Internet e Tecnologia

Portale con le notizie inerenti il mondo di Internet, delle nuove tecnologie e non solo

Archivio

oggi
febbraio 2006
gennaio 2006
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
dicembre 2003
aprile 2003
marzo 2003
gennaio 2003

Bottoni

Counter

visitato *loading* volte

Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile
 
martedì, giugno 28, 2005

Internet explorer 7: innovazione o nuova sfilza di bug?

Nuovi Screenshots per IE7

Bink.nu ha postato alcuni screenshots di Internet Explorer 7 in esecuzione su una versione di Longhorn, mostrati durante la conferenza Gnomedex svoltasi ieri a Seattle. I tre scatti mostrano le nuove funzionalità RSS previste in IE7.

Un esame delle tre foto rende l'dea del layout di base che vedremo nel prossimo browser Microsoft. Una tool di ricerca fa capolino nella parte alta destra della finestra di navigazione, richiamando alla mente quella che si può vedere usando Safari o Firefox.

Gli screenshots mostrano la funzionalità tabbed browsing purtroppo in esecuzione su singolo tab. Un pulsate dedicato alla sottoscrizione dei feeds RSS sembra inoltre essere stato integrato nella interfaccia utente.

IE7 è previsto al debutto in versione beta questa estate. Durante la conferenza Gnomedex 5.0 Microsoft ha rivelato i dettagli sui suoi progetti di integrazione dello standard di web publishing Really Simple Syndication (RSS) nel prossimo Windows Longhorn.

(fonte: tweakness.net)

 

Postato da: niknet alle 14:43 | link | commenti (1) |

Google avanti tutta?

Il motore di ricerca lancia Video Viewer, piccola applicazione per vedere filmati
pubblicati online. Chiunque può distribuire i propri video, gratis o a pagamento

Ora Google sembra una tv
Ha anche un lettore video

ROMA - Google aggiunge una nuova arma al suo arsenale di strumenti multimediali: da oggi è possibile installare nel proprio computer il nuovo Google Video Viewer, una piccola applicazione che permette di vedere i filmati archiviati nel motore di ricerca. E' un altro passo, forse decisivo, nella trasformazione del più famoso motore di ricerca in qualcosa di diverso: un'arena globale in grado di veicolare qualsiasi contenuto transiti per il web, indipendentemente dal suo formato.

Google Video Viewer è una diretta emanazione di Google Video, una sezione del motore di ricerca lanciata lo scorso gennaio che permette ai navigatori di cercare nei testi dei programmi andati in onda sulle principali tv statunitensi. Due mesi fa, Google aveva aggiunto la possibilità, per chiunque, di caricare video sui suoi server per distribuirli al pubblico, gratuitamente o dietro compenso.

Da oggi, facendo una ricerca per parole chiave su Google Video, accanto alle trasmissioni delle tv tradizionali (delle quali non sarà possibile vedere i filmati, ma solo leggere parziali trascrizioni testuali) appaiono anche i file inviati dagli utenti, riconoscibili perché accanto al titolo appare l'inconfondibile freccia, simbolo universale del comando "Play" sui videoregistratori.

Il fatto che questi video siano inviati a Google dai navigatori non deve trarre in inganno circa la loro qualità: "In questi mesi", ha dichiarato al sito SearchEngineWatch.com Peter Chane, capo di Google Video, "abbiamo ricevuto un mare di contenuti attraverso il programma di upload, e siamo rimasti sbalorditi dalla qualità del materiale". Accanto ai filmati prodotti in modo più o meno amatoriale, infatti, è già possibile trovare video forniti da siti professionali, oppure da organizzazioni no profit come Greenpeace.

Inoltre, il fatto che Google abbia previsto la possibilità di essere pagati per i filmati forniti attraverso il suo servizio fa presupporre che anche le tv tradizionali prendano in considerazione l'ipotesi di caricare i propri contenuti sui server del motore di ricerca. Senza considerare il fatto che, in controtendenza rispetto a quanto avveniva in passato, si va diffondendo sul web la tendenza a distribuire gratuitamente brevi brani di telegiornali e altri programmi: è di questa settimana la svolta di Cnn, convertitasi alla libera diffusione di alcuni filmati per i quali negli ultimi anni aveva richiesto ai suoi utenti un abbonamento.

Le prime indiscrezioni sulla prossima nascita di un lettore video marchiato Google erano state lanciate sul web questo finesettimana da John Battelle, blogger che gestisce un noto sito sui motori di ricerca.

Il Video Viewer di Google, indispensabile per visionare i filmati pubblicati dal motore di ricerca, è una piccola applicazione che pesa circa 1 MB (meno del contenuto di un vecchio floppy disk). Al momento, il programma è compatibile solo con Windows e sembra funzionare senza problemi con Internet Explorer. Google dichiara la compatibilità anche con Firefox, ma le nostre verifiche hanno evidenziato qualche problema con il browser della famiglia Mozilla.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet alle 09:11 | link | commenti (2) |

sabato, giugno 18, 2005

Siete dei clienti Mastercard?

Secondo il Financial Times è l'episodio più serio mai verificatosi
Pericolo violazione informazioni finanziarie e personali dei clienti
Mastercard, è allarme frode
40 milioni di carte a rischio

Polemica in America: pressioni sui legislatori per norme più rigide. A inizio giugno la Citybank aveva perso dati di 4 milioni di utenti



ROMA - Allarme frode per i possessori di carte di credito Mastercard. A lanciarlo, è stata la stessa società, la seconda al mondo nel settore delle carte di credito dopo la Visa: a causa di una falla nel sistema di sicurezza, più di 40 milioni di carte potrebbero essere state esposte a frode. Lo ha riferito il Financial Times spiegando che si tratta del caso più serio verificatosi fino ad ora, poiché potrebbero essere state violate informazioni finanziarie e personali protette dei clienti.

La stessa Mastercard ha dichiarato che circa 13,9 milioni delle carte a rischio erano carte identificate.

Il problema si sarebbe verificato il 22 maggio scorso in un'azienda dell'Arizona, CardSystem Solutions, che si occupa di transazioni informatiche per Mastercard. Sarebbe stata la stessa CardSystem - che ora, secondo il Ft, non vuole rilasciare alcun commento - a informare a suo tempo l'Fbi, che avrebbe suggerito di agire con discrezione e di non diffondere informazioni al pubblico.

I dati che potrebbero essere compromessi riguardano nomi e informazioni bancarie, ma non, ad esempio, i numeri della sicurezza sociale, una sorta di codice fiscale indispensabile a molte operazioni.

Ma sono sempre più numerosi i problemi rilevati nei sistemi di sicurezza. Poche settimane fa, un'altra grossa banca, la Wachowia, aveva messo in guardia i suoi clienti da un rischio analogo. E all'inizio di questo mese la Citibank aveva perso i dati di quasi 4 milioni di clienti che non erano stati criptati.

Intanto sul caso si scatena il dibattito in Congresso e nella Commissione Federale del Commercio americano, mentre aumentano le pressioni sui legislatori americani per una normativa più rigida.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet alle 16:20 | link | commenti |

Su Wikipedia l'energia degli italiani

Domani nasce l'associazione dei wikipediani nostrani, 12mila persone che contribuiscono a dar vita alla più grande enciclopedia open in continuo sviluppo. La sola versione italiana dispone già di 50mila voci

Mancano ormai poche ore a quella che si potrebbe definire una data storica, in cui vedrà la luce l'Associazione Wikimedia Italiana, un'organizzazione aperta che cercherà di dare ancora maggiore impulso al contributo italiano ad uno dei progetti più interessanti mai varati in internet: Wikipedia, l'ormai celeberrima enciclopedia fondata su una filosofia open, multilingue e portata avanti da migliaia di volontari in tutto il Mondo.

