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A voler invadere troppo la privacy si finisce (giustamente), nei guai
Ed ora una notizia che sembrerà off-topic, ma non lo è!! Finalmente anche in Italia i Blog inziano ad avere una voce!! è bastato l'annuncio di Beppe Grillo di comprare una pagina del corriere della sera, facendo colletta con tutti i frequentatori del suo blog per far parlare i giornali di questa lodevole iniziativa
Beppe Grillo: compro una pagina del Corsera per dire a Fazio di andarsene
Beppe Grillo ne ha pensata un’altra delle sue. O meglio, a onor di cronaca, ha deciso di raccogliere un invito arrivato da numerosi lettori del suo blog. Il comico genovese informa che sta raccogliendo denaro per acquistare un’intera pagina del Corriere della Sera e pubblicare un appello al governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. L’invito è quello di «andarsene a casa».
Perché mai? Il testo è già stato reso noto e in sostanza ripercorre un mese di magheggi attribuiti al capo di Palazzo Koch, con l’intervento a favore della Banca di Lodi dell’amico Fiorani, in contrapposizione a quella olandese ABN Amro per la conquista di Antonveneta. Lo stesso sospetto di partigianeria aleggia su altre scalate, da quella dell’Unipol alla Bnl a quella dei “furbetti del quartierino” Ricucci & C. alla Rcs-Corriere della sera.
Ce n'è per tutti. Dalla maggioranza di governo che in larga parte difende il governatore all’opposizione che «balbetta», fino alla «lodevole eccezione» del presidente di Confindustria Luca di Motezemolo, che da Cortina alcuni giorni fa aveva auspicato le dimissioni di Fazio.
Poi riporta le dichiarazioni di intenti del premier Silvio Berlusconi, che sembrano più che altro una dichiarazione di guerra: a settembre presenterà una legge «scritta di mio pugno» per impedire le intercettazioni per i reati finanziari e mandare in galera i giornalisti che pubblicano quelle già fatte.
La conclusione quindi viene da se: Fazio «ha reso ridicola e inaffidabile l’Italia agli occhi del mondo» e per questo, nonostante dimostri di non avere nessuna intenzione di lasciare la sua poltrona, deve andarsene a casa. «Un uomo così mediocre non può e non deve più ricoprire un incarico così cruciale. La smetta di screditare, con la sua presenza alla Banca d’Italia, l’Italia e gli italiani».
(fonte : unita.it)
Non pensavo sarebbe mai accaduto....

La mia esperienza con il Windows Vista è terminata, ed ecco qua una galleria di screenshot creata dal sottoscritto
http://img380.imageshack.us/gal.php?g=internetexplorer75qn.png
Ciao e buona visione
Avete ricevuto strani sms dalla tim?? Ebbene si, non è una bufala!
Sto preparando uno speciale su microsoft windows vista.
Eccovi qua uno screenshot di anticipazione
http://img382.imageshack.us/img382/8180/risorsedelcomputer8gm.png
Oggi volevo segnalarvi un sito molto interessante per creare striscie fumettistiche
http://www.thirdframestudios.com/adgame/stripgen/
Per vedere un esempio potete vedere la mia striscia ^_^
http://www.thirdframestudios.com/adgame/stripgen/viewEng.php?id=19284
Problemi in casa Sony?

Molti dubbi e indecisioni in casa Sony riguardo al futuro di PlayStation 3. L'azienda giapponese non sarebbe infatti sicura di voler far uscire la prossima, potentissima (almeno sulla carta) console per videogiochi nel 2006, meditando uno slitamento della data di uscita per il 2007. La decisione potrebbe essere presa dopo aver verificato l'andamento delle vendite di Xbox 360, la console della concorrente Microsoft in uscita a novembre.
Nel frattampo, per contrastare le vendite di Xbox 360, si vocifera un abbassamento di presso di PlayStation 2, nella sua nuova forma "slim" che dovrebbe toccare i 99 dollari, rendendosi assolutamente appetibile per la stagione natalizia e, soprattiutto, permettendo a Sony di ricavare profitti anche dalla vendita delle console (ormai giunte a costi di produzione bassissimi).
Sony dovrebbe infatti evitare lo "scontro frontale"con Xbox 360 per non correre il richio di avere problemi di scorte nella produzione della nuova console, come è già successo in passato.
L'altra fonte di dubbio riguardo all'ultima nata in casa Sony non riguarda le vendite, ma un aspetto puramente tecnico e, contemporaneamente intrigante. Come sappiamo PlayStation 3 non sarà solo una macchina da gioco, ma permetterà di gestire una serie di contenuti digitali che spaziano dall'audio, al video, includendo fotografie e programmi così come li conosciamo su pc, grazie alla versatilità del processore Cell.
Voci insistenti riportano che Sony non abbia ancora deciso quale sarà il sistema operativo che risiederà all'interno della sua console ed è indecisa tra una distribuzione Linux e Mac OS X Tiger, il nuovissimo sistema operativo di Apple.
Bisognerà vedere se Steve Jobs darà in licenza la sua creatura a Sony, intanto la prospettiva di Mac OS X in soggiorno, su hardware Sony, risulta allettante quanto inconsueta.
(fonte: virgilio.it)
Convergerà tutto in un unico strumento? Diremo addio alle carte di credito?
Carta di credito nel telefonino
parte la nuova rivoluzione

