresentino la fetta più grossa del mercato dei domini), testimonianza di come l'aspirazione a costruire un proprio sito internet non sia ormai più dettata solo da interessi economici e commerciali ma rappresenti, soprattutto per gli utenti più giovani, una vera e propria rivoluzione culturale", sottolinea il Cnr in un comunicato.

''Sono rimasto piacevolmente stupito: non capita tutti i giorni di essere il milionesimo e mi auguro che questo 'primato' mi porti fortuna''. E' stato questo il commento di Luca Vullo alla notizia che proprio il suo sito è il milionesimo dominio .it. Nello sterminato World Wide Web, in questa maniera il suo potrebbe avere un pizzico di insperata visibilità in più.
Diventato in pochi anni un imponente fenomeno di tendenza tra i giovani, soprattutto tra i giovani artisti ma non solo, aprire una propria casa virtuale è vissuto soprattutto come occasione per trovare nuovi contatti. ''E' una possibilità in più per aprire una finestra sul mondo virtuale, una forma di comunicazione immediata, rapida e potenzialmente a diffusione illimitata - dice lo studente siciliano - che è anche a portata di tasca per i giovani. Internet è nello spirito delle nuove generazioni''.

E che Internet sia ormai nel quotidiano di tutte le persone, e non soltanto una farlocca profezia degli anni addietro, lo dice la portata dei numeri. Un italiano su 60 apre un sito web, e in Italia sono circa 15mila le nuove registrazioni ogni mese.
"Numeri e cifre confermano lo stato di salute della rete italiana", ha dichiarato il professor Franco Denoth, direttore dell'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, responsabile del registro dei domini. "Da segnalare anche i primi effetti della liberalizzazione che il registro ha messo in atto dall'agosto scorso: oggi chiunque, privato cittadino, associazione o impresa, può registrare un numero illimitato di domini .it con il solo vincolo della maggiore età e della cittadinanza comunitaria".

(fonte:  guidasicilia.it)

Postato da: niknet a 13:05 | link | commenti |

lunedì, gennaio 17, 2005

Truccare i cellulari è vietato?

Che me lo trucchi il cellulare?

di Luddist - Qualcuno ancora non sa che, anche da noi, è vietato fare ciò che si vuole di quanto si è acquistato, soprattutto di questi tempi e soprattutto quando si parla di telefonini e UMTS

Commenti - Roma - Gli schermini a colori che strizzano l'occhio dalle vetrine dei negozi italiani, quei cosini lampeggianti che trasformano un telefonino UMTS in una tentazione soverchiante… Son cose che istigano allo shopping... Soprattutto se, una volta acquistati, i nuovi cellulari si possono truccare.
Chi ha vissuto con la testa nella sabbia in questi mesi potrebbe non sapere che 3 vende cellulari UMTS a prezzi talmente bassi da provocare capogiri, cellulari che devono essere utilizzati soltanto con i servizi forniti da 3. Vietato dunque comprare il cellulare e sfruttare l'UMTS di un altro gestore.

D'altra parte 3 sa con chi ha a che fare, con italiani curiosi e creativi, e nei cellulari infila un software di blocco che aiuta gli acquirenti a non cadere in tentazione, impedendo tout-court l'uso dei telefonini con un altro operatore.

Tutto bene? Basta saperlo: chi compra un cellulare 3 a quel prezzo sa che queste sono le condizioni d'uso. Ma gli italiani di cui sopra sono, appunto, italiani. E non stupisce quindi che ad Udine tre smanettoni siano stati denunciati perché fornivano un servizio artigianale di "sblocco". In un'automobile il terzetto nel giro di 20 minuti, ad un prezzo di qualche decina d'euro, provvedeva a modificare i cellulari: li sbloccava consentendo agli utenti di usare l'UMTS di altri operatori. Una fila talmente lunga si snodava da quell'automobile che la polizia non ha avuto difficoltà ad individuarli e denunciarli.