Domani, infatti, a Canino in provincia di Viterbo verrà firmato lo statuto dell'Associazione, che opererà a stretto contatto con la Wikimedia Foundation non solo per lo sviluppo di Wikipedia ma anche per quello dei sempre più numerosi progetti collegati. La tecnologia wiki, quella che garantisce non solo una produzione condivisa ma anche una partecipazione amplissima, consente infatti di ampliare enormemente l'orizzonte delle possibilità di realizzazione di strumenti innovativi di conoscenza.

Non si tratta di cosa da poco: i wikipediani italiani hanno ormai raggiunto quota 12mila e al loro contributo si deve il fatto che Wikipedia disponga ora di quasi 50mila voci nella sua versione italiana. Quasi mai i wikipediani si conoscono tra di loro, e questo a volte può essere uno svantaggio per un progetto aperto come l'enciclopedia, e per questo ogni tre mesi vengono organizzati incontri, ormai da un anno, anche in Italia. Si tratta di appuntamenti aperti a tutti e il prossimo si terrà dopodomani, sabato, a Valentano (qui tutti i particolari).

"Wikipedia - si legge in una nota - l'enciclopedia multilingue che tutti possono integrare e utilizzare, è online dal gennaio del 2001 e presenta articoli in più di 100 lingue; attualmente è l'enciclopedia "a contenuto libero" più grande del mondo e che cresce più velocemente. Ogni giorno vengono aggiunti a Wikipedia quasi 5.000 nuove voci, accompagnati da un numero dieci volte maggiore di interventi sugli articoli esistenti".

Altro dato di grande interesse il fatto che tutto venga pubblicato sotto la GNU Free Documentation License, ovvero la licenza GNU per la documentazione libera che garantisce unità di intenti tra i contributori.

Che Wikipedia sia in una fase di accelerazione lo dimostra anche il fatto che per il prossimo 4 agosto è stata indetta a Francoforte una tre giorni interamente dedicata all'enciclopedia più open della rete, un appuntamento che rappresenta la prima conferenza internazionale di Wikimedia. Non è un caso che l'evento sia stato denominato Wikimania 2005, descritto come "un'opportunità d'oro per incontrare e parlare con persone coinvolte in prima linea nelle comunità Wikimedia e nello sviluppo del software wiki".

A Francoforte, dunque, "ricercatori e oratori presenteranno studi ed esperimenti su Wikipedia ed altri progetti promossi dalla Wikimedia Foundation, sulla cultura e tecnologia wiki, e sul mondo della conoscenza libera. Il programma includerà una vasta gamma di presentazioni, workshop e tutorial, dedicati ai nuovi arrivati quanto ai "vecchi", per dare per la prima volta una panoramica dello stato della ricerca sui wiki e sui progetti per la conoscenza libera".

(fonte : punto-informatico.it)

Postato da: niknet alle 13:59 | link | commenti |

sabato, giugno 11, 2005

Mi scuso per l'off topic riguardo al tema del blog, ma vorrei fare un eccezione (per una volta).
l'11 e il 12 giugno andate a votare.









Postato da: niknet alle 13:19 | link | commenti |

venerdì, giugno 10, 2005

La tv è faziosa e non pluralista? Meno male che c'è internet!

Un'indagine di Swg su imprenditori, liberi professionisti
e manager italiani presentata in un convegno a Genova
I dirigenti promuovono Internet
"Le news sul web le più affidabili"

Bocciati giornali e Tv. "Ma i cronisti devono essere più chiari"


GENOVA - "Il modo migliore per informarsi? Internet, naturalmente". Almeno secondo l'opinione espressa in un sondaggio di Swg da dirigenti, imprenditori e liberi professionisti. Una fetta di classe dirigente italiana che giudica più credibili le notizie di sport, cultura e spettacolo e che vorrebbe dai giornalisti maggiore chiarezza e trasparenza.

Una ricerca su tutta Italia.
L'indagine commissionata dalla società di comunicazione "Chiappe-Revello", in occasione del suo ventesimo compleanno, è stata presentata in un dibattito su "L'etica nella comunicazione e nell'informazione". Un convegno a cui partecipano comunicatori, giornalisti e ricercatori universitari.

"Abbiamo interpellato un campione di classe dirigente distribuito su tutta Italia. Un terzo sono manager, un terzo imprenditori, un terzo liberi professionisti. Una ricerca condotta online nel mese di maggio", dice Elena Santarelli, ricercatrice della Swg e responsabile dell'indagine insieme con Roberto Weber.

Internet più affidabile. Chiamati a esprimere un voto da uno a dieci su affidabilità e credibilità dei media italiani, l'informazione online è stata ritenuta la più affidabile (voto medio 6,2). Meno della sufficienza, invece, per la carta stampata (5,5), mentre la radio (voto 5,2) batte la televisione (voto 3,9). Insufficiente, dunque, (4,9) il voto sull'informazione italiana in generale.

Le notizie giudicate più credibili, indipendentemente dal mezzo, sono quelle di sport, cultura e spettacolo (voto medio 6,4 e 6,2). Quasi affidabili le notizie di scienza e tecnologie (5,9) e quelle di cronaca (5,8). Molto negativa, invece, la valutazione sulle news di politica interna (4,2) ed estera (4,4). Inaffidabile anche l'informazione economica e finanziaria (4,5).

Giornalisti più chiari e trasparenti. Se il giudizio sui mezzi d'informazione premia solo i giornali online, è invece positiva la valutazione sulla professionalità dei giornalisti italiani. La maggioranza la ritiene sufficiente o più che sufficiente. Anche se, aggiungono i dirigenti interpellati, i cronisti sono sempre più soggetti a pressioni e interessi esterni, soprattutto in campo economico e finanziario. Per i cronisti di politica, sia interna sia estera, è invece la linea editoriale della testata a condizionare di più la scelta delle notizie e il modo di scriverle.

Il messaggio della classe dirigente al mondo dell'informazione è una richiesta di "chiarezza, onestà e trasparenza". Dovere principale per i giornalisti, secondo gli intervistati, dovrebbe essere "mettere al primo posto il diritto a capire dei cittadini". I cronisti non dovrebbero mai "nascondere nulla di quello che sanno". E' inoltre largamente condivisa l'esigenza di maggiore trasparenza nel citare le fonti.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet alle 18:27 | link | commenti |

sabato, giugno 04, 2005

Dei domini per il porno?