E il 16 agosto è partito l'annuncio da Tokyo: DOCOMO si prepara ad integrare i servizi di telefonia e carta di credito "dentro" il telefono cellulare. In pratica la possibilità di effettuare un acquisto con carta: la transazione passa dal terminale del venditore a quello dell'utente, da quel cosaccio grigio al vostro cellularino in tasca. Il proprietario del telefono si porta dietro non più una carta, ma la propria utenza telefonica, che allo stesso tempo è il suo patrimonio e il suo mezzo di spesa e pagamento. Anche se decide di cambiare gestore. Cosa che in Italia è ormai uno sport, quasi un contromarketing alternativo e selvaggio praticato dagli utenti. Che il telefono mobile possa funzionare come una carta di credito è una notizia che può apparire ovvia ai nostri occhi italiani, saturi di cellulari. E invece è una piccola rivoluzione. Ma bisogna partire da un po' più indietro.
All'inizio del suo libro, diventato vangelo per i sociologi dell'umanità telematica (Smart Mobs, The Next Social Revolution, 2002), Howard Rheingold riferisce della sua "Epifania di Shibuya". Guardando la folla muoversi secondo uno schema ritmico, quasi musicale, nel punto di maggiore affollamento umano della capitale giapponese e di maggiore densità al mondo di telefoni cellulari (ma qualcuno ha mai portato Rheingold in visita in una città italiana con adolescenti?), lo studioso americano si convince che la "prossima cosa" della comunicazione umana passa attraverso quell'oggetto che sta nelle mani delle persone e che allo stesso tempo è un terminale per la voce, per la comunicazione scritta e una porta verso internet.
A occhi di lettori europei l'epifania è di impatto assai minore. La storia di questi ultimi anni ci dice che mentre i media parlavano di internet, la gente comprava il suo secondo e poi terzo cellulare, poi quello del figlio e poi il secondo per il figlio. Ma per un americano la rivelazione è forte. Perché alla pubblicistica americana non è ancora chiaro quale intensa, sconvolgente rivoluzione sia stata la telefonia cellulare nei paesi in cui questa ha incontrato la domanda di massa verso la comunicazione "uno a uno". Rivoluzionaria in quanto ovunque nello spazio e dovunque trasportabile, non perché tramite e mezzo per accedere a internet. E a un americano, per quanto democratico, di sinistra e relativista culturale come Rheingold, la sola via per riconoscere la realtà è vedere l'epifania del dato di fatto attraverso la sola cultura pari in tecnologia a quella di casa. Quella giapponese.
E in effetti la notizia data dal Wall Street Journal del 16 agosto conferma questa capacità dei visionari della DOCOMO, l'azienda che lanciato lo standard i-mode. La capacità di scattare per primi laddove gli altri progettano e si bloccano, lasciando ai concorrenti stranieri questa sensazione dolceamara di aver fatto passare l'attimo fuggente. Se state a sentire i concorrenti di DOCOMO, vi diranno che quelli non fanno niente di nuovo e di rivoluzionario, tutte cose cui loro hanno già pensato. Ma non è proprio così. L'azienda giapponese ha praticato - non progettato - l'uso del cellulare come mezzo di comunicazione e intrattenimento "on the move". Lo ha fatto prima degli altri, non si è limitata a lanciare servizi internet costosissimi ed erratici in quanto ad efficienza, come hanno fatto le aziende di telecomunicazione occidentali, di fatto marginalizzando e ritardando l'integrazione fra internet e la telefonia mobile. La radice di questo atteggiamento risiedendo nel terrore che la filosofia del "free", del gratuito, che imperversa nella rete, intaccasse come una ruggine assassina i margini di profitto delle Telco.
Quale sia il colpo al costume commerciale è del tutto evidente. Anche quale sia il rischio di chi dovesse ritrovarsi con il cellulare dato per sbaglio a un figlio in vacanza o a una fidanzata con una potenza di fuoco adeguata davanti alle vetrine di uno stilista. La bolletta, a sua volta pagabile sulla carta di credito "embedded" nel telefono, diventerebbe il mezzo di fatturazione di transazioni grandi e piccolissime, dall'acquisto di un orologio di marca a un francobollo o al parcheggio. Negli anni eroici della new economy, davanti al problema della microfatturazione e delle microtransazioni, sono andati ad infrangersi molti elegantissimi modelli di business. L'idea funzionava quasi sempre, ma semplicemente non c'era modo di portare a termine la transazione con il cliente. Non era possibile vendere.
Sono geni i giapponesi? No. Anzi, si sono decisi a questo passo perché per la prima volta la loro gallina dalle uova d'oro si è dimostrata in crisi, postando un risultato negativo nella prima metà dell'anno. Quel progetto e quelle idee li hanno avuti in molti ma solo loro sono partiti per primi, e questo nell'industria del "mondo piatto", come lo definisce Thomas Friedman nel suo omonimo saggio (The World is Flat, New York, 2005), rappresenta tutto ciò che serve. Vince non chi ha l'idea migliore, ma chi la fa scorrere per primo nelle vene della comunicazione, chi supera inghippi burocratici, ostacoli derivanti dalle legislazioni nazionali e remore aziendali. Tutte cose che da noi galoppano in modo trionfale. Le buone idee hanno la cattiva abitudine di venire a tutti, prima a poi. E' il più rapido nel "time to market" che vince.
(fonte: repubblica.it)