Non sappiamo ancora cosa accadrà ai tre cracker telefonici, ideatori di un phreaking carbonaro ma mercenario, di certo sappiamo che 3 ormai da tempo cerca di perseguire chi trucca i cellulari propri e di altri.

Ed è giusto? Sì. Patti chiari, amicizia lunga. E su questo si potrebbe chiudere, se non fosse per quell'insopprimibile irritante senso di impotenza che mi coglie ogni volta che qualcuno viene perseguito per aver giochicchiato con una cosa che ha comprato. È come se la mia ragione sapesse che uno accetta la licenza d'uso e che si lega da solo le mani, ma il mio cuore mi spingesse a ritenere di mia proprietà quel che compro, al punto da poterne fare ciò che più mi piace. È un conflitto doloroso e insanabile. Spero di non incontrare mai uno smanettone che mi chieda un venti euro per la modifica. Potrei cascarci.

Luddist

(fonte: punto-informatico.it)

Postato da: niknet a 14:54 | link | commenti |

venerdì, gennaio 14, 2005

 E finalmente Paypal arriva in Italia!!

Arriva il servizio dedicato a chi vuole vendere e acquistare online
senza il rischio di truffe. Ha già 56 milioni di clienti in 45 paesi
PayPal sbarca in Italia
Per pagare basta un'e-mail

 
MILANO - Volete vendere qualcosa su Internet ma avete paura di non essere pagati? Oppure volete comprare, ma non vi va di dare in giro il vostro numero di carta di credito? Da oggi basta avere un indirizzo e-mail per inviare o ricevere soldi online in tutta sicurezza: arriva anche in Italia PayPal, leader mondiale dei pagamenti online.

Il servizio PayPal si basa su infrastrutture finanziarie già esistenti (carte di credito e conti bancari) e consente ai privati di effettuare pagamenti via e-mail per gli acquisti fatti su siti di e-commerce. PayPal funziona un po' come un contocorrente bancario: ci si iscrive, si deposita una somma di denaro. Fatto questo, è possibile trasferire i soldi a altri iscritti. Le transazioni sono gestite direttamente da PayPal, quindi nessun utente conosce le informazioni finanziarie degli altri.

Fondato nel 1998, PayPal è disponibile in 45 paesi e ha oggi 56 milioni di conti attivi. E' possibile effettuare e ricevere pagamenti in sei valute diverse: euro, sterline, yen, dollari statunitensi, dollari canadesi e dollari australiani.

Ad ottobre del 2002, PayPal è stato acquistato da eBay, principale sito d'aste online, e i due servizi sono perfettamente integrati, in modo da semplificare il pagamento fra acquirenti e venditori della community di eBay.

"Con PayPal, gli utenti internet italiani scopriranno un servizio innovativo di pagamento online rapido, efficace e sicuro", afferma Giulio Montemagno, senior manager di PayPal Italia. "Oltre all'integrazione su eBay, PayPal contribuirà a sviluppare l'attività di commercio online delle piccole e medie imprese italiane".
Lanciato negli Stati Uniti nel 1998, PayPal era già presente in Gran Bretagna, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Francia.

Postato da: niknet a 22:47 | link | commenti (1) |

lunedì, gennaio 10, 2005

Legge urbani, qualcosa cambierà?

Legge Urbani all'esame di Bruxelles
La normativa che ha messo in ridicolo le dichiarazioni di autorevoli esponenti del Governo italiano sarà passata al setaccio dalle autorità comunitarie


10/01/05 - News - Bruxelles - C'è entusiasmo nella nota con cui l'associazione NewGlobal ha annunciato l'interessamento della Commissione Europea per l'esposto contro la Legge Urbani che, come si ricorderà, l'associazione ha presentato lo scorso novembre a Bruxelles.

"La Commissione europea - si legge nella risposta alla denuncia di NewGlobal.it - è consapevole delle varie problematiche sorte in Italia in seguito all'adozione del Decreto Legge n. 72 del 22 marzo 2004 (Legge Urbani, ndr.)... I servizi della Commissione esamineranno la questione alla luce del diritto comunitario".