Iniziativa dell'Icann, l'organizzazione che sovrintende ai suffissi della rete
Internet, in arrivo dominio .xxx per il porno
La decisione dovrebbe aiutare a filtrare più facilmente i contenuti vietati ai minori. Ma c'è chi è scettico e rivendica la libertà del web

Forse fra breve finiranno gli equivoci come quello di Whitehouse.com, il sito che per anni anni (fino al 2004) ha accolto con ragazze discinte migliaia di ignari navigatori in cerca della Casa Bianca. I siti porno avranno un loro dominio, a prova di imbarazzi, contraddistinto dal suffisso «.xxx». Una decisione che arriva dall'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'ente che sovraintende ai domini Internet: il «board», la dirigenza dell'associazione ha approvato un piano per creare un nuovo gruppo di indirizzi Internet.
Jenna Jameson, una delle pornostar americane più celebri al party di Hollywood per il suo compleanno (Reuters)
BUSINESS
- Così, accanto ai siti educativi (.edu), a quelli istituzionali (.gov), alle organizzazioni (.org) e ai siti commerciali (.com), anche il porno avrà una sua «regione» in rete. Un sistema che, in teoria, dovrebbe evitare ai bambini e, in generale, a chi vuole evitare i siti a luci rosse di finire in quartieri dell'Internet poco graditi. I siti porno generano al momento ben il 10% dell'intero traffico web mondiale, oltre a raggiungere il 25% delle ricerche effettuate sui motori di ricerca.
C'E' CHI DICE NO - L'uso del dominio .xxx permetterà ai software di filtrare agevolmente tutti i siti vietati ai minori. Anche se è difficile, anzi impossibile, pensare che chi ha lucrosi domini .com o .net li abbandoni per passare al nuovo .xxx. Ed è d'altronde impossibile pensare a una migrazione forzata, in un mondo per tradizione liberale come la rete. Un esperto del settore, Jonathan Robertson di NetNames, ricorda che in molti si erano opposti ai domini .xxx, «convinti che i nomi dei domini non debbano di per sé costituire un filtro sui contenuti» del web, considerato ancora uno dei (pochi) spazi di libertà veramente globale. Robertson considera che tutto sommato «si tratta di una soluzione piuttosto elegante, ma se siete il gestore di un sito porno di successo, non avrete voglia di cambiare indirizzo». Il prezzo previsto per un dominio .xxx sarà di circa 60 dollari. L'Icann aveva da poco dato il via libera a nuovi domini quali .travel, .jobs, .cat, .post e .mobi, con altri suffissi (come .asia, .mail e .tel) in lista d'attesa.
L'ITER - Ora la palla passa all'Icm Registry, una società britannica di gestione informatica (nessun legame con il cyberporno), che dovrà mettere a punti i dettagli tecnici della questione. Il dibattito sui domini .xxx sarà ancora al centro del dibattito dell'Icann, che si riunirà in assemblea dall'11 al 15 luglio a Lussemburgo.


(fonte: corriere.it)

Postato da: niknet alle 12:59 | link | commenti |

giovedì, giugno 02, 2005

Dove stiamo andando?

Digital right management, ovvero software per la gestione
informatica dei diritti d'autore. Le ultime mosse di Sony e Intel
Copyright, la rivoluzione Drm
pronta a cambiare il digitale

Comprare un album musicale, un film o un videogioco sta per diventare un'esperienza molto diversa da quella che è stata finora. Il tutto a causa di una piattaforma software che si sta diffondendo tra i produttori: i Drm (Digital right management). Significa pressappoco gestione (informatica) dei diritti d'uso del prodotto. È una novità che entrerà nella vita di ciascun utente; è già familiare a coloro che sono pratici di Internet e di nuove tecnologie, perché i Drm sono ormai usati di norma nei film, canzoni e videogiochi scaricabili dai portali degli operatori (in primis, Rosso Alice, di Telecom). Hanno due funzioni principali: ostacolano la pirateria e danno vita a forme alternative di uso dei contenuti. Non mi interessa conservare quel film per sempre? Bene, posso acquistarlo, a prezzo ridotto, in una versione dove i Drm mi permettono l'uso soltanto per un mese. Questo, in particolare, "è uno scenario futuro, ma diventerà presto attuale": parola di Fabrizio Albergati, direttore Windows Client presso Microsoft, azienda autrice del tipo di Drm che è adesso il più popolare al mondo.

Che i Drm siano pronti per fare il salto verso il pubblico di massa lo dimostrano anche due annunci dei giorni scorsi. Sony ha detto di avere già cominciato, da un paio di mesi, a usare i Drm sui Cd musicali (una decina di titoli, finora); Intel (il principale produttore di chip al mondo) ha annunciato che il nuovo processore per computer, il Pentium D, avrà un Drm integrato.

Insomma, in entrambi i casi significa che i Drm stanno prendendo il potere. I Drm, come poliziotti che hanno il compito di fare rispettare quanto scritto nella licenza d'uso del prodotto, sbarcano su Cd e stanno per insediarsi persino nel cuore del sistema: il processore, il motore del computer. Intel non ha voluto spiegare, ancora, come funzioneranno i propri Drm integrati; Sony ha invece detto che i Cd con Drm potranno essere copiati (da chi li acquista) un numero limitato di volte. Il Cd copiato non potrà essere copiato a sua volta: è "sterile", come ama definirlo Sony.


È la prima volta che una casa discografica usa i Drm. "Un'altra lo sta già facendo, in verità, ma lo comunicherà nelle prossime due settimane", anticipa a Repubblica.it Ted Schadler, analista di Forrester Research. "I nostri Drm sono già usati su alcuni film su Dvd speciali, ad alta definizione", dice Albergati. "Sono una decina di titoli, tra cui l'Esorcista e altri classici". Sono casi di avanguardia, nel mondo della musica e dei film, per ora. Ma è soltanto l'inizio.

Con la popolarità dei Drm toccherà convivere, nel futuro; e con le conseguenze, che sono soprattutto due. La prima e la più immediata è che "diventerà sempre più difficile piratare i Cd e i Dvd", dice Schadler. "I Drm agiscono a livello software, tramite criptazione. Finora, invece, comunemente sono stati usati sistemi e blocchi di tipo fisico per proteggere il prodotto". "Un fallimento", continua Schadler, "perché le protezioni fisiche possono essere aggirate con relativa facilità dai pirati, che quindi riescono alla fine a copiare il Cd". I Drm non possono essere aggirati? "Nessuno finora è mai riuscito a rompere quelli di Microsoft. Prima o poi lo faranno, è solo questione di tempo; ma il bello è che i Drm, in quanto protezioni software, se sono infrante possono essere riparate, perfezionate. Un pirata ha trovato il modo per infrangere i Drm di Apple, di recente. Bene, Apple li ha modificati e adesso i pirati sono al punto di partenza".

Questa prima conseguenza potrebbe ostacolare il peer to peer di file pirati e non farà piacere a qualcuno. Farà piacere invece agli utenti che acquistano i Cd e i Dvd, perché ne favorisce la copia per uso personale. I Drm sono intelligenti: come dimostra il caso di Sony, possono essere tali da permettere all'acquirente di copiare il Cd per sé, ma non al pirata di duplicarlo all'infinito.

Le protezioni di tipo fisico, invece, sono più ottuse: per bloccare la pirateria, tentano di impedire la copia tout court. Non riescono a distinguere tra copie buone (degli acquirenti) e cattive (del pirata). Quella personale è però un diritto del consumatore (gli serve per tutelarsi contro la perdita del Cd o Dvd originale), secondo le leggi italiane e di altri Paesi. "Si può dire, quindi, che le protezioni fisiche hanno finora danneggiato soltanto i semplici acquirenti e non i pirati, che un modo per aggirarle lo scoprono sempre", dice Albergati.

La seconda conseguenza, della futura popolarità dei Drm, si farà sentire più in là nel tempo.
"Ci sono alcuni film, album, videogiochi che non ci interessa conservare per sempre", spiega Albergati. "Magari ci basta vedere un certo film una volta sola o prevediamo che useremo un videogame per non più di un mese. Allora, perché non comprare una licenza d'uso limitata di quei prodotti, per risparmiare? Se invece vogliamo usarli senza limiti, ne compreremo la licenza completa, a prezzo pieno", spiega Albergati.
È lo scenario che si imporrà con la popolarità dei Drm: "diverse versioni per ciascun film, album, videogame, dotate di licenze differenti, in modo da venire incontro, di volta in volta, alle esigenze particolari di ciascun utente".

È quanto già avviene, in parte, con i file musicali distribuiti via Internet. Alcuni portali (come Msn, di Microsoft) permettono all'utente di acquistare anche un ascolto singolo di una canzone, a 1 cent; mentre costa 99 cent scaricare il file dotato di una licenza che permetta poi di portarlo su Cd.

La prossima fase sarà quindi di transizione, nella quale i Drm sbarcheranno a pieno titolo anche su Cd e Dvd. "Il futuro però è a favore dei file distribuiti su Internet; Cd e Dvd tenderanno a sparire", dice Albergati. Primo, perché distribuirli nei negozi è meno economico che inviare file agli utenti via Internet e "dopo tutto a loro interessa il contenuto, non il supporto usato". Secondo, perché è solo su file digitali che il massimo delle potenzialità e della flessibilità dei Drm si potrà esplicare.

(fonte : repubblica.it)

Postato da: niknet alle 15:26 | link | commenti |

Ecco chi darà le nuove regole alla Rete

di G. Mondi - Il 7 giugno gran consulto nazionale: politici e burocrati assieme per trovare il modo migliore per impedire che la rivoluzione digitale rivoluzioni anche lo status quo della proprietà intellettuale

Mancano pochi giorni ad una conferenza centrata nientemeno che sulla Proprietà intellettuale: si terrà il 7 giugno, non a caso "Giornata Mondiale della Proprietà intellettuale", ed è un evento che sarà bene tenere d'occhio.

Organizzato dal ministero dei Beni culturali, ossia dal neoministro Rocco Buttiglione, questo appuntamento appare decisivo per capire dove il Governo andrà a parare prima delle prossime politiche in materie centrali per lo sviluppo della rete come il diritto d'autore.

"Saranno analizzate - si legge in una nota di presentazione - le prospettive future della tutela della proprietà intellettuale, anche alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche che, pur costituendo un ulteriore e capillare strumento di diffusione della cultura, necessitano di essere regolamentate e disciplinate in modo da non pregiudicare la creatività". Se in queste parole del Ministero qualcuno trovasse somiglianza con parole provenienti da fonti corporate sappia che non si sbaglia.

Continua la nota: "Nel corso del convegno sarà presentata una specifica indagine sulla percezione che gli italiani hanno della contraffazione, sulla consapevolezza del danno che essa provoca allo Stato, ai privati e, di conseguenza, al mercato del lavoro. Il fenomeno, infatti, rappresenta oggi più che mai un pericolo trasversale al mercato, tanto da annullare, da un lato, i risultati della creatività delle opere dell'ingegno, e da danneggiare, dall'altro, la competitività reale del Paese".

Su questo già molto si è detto, mi limiterò a ricordare che un paese che oggi voglia essere competitivo deve riuscire a guardare più in là degli interessi consolidati: anziché difenderli ad oltranza, infatti, dovrebbe agevolare lo sviluppo di una reale competitività sui nuovi fronti del mercato. Arroccarsi nella difesa ad ogni costo di un vecchio modus operandi, ma anche di un approccio ormai superato, significa profondere tutte le proprie energie nell'accelerare pericolosamente nel più cieco dei vicoli, quello chiuso definitivamente dall'avvento della rivoluzione digitale. Ma non è questo ciò su cui volevo porre l'accento, quanto invece sui nomi

Chi si era stupito che la cosiddetta Comissione e-Content di Paolo Vigevano avesse fatto sapere di non aver avuto modo di ascoltare tutti, dove in quel "tutti" rientrano in particolare alcune delle più importanti realtà nate su e per la rete internet, ora avrà conferma di una discutibile miopia, discutibile perché evidentemente consapevole, che affligge chi risiede nella stanza dei bottoni italiota.

In un'intera giornata di lavori, realizzata "in collaborazione" - così recita il manifestino di presentazione - con entità quali Business Software Alliance o Federazione anti-pirateria audiovisiva, si alterneranno, oltre ai già citati Buttiglione e Vigevano, anche i vari Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e indimenticato sostenitoreMauro Masi, che già propose di imporre la presenza di un direttore responsabile per tutti i siti web. Più naturalmente, tra tutti questi nomi vi si trovano i ministri della Repubblica impegnati su vari fronti della questione: Stanca, Moratti e Landolfi, nonché i più autorevoli esponenti delle forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza).

Questo importante consesso, dunque, contribuirà notevolmente, almeno così sperano i promotori dell'evento, a disegnare la risposta italiana alla pirateria digitale, a detta dei promotori nemico numero uno della creatività. Leggendo e rileggendo questi nomi, però, è impossibile non chiedersi se accanto a tanti autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non sarebbe stato opportuno invitare anche chi della rete si occupa da lungo tempo, chi ne ha fatto esperienza di vita e di lavoro, chi l'ha resa strumento di nuova creatività, chi ne ha analizzato lo sviluppo ben prima che Governo e Parlamento si rendessero conto della portata di questa cosa tuttora poco nota al Legislatore dal nome "Internet". Ecco, tutti quei nomi, di onorevoli, boiardi di stato e illustri imprenditori non bastano a cancellare il timore che da un simile consesso possa uscire qualcosa di diverso che nuove brutture legislative e procedurali ai danni dello sviluppo della Rete. Speriamo di sbagliarci ma, dando un'occhiata alle attività normative di questi anni, aspettarsi il peggio è un'inevitabile ossessione. di coloro che interverranno. della legge sull'editoria, i segretari delle associazioni degli editori, di quelle dell'antipirateria e della SIAE, esponenti dell'industria come Umberto Paolucci, number two di Microsoft, piuttosto che Mario Ciaccia di Banca Intesa, insieme ad altri nomi di rilievo, come Mauro Masi, che già propose di imporre la presenza di un direttore responsabile per tutti i siti web. Più naturalmente, tra tutti questi nomi vi si trovano i ministri della Repubblica impegnati su vari fronti della questione: Stanca, Moratti e Landolfi, nonché i più autorevoli esponenti delle forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza).

Questo importante consesso, dunque, contribuirà notevolmente, almeno così sperano i promotori dell'evento, a disegnare la risposta italiana alla pirateria digitale, a detta dei promotori nemico numero uno della creatività. Leggendo e rileggendo questi nomi, però, è impossibile non chiedersi se accanto a tanti autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non sarebbe stato opportuno invitare anche chi della rete si occupa da lungo tempo, chi ne ha fatto esperienza di vita e di lavoro, chi l'ha resa strumento di nuova creatività, chi ne ha analizzato lo sviluppo ben prima che Governo e Parlamento si rendessero conto della portata di questa cosa tuttora poco nota al Legislatore dal nome "Internet". Ecco, tutti quei nomi, di onorevoli, boiardi di stato e illustri imprenditori non bastano a cancellare il timore che da un simile consesso possa uscire qualcosa di diverso che nuove brutture legislative e procedurali ai danni dello sviluppo della Rete. Speriamo di sbagliarci ma, dando un'occhiata alle attività normative di questi anni, aspettarsi il peggio è un'inevitabile ossessione.