Per i numerosissimi oppositori di una legge che ha sollevato la perplessità, tra i tanti, anche di molti autorevoli giuristi, si riaprono dunque le speranze che la normativa che porta il nome del ministro dei Beni culturali possa essere finalmente bocciata. È ancora presto evidentemente per giudicare se si tratti di una luce in fondo al tunnel, ma è certo che appare qualcosa di assai più concreto delle modifiche al testo ripetutamente promesse da parte del Governo e della sua maggioranza.

Come si ricorderà, infatti, prima lo stesso Giuliano Urbani e poi il ministro all'Innovazione Lucio Stanca avevano promesso che le pesantissime sanzioni a carico degli utenti Internet previste dalla legge sarebbero state rimosse: Stanca prevedeva entro lo scorso novembre. Promesse che con il passare dei mesi non si sono concretizzate, dando lo spunto a reazioni ironiche come il concorso Grazie Urbani.

L'avvio dell'iter della denuncia alla Commissione Europea è in questo quadro, dunque, una notizia di sicuro interesse sebbene, come avverte la stessa associazione NewGlobal.it, si tratti "solo di un primo passo e per questo la nostra associazione mantiene alta la mobilitazione contro la legge Urbani e non rinuncia a intraprendere ogni iniziativa sarà ritenuta utile. Ci lascia in ogni caso ben sperare l'evidente consapevolezza a livello europeo della criticità del provvedimento fortemente voluto dal Ministro Urbani".

(fonte : punto-informatico.it)

 

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venerdì, gennaio 07, 2005

 Ed è con grande felicità che scrivo il mio primo post dal browser Mozilla Firefox (ce n'è voluto di tempo splinder è ^_^)

Microsoft regala anti-spyware? sembra proprio di si. il monopolista vuole proprio essere monopolista  a 360°

Presto in regalo anche un antivirus
Microsoft regala antispyware a utenti Windows
Il nuovo software scaricabile dal sito della casa di Redmond blocca i programmi volti ad identificare le attività di un pc
MILANO - Migliorare i propri sistemi operativi non serve a niente se i pc degli tutenti vengono infettati da un virus. E' questo il ragionamento che devono aver fatto i dirigenti di casa Microsoft, spingendoli per la prima volta nella loro storia ad offrire agli utenti Windows la possibilità di scaricare gratuitamente un programma antispyware.
Il nuovo software, che blocca i programmi che generano "pop-up" indesiderati e che registrano segretamente le attività di un utente di un computer, è basato su un programma della Giant Company Software, che Microsoft ha acquistato il mese scorso per una cifra imprecisata. L'AntiSpyware di Windows è disponibile per essere scaricato a questo indirizzo . Il maggiore produttore di computer del mondo ha anche detto che la settimana prossima comincerà ad offrire uno strumento che toglie i virus dai computer.

(fonte: corriere.it)


Postato da: niknet a 19:35 | link | commenti |

giovedì, gennaio 06, 2005

Vi piace la disinformazione?

Bene, cliccando qua finirete in una sezione dedicata a questa branchia dell'informazione, molto interessante!

Visitate, visitate!

Postato da: niknet a 19:50 | link | commenti |
link interessanti

E se i truffati fossero i truffatori?

Si chiama 419eater.com. Vi si prendono in giro gli autori
del Nigerian Scam, uno dei raggiri online più noti e pericolosi
Frodi via e-mail, un sito
per beffare i truffatori

 
LONDRA - La tradizione partenopea insegna che la migliore risposta al "pacco" (la frode, il raggiro) è il "contropacco", un piano ingegnoso per gabbare il truffatore. Forti di questa lezione, in Inghilterra hanno creato un sito per disarmare quello che è probabilmente il pacco più diffuso e pericoloso di internet: il cosiddetto "Nigerian Scam".