(fonte : punto-informatico.it)

Postato da: niknet alle 12:37 | link | commenti |


**********************************************aggiornato ad agosto 2k5**************** Internet e Tecnologia

Internet e Tecnologia

Portale con le notizie inerenti il mondo di Internet, delle nuove tecnologie e non solo

Eccomi

Utente: niknet

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

Archivio

oggi
febbraio 2006
gennaio 2006
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
dicembre 2003
aprile 2003
marzo 2003
gennaio 2003

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

 
martedì, giugno 28, 2005

Internet explorer 7: innovazione o nuova sfilza di bug?

Nuovi Screenshots per IE7

Bink.nu ha postato alcuni screenshots di Internet Explorer 7 in esecuzione su una versione di Longhorn, mostrati durante la conferenza Gnomedex svoltasi ieri a Seattle. I tre scatti mostrano le nuove funzionalità RSS previste in IE7.

Un esame delle tre foto rende l'dea del layout di base che vedremo nel prossimo browser Microsoft. Una tool di ricerca fa capolino nella parte alta destra della finestra di navigazione, richiamando alla mente quella che si può vedere usando Safari o Firefox.

Gli screenshots mostrano la funzionalità tabbed browsing purtroppo in esecuzione su singolo tab. Un pulsate dedicato alla sottoscrizione dei feeds RSS sembra inoltre essere stato integrato nella interfaccia utente.

IE7 è previsto al debutto in versione beta questa estate. Durante la conferenza Gnomedex 5.0 Microsoft ha rivelato i dettagli sui suoi progetti di integrazione dello standard di web publishing Really Simple Syndication (RSS) nel prossimo Windows Longhorn.

(fonte: tweakness.net)

 

Postato da: niknet a 14:43 | link | commenti (1) |

Google avanti tutta?

Il motore di ricerca lancia Video Viewer, piccola applicazione per vedere filmati
pubblicati online. Chiunque può distribuire i propri video, gratis o a pagamento

Ora Google sembra una tv
Ha anche un lettore video

ROMA - Google aggiunge una nuova arma al suo arsenale di strumenti multimediali: da oggi è possibile installare nel proprio computer il nuovo Google Video Viewer, una piccola applicazione che permette di vedere i filmati archiviati nel motore di ricerca. E' un altro passo, forse decisivo, nella trasformazione del più famoso motore di ricerca in qualcosa di diverso: un'arena globale in grado di veicolare qualsiasi contenuto transiti per il web, indipendentemente dal suo formato.

Google Video Viewer è una diretta emanazione di Google Video, una sezione del motore di ricerca lanciata lo scorso gennaio che permette ai navigatori di cercare nei testi dei programmi andati in onda sulle principali tv statunitensi. Due mesi fa, Google aveva aggiunto la possibilità, per chiunque, di caricare video sui suoi server per distribuirli al pubblico, gratuitamente o dietro compenso.

Da oggi, facendo una ricerca per parole chiave su Google Video, accanto alle trasmissioni delle tv tradizionali (delle quali non sarà possibile vedere i filmati, ma solo leggere parziali trascrizioni testuali) appaiono anche i file inviati dagli utenti, riconoscibili perché accanto al titolo appare l'inconfondibile freccia, simbolo universale del comando "Play" sui videoregistratori.

Il fatto che questi video siano inviati a Google dai navigatori non deve trarre in inganno circa la loro qualità: "In questi mesi", ha dichiarato al sito SearchEngineWatch.com Peter Chane, capo di Google Video, "abbiamo ricevuto un mare di contenuti attraverso il programma di upload, e siamo rimasti sbalorditi dalla qualità del materiale". Accanto ai filmati prodotti in modo più o meno amatoriale, infatti, è già possibile trovare video forniti da siti professionali, oppure da organizzazioni no profit come Greenpeace.

Inoltre, il fatto che Google abbia previsto la possibilità di essere pagati per i filmati forniti attraverso il suo servizio fa presupporre che anche le tv tradizionali prendano in considerazione l'ipotesi di caricare i propri contenuti sui server del motore di ricerca. Senza considerare il fatto che, in controtendenza rispetto a quanto avveniva in passato, si va diffondendo sul web la tendenza a distribuire gratuitamente brevi brani di telegiornali e altri programmi: è di questa settimana la svolta di Cnn, convertitasi alla libera diffusione di alcuni filmati per i quali negli ultimi anni aveva richiesto ai suoi utenti un abbonamento.

Le prime indiscrezioni sulla prossima nascita di un lettore video marchiato Google erano state lanciate sul web questo finesettimana da John Battelle, blogger che gestisce un noto sito sui motori di ricerca.

Il Video Viewer di Google, indispensabile per visionare i filmati pubblicati dal motore di ricerca, è una piccola applicazione che pesa circa 1 MB (meno del contenuto di un vecchio floppy disk). Al momento, il programma è compatibile solo con Windows e sembra funzionare senza problemi con Internet Explorer. Google dichiara la compatibilità anche con Firefox, ma le nostre verifiche hanno evidenziato qualche problema con il browser della famiglia Mozilla.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet a 09:11 | link | commenti (2) |

sabato, giugno 18, 2005

Siete dei clienti Mastercard?

Secondo il Financial Times è l'episodio più serio mai verificatosi
Pericolo violazione informazioni finanziarie e personali dei clienti
Mastercard, è allarme frode
40 milioni di carte a rischio

Polemica in America: pressioni sui legislatori per norme più rigide. A inizio giugno la Citybank aveva perso dati di 4 milioni di utenti



ROMA - Allarme frode per i possessori di carte di credito Mastercard. A lanciarlo, è stata la stessa società, la seconda al mondo nel settore delle carte di credito dopo la Visa: a causa di una falla nel sistema di sicurezza, più di 40 milioni di carte potrebbero essere state esposte a frode. Lo ha riferito il Financial Times spiegando che si tratta del caso più serio verificatosi fino ad ora, poiché potrebbero essere state violate informazioni finanziarie e personali protette dei clienti.

La stessa Mastercard ha dichiarato che circa 13,9 milioni delle carte a rischio erano carte identificate.

Il problema si sarebbe verificato il 22 maggio scorso in un'azienda dell'Arizona, CardSystem Solutions, che si occupa di transazioni informatiche per Mastercard. Sarebbe stata la stessa CardSystem - che ora, secondo il Ft, non vuole rilasciare alcun commento - a informare a suo tempo l'Fbi, che avrebbe suggerito di agire con discrezione e di non diffondere informazioni al pubblico.

I dati che potrebbero essere compromessi riguardano nomi e informazioni bancarie, ma non, ad esempio, i numeri della sicurezza sociale, una sorta di codice fiscale indispensabile a molte operazioni.

Ma sono sempre più numerosi i problemi rilevati nei sistemi di sicurezza. Poche settimane fa, un'altra grossa banca, la Wachowia, aveva messo in guardia i suoi clienti da un rischio analogo. E all'inizio di questo mese la Citibank aveva perso i dati di quasi 4 milioni di clienti che non erano stati criptati.

Intanto sul caso si scatena il dibattito in Congresso e nella Commissione Federale del Commercio americano, mentre aumentano le pressioni sui legislatori americani per una normativa più rigida.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet a 16:20 | link | commenti |

Su Wikipedia l'energia degli italiani

Domani nasce l'associazione dei wikipediani nostrani, 12mila persone che contribuiscono a dar vita alla più grande enciclopedia open in continuo sviluppo. La sola versione italiana dispone già di 50mila voci

Mancano ormai poche ore a quella che si potrebbe definire una data storica, in cui vedrà la luce l'Associazione Wikimedia Italiana, un'organizzazione aperta che cercherà di dare ancora maggiore impulso al contributo italiano ad uno dei progetti più interessanti mai varati in internet: Wikipedia, l'ormai celeberrima enciclopedia fondata su una filosofia open, multilingue e portata avanti da migliaia di volontari in tutto il Mondo.

Domani, infatti, a Canino in provincia di Viterbo verrà firmato lo statuto dell'Associazione, che opererà a stretto contatto con la Wikimedia Foundation non solo per lo sviluppo di Wikipedia ma anche per quello dei sempre più numerosi progetti collegati. La tecnologia wiki, quella che garantisce non solo una produzione condivisa ma anche una partecipazione amplissima, consente infatti di ampliare enormemente l'orizzonte delle possibilità di realizzazione di strumenti innovativi di conoscenza.

Non si tratta di cosa da poco: i wikipediani italiani hanno ormai raggiunto quota 12mila e al loro contributo si deve il fatto che Wikipedia disponga ora di quasi 50mila voci nella sua versione italiana. Quasi mai i wikipediani si conoscono tra di loro, e questo a volte può essere uno svantaggio per un progetto aperto come l'enciclopedia, e per questo ogni tre mesi vengono organizzati incontri, ormai da un anno, anche in Italia. Si tratta di appuntamenti aperti a tutti e il prossimo si terrà dopodomani, sabato, a Valentano (qui tutti i particolari).

"Wikipedia - si legge in una nota - l'enciclopedia multilingue che tutti possono integrare e utilizzare, è online dal gennaio del 2001 e presenta articoli in più di 100 lingue; attualmente è l'enciclopedia "a contenuto libero" più grande del mondo e che cresce più velocemente. Ogni giorno vengono aggiunti a Wikipedia quasi 5.000 nuove voci, accompagnati da un numero dieci volte maggiore di interventi sugli articoli esistenti".

Altro dato di grande interesse il fatto che tutto venga pubblicato sotto la GNU Free Documentation License, ovvero la licenza GNU per la documentazione libera che garantisce unità di intenti tra i contributori.

Che Wikipedia sia in una fase di accelerazione lo dimostra anche il fatto che per il prossimo 4 agosto è stata indetta a Francoforte una tre giorni interamente dedicata all'enciclopedia più open della rete, un appuntamento che rappresenta la prima conferenza internazionale di Wikimedia. Non è un caso che l'evento sia stato denominato Wikimania 2005, descritto come "un'opportunità d'oro per incontrare e parlare con persone coinvolte in prima linea nelle comunità Wikimedia e nello sviluppo del software wiki".

A Francoforte, dunque, "ricercatori e oratori presenteranno studi ed esperimenti su Wikipedia ed altri progetti promossi dalla Wikimedia Foundation, sulla cultura e tecnologia wiki, e sul mondo della conoscenza libera. Il programma includerà una vasta gamma di presentazioni, workshop e tutorial, dedicati ai nuovi arrivati quanto ai "vecchi", per dare per la prima volta una panoramica dello stato della ricerca sui wiki e sui progetti per la conoscenza libera".

(fonte : punto-informatico.it)

Postato da: niknet a 13:59 | link | commenti |

sabato, giugno 11, 2005

Mi scuso per l'off topic riguardo al tema del blog, ma vorrei fare un eccezione (per una volta).
l'11 e il 12 giugno andate a votare.









Postato da: niknet a 13:19 | link | commenti |

venerdì, giugno 10, 2005

La tv è faziosa e non pluralista? Meno male che c'è internet!

Un'indagine di Swg su imprenditori, liberi professionisti
e manager italiani presentata in un convegno a Genova
I dirigenti promuovono Internet
"Le news sul web le più affidabili"

Bocciati giornali e Tv. "Ma i cronisti devono essere più chiari"


GENOVA - "Il modo migliore per informarsi? Internet, naturalmente". Almeno secondo l'opinione espressa in un sondaggio di Swg da dirigenti, imprenditori e liberi professionisti. Una fetta di classe dirigente italiana che giudica più credibili le notizie di sport, cultura e spettacolo e che vorrebbe dai giornalisti maggiore chiarezza e trasparenza.

Una ricerca su tutta Italia.
L'indagine commissionata dalla società di comunicazione "Chiappe-Revello", in occasione del suo ventesimo compleanno, è stata presentata in un dibattito su "L'etica nella comunicazione e nell'informazione". Un convegno a cui partecipano comunicatori, giornalisti e ricercatori universitari.

"Abbiamo interpellato un campione di classe dirigente distribuito su tutta Italia. Un terzo sono manager, un terzo imprenditori, un terzo liberi professionisti. Una ricerca condotta online nel mese di maggio", dice Elena Santarelli, ricercatrice della Swg e responsabile dell'indagine insieme con Roberto Weber.

Internet più affidabile. Chiamati a esprimere un voto da uno a dieci su affidabilità e credibilità dei media italiani, l'informazione online è stata ritenuta la più affidabile (voto medio 6,2). Meno della sufficienza, invece, per la carta stampata (5,5), mentre la radio (voto 5,2) batte la televisione (voto 3,9). Insufficiente, dunque, (4,9) il voto sull'informazione italiana in generale.

Le notizie giudicate più credibili, indipendentemente dal mezzo, sono quelle di sport, cultura e spettacolo (voto medio 6,4 e 6,2). Quasi affidabili le notizie di scienza e tecnologie (5,9) e quelle di cronaca (5,8). Molto negativa, invece, la valutazione sulle news di politica interna (4,2) ed estera (4,4). Inaffidabile anche l'informazione economica e finanziaria (4,5).

Giornalisti più chiari e trasparenti. Se il giudizio sui mezzi d'informazione premia solo i giornali online, è invece positiva la valutazione sulla professionalità dei giornalisti italiani. La maggioranza la ritiene sufficiente o più che sufficiente. Anche se, aggiungono i dirigenti interpellati, i cronisti sono sempre più soggetti a pressioni e interessi esterni, soprattutto in campo economico e finanziario. Per i cronisti di politica, sia interna sia estera, è invece la linea editoriale della testata a condizionare di più la scelta delle notizie e il modo di scriverle.

Il messaggio della classe dirigente al mondo dell'informazione è una richiesta di "chiarezza, onestà e trasparenza". Dovere principale per i giornalisti, secondo gli intervistati, dovrebbe essere "mettere al primo posto il diritto a capire dei cittadini". I cronisti non dovrebbero mai "nascondere nulla di quello che sanno". E' inoltre largamente condivisa l'esigenza di maggiore trasparenza nel citare le fonti.

(fonte: repubblica.it)

Postato da: niknet a 18:27 | link | commenti |

sabato, giugno 04, 2005

Dei domini per il porno?