Il meccanismo della frode è semplice: la vittima riceve una e-mail nella quale un sedicente funzionario del governo nigeriano chiede un appoggio (un numero di conto corrente) per trasferire una grande somma di denaro. Se il "pollo" di turno abbocca, il truffatore trova mille scuse per spillargli quanti più soldi possibile. Un meccanismo perfettamente collaudato tanto da essere, in termini di fatturato, una delle principali industrie della Nigeria, e da essersi guadagnato un'intera sezione del codice penale nigeriano, la 419.

E 419eater si chiama un sito in cui un gruppo di buontemponi ha pensato di ripagare i truffatori nigeriani con la loro stessa moneta, o meglio, con la moneta dell'ironia. Fingendosi interessati all'offerta, chiedono all'autore dell'e-mail una prova della sua buona fede. Quello, pur di incassare i soldi, si ridicolizza in qualunque modo. Il sito 419eater.com trabocca di foto dei truffatori nigeriani nelle pose più ridicole. C'è chi, pur di conquistare la fiducia della presunta preda, ha accettato di aderire a sette che prevedevano di dipingersi il petto con strani simboli. Altri si sono fatti fotografare con una pagnotta in testa.

Le foto raccolte su 419eater.com sono talmente ridicole, le storie raccontate così incredibili, che si potrebbe pensare ad una bufala. Tanto più che le organizzazioni criminali che si nascondono dietro il Nigerian Scam sono formate da persone spietate, che non hanno esitato in passato ad uccidere le proprie vittime dopo averle spennate. "Secondo me questa gente cade nello stesso meccanismo che intrappola quelli che cascano nella loro truffa", spiega Mike, in arte Shiver Metimbers, il webmaster del sito. "La cupidigia annebbia il loro giudizio".

(fonte: repubblica.it)











Postato da: niknet a 13:53 | link | commenti |

mercoledì, gennaio 05, 2005

Apriamo oggi con una colossale truffa eseguita sfruttando il circuito ebay!

Arrestati due romeni che avevano imitato il famoso sito di aste
Con finte e-mail erano riusciti a farsi spedire merce per milioni
Scoperta a Milano super truffa
con false ricevute di eBay

 
MILANO - Orologi di marca, palmari, computer e strumentazione hi-fi. Avevano fatto incetta di oggetti di ogni tipo per un valore di molti milioni di euro senza pagare una lira, ma alla fine sono stati scoperti e arrestati dai carabinieri di Milano. Autori della truffa, due cittadini romeni, un uomo e una donna, che grazie all'aiuto di un esperto informatico avevano creato un sito simile a eBay, trovato un modo per creare false ricevute di pagamento emesse dal famoso sito che organizza la compravendita online di qualsiasi tipo di merce. Alla truffa ovviamente eBay era completamente estranea.

Una volta recapitato al venditore il riscontro del pagamento, in realtà mai avvenuto, i due romeni si facevano spedire tramite corriere espresso gli articoli ordinati via web. I due truffatori sono stati bloccati proprio mentre ritiravano alcuni pacchi contenenti oggetti per 100 mila euro spediti da spagnoli, austriaci e tedeschi che avevano scelto il sito per vendere i loro oggetti usati.

A mettere in moto gli investigatori, che sono ancora alla caccia di complici dei due romeni, è stata una segnalazione sulla enorme quantità di pacchi che ogni giorno riceveva la stessa persona, Stefan Marian Geanovu, 31 anni. Il giro era talmente vasto che anche dopo l'arresto all'indirizzo continuano ad arrivare da tutta Europa pacchi contenenti merce acquistata con lo stesso sistema, merce che viene rispedita ai mittenti con una lettera di accompagnamento dei carabinieri.

Ebay Italia ha precisato che la sicurezza dei suoi utenti non è stata mai messa a rischio. "Chiediamo ai nostri clienti di attenersi alle regole con molta attenzione e di verificare la veridicità di certe e-mail".

(fonte: repubblica.it)











Postato da: niknet a 20:53 | link | commenti |