Iniziativa dell'Icann, l'organizzazione che sovrintende ai suffissi della rete
Internet, in arrivo dominio .xxx per il porno
La decisione dovrebbe aiutare a filtrare più facilmente i contenuti vietati ai minori. Ma c'è chi è scettico e rivendica la libertà del web

Forse fra breve finiranno gli equivoci come quello di Whitehouse.com, il sito che per anni anni (fino al 2004) ha accolto con ragazze discinte migliaia di ignari navigatori in cerca della Casa Bianca. I siti porno avranno un loro dominio, a prova di imbarazzi, contraddistinto dal suffisso «.xxx». Una decisione che arriva dall'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'ente che sovraintende ai domini Internet: il «board», la dirigenza dell'associazione ha approvato un piano per creare un nuovo gruppo di indirizzi Internet.
Jenna Jameson, una delle pornostar americane più celebri al party di Hollywood per il suo compleanno (Reuters)
BUSINESS
- Così, accanto ai siti educativi (.edu), a quelli istituzionali (.gov), alle organizzazioni (.org) e ai siti commerciali (.com), anche il porno avrà una sua «regione» in rete. Un sistema che, in teoria, dovrebbe evitare ai bambini e, in generale, a chi vuole evitare i siti a luci rosse di finire in quartieri dell'Internet poco graditi. I siti porno generano al momento ben il 10% dell'intero traffico web mondiale, oltre a raggiungere il 25% delle ricerche effettuate sui motori di ricerca.
C'E' CHI DICE NO - L'uso del dominio .xxx permetterà ai software di filtrare agevolmente tutti i siti vietati ai minori. Anche se è difficile, anzi impossibile, pensare che chi ha lucrosi domini .com o .net li abbandoni per passare al nuovo .xxx. Ed è d'altronde impossibile pensare a una migrazione forzata, in un mondo per tradizione liberale come la rete. Un esperto del settore, Jonathan Robertson di NetNames, ricorda che in molti si erano opposti ai domini .xxx, «convinti che i nomi dei domini non debbano di per sé costituire un filtro sui contenuti» del web, considerato ancora uno dei (pochi) spazi di libertà veramente globale. Robertson considera che tutto sommato «si tratta di una soluzione piuttosto elegante, ma se siete il gestore di un sito porno di successo, non avrete voglia di cambiare indirizzo». Il prezzo previsto per un dominio .xxx sarà di circa 60 dollari. L'Icann aveva da poco dato il via libera a nuovi domini quali .travel, .jobs, .cat, .post e .mobi, con altri suffissi (come .asia, .mail e .tel) in lista d'attesa.
L'ITER - Ora la palla passa all'Icm Registry, una società britannica di gestione informatica (nessun legame con il cyberporno), che dovrà mettere a punti i dettagli tecnici della questione. Il dibattito sui domini .xxx sarà ancora al centro del dibattito dell'Icann, che si riunirà in assemblea dall'11 al 15 luglio a Lussemburgo.


(fonte: corriere.it)

Postato da: niknet a 12:59 | link | commenti |

giovedì, giugno 02, 2005

Dove stiamo andando?

Digital right management, ovvero software per la gestione
informatica dei diritti d'autore. Le ultime mosse di Sony e Intel
Copyright, la rivoluzione Drm
pronta a cambiare il digitale

Comprare un album musicale, un film o un videogioco sta per diventare un'esperienza molto diversa da quella che è stata finora. Il tutto a causa di una piattaforma software che si sta diffondendo tra i produttori: i Drm (Digital right management). Significa pressappoco gestione (informatica) dei diritti d'uso del prodotto. È una novità che entrerà nella vita di ciascun utente; è già familiare a coloro che sono pratici di Internet e di nuove tecnologie, perché i Drm sono ormai usati di norma nei film, canzoni e videogiochi scaricabili dai portali degli operatori (in primis, Rosso Alice, di Telecom). Hanno due funzioni principali: ostacolano la pirateria e danno vita a forme alternative di uso dei contenuti. Non mi interessa conservare quel film per sempre? Bene, posso acquistarlo, a prezzo ridotto, in una versione dove i Drm mi permettono l'uso soltanto per un mese. Questo, in particolare, "è uno scenario futuro, ma diventerà presto attuale": parola di Fabrizio Albergati, direttore Windows Client presso Microsoft, azienda autrice del tipo di Drm che è adesso il più popolare al mondo.

Che i Drm siano pronti per fare il salto verso il pubblico di massa lo dimostrano anche due annunci dei giorni scorsi. Sony ha detto di avere già cominciato, da un paio di mesi, a usare i Drm sui Cd musicali (una decina di titoli, finora); Intel (il principale produttore di chip al mondo) ha annunciato che il nuovo processore per computer, il Pentium D, avrà un Drm integrato.

Insomma, in entrambi i casi significa che i Drm stanno prendendo il potere. I Drm, come poliziotti che hanno il compito di fare rispettare quanto scritto nella licenza d'uso del prodotto, sbarcano su Cd e stanno per insediarsi persino nel cuore del sistema: il processore, il motore del computer. Intel non ha voluto spiegare, ancora, come funzioneranno i propri Drm integrati; Sony ha invece detto che i Cd con Drm potranno essere copiati (da chi li acquista) un numero limitato di volte. Il Cd copiato non potrà essere copiato a sua volta: è "sterile", come ama definirlo Sony.


È la prima volta che una casa discografica usa i Drm. "Un'altra lo sta già facendo, in verità, ma lo comunicherà nelle prossime due settimane", anticipa a Repubblica.it Ted Schadler, analista di Forrester Research. "I nostri Drm sono già usati su alcuni film su Dvd speciali, ad alta definizione", dice Albergati. "Sono una decina di titoli, tra cui l'Esorcista e altri classici". Sono casi di avanguardia, nel mondo della musica e dei film, per ora. Ma è soltanto l'inizio.

Con la popolarità dei Drm toccherà convivere, nel futuro; e con le conseguenze, che sono soprattutto due. La prima e la più immediata è che "diventerà sempre più difficile piratare i Cd e i Dvd", dice Schadler. "I Drm agiscono a livello software, tramite criptazione. Finora, invece, comunemente sono stati usati sistemi e blocchi di tipo fisico per proteggere il prodotto". "Un fallimento", continua Schadler, "perché le protezioni fisiche possono essere aggirate con relativa facilità dai pirati, che quindi riescono alla fine a copiare il Cd". I Drm non possono essere aggirati? "Nessuno finora è mai riuscito a rompere quelli di Microsoft. Prima o poi lo faranno, è solo questione di tempo; ma il bello è che i Drm, in quanto protezioni software, se sono infrante possono essere riparate, perfezionate. Un pirata ha trovato il modo per infrangere i Drm di Apple, di recente. Bene, Apple li ha modificati e adesso i pirati sono al punto di partenza".

Questa prima conseguenza potrebbe ostacolare il peer to peer di file pirati e non farà piacere a qualcuno. Farà piacere invece agli utenti che acquistano i Cd e i Dvd, perché ne favorisce la copia per uso personale. I Drm sono intelligenti: come dimostra il caso di Sony, possono essere tali da permettere all'acquirente di copiare il Cd per sé, ma non al pirata di duplicarlo all'infinito.

Le protezioni di tipo fisico, invece, sono più ottuse: per bloccare la pirateria, tentano di impedire la copia tout court. Non riescono a distinguere tra copie buone (degli acquirenti) e cattive (del pirata). Quella personale è però un diritto del consumatore (gli serve per tutelarsi contro la perdita del Cd o Dvd originale), secondo le leggi italiane e di altri Paesi. "Si può dire, quindi, che le protezioni fisiche hanno finora danneggiato soltanto i semplici acquirenti e non i pirati, che un modo per aggirarle lo scoprono sempre", dice Albergati.

La seconda conseguenza, della futura popolarità dei Drm, si farà sentire più in là nel tempo.
"Ci sono alcuni film, album, videogiochi che non ci interessa conservare per sempre", spiega Albergati. "Magari ci basta vedere un certo film una volta sola o prevediamo che useremo un videogame per non più di un mese. Allora, perché non comprare una licenza d'uso limitata di quei prodotti, per risparmiare? Se invece vogliamo usarli senza limiti, ne compreremo la licenza completa, a prezzo pieno", spiega Albergati.
È lo scenario che si imporrà con la popolarità dei Drm: "diverse versioni per ciascun film, album, videogame, dotate di licenze differenti, in modo da venire incontro, di volta in volta, alle esigenze particolari di ciascun utente".

È quanto già avviene, in parte, con i file musicali distribuiti via Internet. Alcuni portali (come Msn, di Microsoft) permettono all'utente di acquistare anche un ascolto singolo di una canzone, a 1 cent; mentre costa 99 cent scaricare il file dotato di una licenza che permetta poi di portarlo su Cd.

La prossima fase sarà quindi di transizione, nella quale i Drm sbarcheranno a pieno titolo anche su Cd e Dvd. "Il futuro però è a favore dei file distribuiti su Internet; Cd e Dvd tenderanno a sparire", dice Albergati. Primo, perché distribuirli nei negozi è meno economico che inviare file agli utenti via Internet e "dopo tutto a loro interessa il contenuto, non il supporto usato". Secondo, perché è solo su file digitali che il massimo delle potenzialità e della flessibilità dei Drm si potrà esplicare.

(fonte : repubblica.it)

Postato da: niknet a 15:26 | link | commenti |

Ecco chi darà le nuove regole alla Rete

di G. Mondi - Il 7 giugno gran consulto nazionale: politici e burocrati assieme per trovare il modo migliore per impedire che la rivoluzione digitale rivoluzioni anche lo status quo della proprietà intellettuale

Mancano pochi giorni ad una conferenza centrata nientemeno che sulla Proprietà intellettuale: si terrà il 7 giugno, non a caso "Giornata Mondiale della Proprietà intellettuale", ed è un evento che sarà bene tenere d'occhio.

Organizzato dal ministero dei Beni culturali, ossia dal neoministro Rocco Buttiglione, questo appuntamento appare decisivo per capire dove il Governo andrà a parare prima delle prossime politiche in materie centrali per lo sviluppo della rete come il diritto d'autore.

"Saranno analizzate - si legge in una nota di presentazione - le prospettive future della tutela della proprietà intellettuale, anche alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche che, pur costituendo un ulteriore e capillare strumento di diffusione della cultura, necessitano di essere regolamentate e disciplinate in modo da non pregiudicare la creatività". Se in queste parole del Ministero qualcuno trovasse somiglianza con parole provenienti da fonti corporate sappia che non si sbaglia.

Continua la nota: "Nel corso del convegno sarà presentata una specifica indagine sulla percezione che gli italiani hanno della contraffazione, sulla consapevolezza del danno che essa provoca allo Stato, ai privati e, di conseguenza, al mercato del lavoro. Il fenomeno, infatti, rappresenta oggi più che mai un pericolo trasversale al mercato, tanto da annullare, da un lato, i risultati della creatività delle opere dell'ingegno, e da danneggiare, dall'altro, la competitività reale del Paese".

Su questo già molto si è detto, mi limiterò a ricordare che un paese che oggi voglia essere competitivo deve riuscire a guardare più in là degli interessi consolidati: anziché difenderli ad oltranza, infatti, dovrebbe agevolare lo sviluppo di una reale competitività sui nuovi fronti del mercato. Arroccarsi nella difesa ad ogni costo di un vecchio modus operandi, ma anche di un approccio ormai superato, significa profondere tutte le proprie energie nell'accelerare pericolosamente nel più cieco dei vicoli, quello chiuso definitivamente dall'avvento della rivoluzione digitale. Ma non è questo ciò su cui volevo porre l'accento, quanto invece sui nomi

Chi si era stupito che la cosiddetta Comissione e-Content di Paolo Vigevano avesse fatto sapere di non aver avuto modo di ascoltare tutti, dove in quel "tutti" rientrano in particolare alcune delle più importanti realtà nate su e per la rete internet, ora avrà conferma di una discutibile miopia, discutibile perché evidentemente consapevole, che affligge chi risiede nella stanza dei bottoni italiota.

In un'intera giornata di lavori, realizzata "in collaborazione" - così recita il manifestino di presentazione - con entità quali Business Software Alliance o Federazione anti-pirateria audiovisiva, si alterneranno, oltre ai già citati Buttiglione e Vigevano, anche i vari Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e indimenticato sostenitoreMauro Masi, che già propose di imporre la presenza di un direttore responsabile per tutti i siti web. Più naturalmente, tra tutti questi nomi vi si trovano i ministri della Repubblica impegnati su vari fronti della questione: Stanca, Moratti e Landolfi, nonché i più autorevoli esponenti delle forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza).

Questo importante consesso, dunque, contribuirà notevolmente, almeno così sperano i promotori dell'evento, a disegnare la risposta italiana alla pirateria digitale, a detta dei promotori nemico numero uno della creatività. Leggendo e rileggendo questi nomi, però, è impossibile non chiedersi se accanto a tanti autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non sarebbe stato opportuno invitare anche chi della rete si occupa da lungo tempo, chi ne ha fatto esperienza di vita e di lavoro, chi l'ha resa strumento di nuova creatività, chi ne ha analizzato lo sviluppo ben prima che Governo e Parlamento si rendessero conto della portata di questa cosa tuttora poco nota al Legislatore dal nome "Internet". Ecco, tutti quei nomi, di onorevoli, boiardi di stato e illustri imprenditori non bastano a cancellare il timore che da un simile consesso possa uscire qualcosa di diverso che nuove brutture legislative e procedurali ai danni dello sviluppo della Rete. Speriamo di sbagliarci ma, dando un'occhiata alle attività normative di questi anni, aspettarsi il peggio è un'inevitabile ossessione. di coloro che interverranno. della legge sull'editoria, i segretari delle associazioni degli editori, di quelle dell'antipirateria e della SIAE, esponenti dell'industria come Umberto Paolucci, number two di Microsoft, piuttosto che Mario Ciaccia di Banca Intesa, insieme ad altri nomi di rilievo, come Mauro Masi, che già propose di imporre la presenza di un direttore responsabile per tutti i siti web. Più naturalmente, tra tutti questi nomi vi si trovano i ministri della Repubblica impegnati su vari fronti della questione: Stanca, Moratti e Landolfi, nonché i più autorevoli esponenti delle forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza).

Questo importante consesso, dunque, contribuirà notevolmente, almeno così sperano i promotori dell'evento, a disegnare la risposta italiana alla pirateria digitale, a detta dei promotori nemico numero uno della creatività. Leggendo e rileggendo questi nomi, però, è impossibile non chiedersi se accanto a tanti autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non sarebbe stato opportuno invitare anche chi della rete si occupa da lungo tempo, chi ne ha fatto esperienza di vita e di lavoro, chi l'ha resa strumento di nuova creatività, chi ne ha analizzato lo sviluppo ben prima che Governo e Parlamento si rendessero conto della portata di questa cosa tuttora poco nota al Legislatore dal nome "Internet". Ecco, tutti quei nomi, di onorevoli, boiardi di stato e illustri imprenditori non bastano a cancellare il timore che da un simile consesso possa uscire qualcosa di diverso che nuove brutture legislative e procedurali ai danni dello sviluppo della Rete. Speriamo di sbagliarci ma, dando un'occhiata alle attività normative di questi anni, aspettarsi il peggio è un'inevitabile ossessione.

(fonte : punto-informatico.it)

Postato da: niknet a 12:37 | link | commenti |